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[Lupi in Val d'Aosta]

 


(12.01.09) Anche in Val d'Aosta il lupo diventa un incubo per i pastori)

Sono stati indennizzati dal Parco del Gran Paradiso gli allevatori che avevano subito danni questa estate in Valsavaranche (86 pecore e 16 capre perse e l'abbandono di un alpeggio a metà stagione). Nel Parco del Gran Paradiso si è ormai insediato  un branco di 6 esemplari Il concetto è quello della "monetizzazione" del danno. Ma quando si deve abbandonare gli alpeggi perché infestati dai lupi c'è da chiedersi se sono sufficienti le misure di "protezione passiva" (reti elettriche, mastini maremmani, sorveglianza).  La Regione Valle d'Aosta sta mettendo a punto una normativa che dovrebbe assicurare ai pastori una forma di "assicurazione". Si sa gia, però, che tutto ciò comporterà l'obbligo della sorveglianza dei greggi, dell'uso delle recinzioni elettriche, dei cani.

Per i Verdi un giochetto. Loro non sanno cosa vuol dire gestire un gruppo di cani sufficientemente aggressivi da mettere in fuga I lupi e che, quando  non sono adeguatamente controllati, divengono a loro volta,  predatori spietati ed anche  un pericolo per i turisti. I Verdi non sanno che allestire le recinzioni elettriche in terreni in forte pendenza, duri e pietrosi diventa un supplizio. Non ci stanno a custodire il gregge al freddo sotto la pioggia.

Ovvio che, stante lo status di protezione assoluta di cui gode il lupo in Italia, una Regione non può far altro; può, pero, farsi promotrice di un allineamento della normativa a quello dei paesi vicini (Francia e Svizzera) che prevede forme di controllo del lupo (abbattimenti molto selettivi) in caso di danni gravi alla pastorizia. Quanto al Parco del Gran Paradiso - tanto per dare una idea del garantismo assoluto e paranoico nel riguardi del lupo -  ha chiesto l'autorizzazione a sparare pallottole di gomma come deterrente in caso di avvicinamento dei branchi ai villaggi (con l'orso si fa già, ma c'è da dire che per il plantigrado in caso di sfracelli e di pericolo per l'uomo è previsto - sia pure nel garantismo esasperato - l'abbattimento). Per il lupo no. E così sia sull'Appennino che sulle Alpi non sono stati pochi i casi di lupi abbattuti da bracconieri (si chiama metodo "all'italiana" o del "facciamo tutti finta di non aver visto e sentito niente").

Con queste premesse la condizione alle quali i pastori possono accettare una politica di "convivenza" è che il garantismo sia un po' meno a senso unico e che la si smetta di ritenere che le "difese passive" e la "monetizzazione dei danni" possano sempre e ovunque risolvere il problema della problematica compresenza di greggi e lupi.

Per poter avviare una discussione i pastori ritengono che debbano essere preliminarmente accettati i seguenti principi:

1) riconoscimento dell'esistenza di ambienti dove le misure di protezione "passiva" non possono  essere attuate a causa della morfologia dei versanti e dove il lupo deve "restare fuori";

2) laddove, nonostante le misure di "difesa passiva" i danni da predazione dovessero continuare a ripetersi e ad essere gravi si devono attuare come in Svizzera, in Francia, in Scandinavia delle misure di "difesa attiva", ovvero di controllo della popolazione con abbattimenti mirati;

3) riconoscimento che l'indennizzo del solo valore dei capi abbattuti non compensa i maggiori disagi per i pastori e prevedere oltre alla fornitura di mezzi di difesa "passiva" (laddove giudicati idonei dai pastori) un congruo contributo a compenso delle maggiori spese di personale.

 

 

Commenti ruralisti

 

  

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ll lupo: fino a che punto il ribaltamento simbolico non equivale ad una nuova e pericolosa mitologia?

 Il lupo per millenni è stato combattuto dalle popolazioni rurali: si scavavano delle buche (le luere, la cui diffusione è testimoniata da numerosi toponimi) si assegnavano premi in denaro per ogni lupo eliminato, si stabilivano regole che obbligavano tutti gli uomini validi a partecipare a cacce e battute al lupo.Tanta era la paura del lupo che è stato impersonificato con le forze delle tenebre, sia dall'antica religione che dalla nuova religione cristiana. Odino stesso è stato ucciso dal lupo gigantesco Fenrir, identificazione delle forze del caos e del male, dopo che si era liberato dalle catene che lo tenevano legato.

Oggi il "povero lupo" è reputato inoffensivo, una vittima della malvagità umana e guai (si viola la regola del politically correct) se si osa contraddire la nuova e ribaltata mitologia "buonista". Il lupo, che ha sempre rappresentato significati ambivalenti (la sua ferocia e la sua tattica di predazione di gruppo sono sempre state un riferimento "positivo" per i gruppi guerrieri) è oggi l'"eroe" della natura selvaggia che ricolonizza le Alpi a dispetto delle barriere ecologiche, dei perversi bracconieri. Diventa la proiezione più o meno inconscia di una "voglia di dimensione selvatica, indipendente, avventurosa di chi è immerso in un contesto di vita sempre più artificiale e controllato dall'alto). Ma poi sono i pastori che pagano lo scotto di queste proiezioni.

In Italia dove il rapporto con la referenza animale è particolarmente distorto e schizofrenico al lupo è assegnato uno status di assoluta intoccabilità. Una condizione che poco ha a che fare con una gestione sostenibile degli spazi silvopastorali e che sta creando sempre più difficoltà ad un settore (la pastorizia) che deve già confrontarsi con tanti altri problemi



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