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CASTEL DEL MONTE (AQ) (04.08.09)
I pastori lanciano il premio “Caino” a
chi danneggia maggiormente la pastorizia tradizionale – un riconoscimento che
rischia di avere fin troppi candidati proprio nella regione della migliore
tradizione pastorale
Si è aperta ieri la 50ma edizione
della Rassegna degli ovini di Campo Imperatore, patrocinata da numerose
istituzioni ed enti. Domani al dibattito sulle prospettive della pastorizia un’anteprima
del Presidente dell’Associazione Regionale Produttori Ovicaprini d’Abruzzo
(ARPO), Nunzio Marcelli, si candida a movimentare le acque.
“Innanzitutto chiederemo di
cambiare il nome alla Rassegna, esordisce tra il provocatorio e il
faceto Nunzio Marcelli, “perché non ci rassegneremo mai, nonostante lavorare in
questo settore per i piccoli produttori tradizionali che hanno a cuore la bontà
dei prodotti e la qualità del territorio diventi sempre più difficile, con il 90%
per cento delle aziende chiuse e una perdita in termini non solo di economia ed
occupazione, ma anche di biodiversità, territorio, produzioni tradizionali che
tutto il mondo ci invidia”.
Il Presidente ARPO ha però in
serbo più di un gioco di parole: proprio
in occasione del cinquantenario infatti darà
l’annuncio ufficiale dell’istituzione del Premio CAINO. Sulla falsa riga dei
più noti Tapiri, anche i pastori hanno deciso di rendere pubblico annualmente
chi si sarà “distinto” per il danno e il contributo alla scomparsa di questo
settore. “Il premio”, illustra in anteprima Marcelli, “è intitolato a
Caino, il personaggio biblico che ben rappresenta la più drammatica ostilità
nei confronti della pastorizia, e comprenderà
diverse sezioni, per non dimenticare nessuno: le istituzioni ed amministrazioni pubbliche coi loro funzionari e
dirigenti, i responsabili politici ai diversi livelli, le organizzazioni
sindacali e di categoria, le associazioni più o meno ambientaliste o
dichiarantesi tali, e anche gli imprenditori privati”.
La giuria sarà composta da
rappresentanti dei pastori e tecnici del settore, da giornalisti, da gastronomi
impegnati nel settore della promozione dei prodotti tradizionali del
territorio, da studiosi di sociologia rurale e da altre personalità del mondo
accademico riconosciute a livello internazionale. Diversi anche gli elementi di
valutazione, che andranno dalla scomparsa della rete tratturale, monumento di
storia economica e di valorizzazione ambientale e turistica del territorio,
alle paradossali delibere ed atti amministrativi delle istituzioni, ai costi di
affitto di terreni e pascoli, ai verbali e sanzioni comminate alle attività
pastorali, fino all’appropriazione indebita del nome e delle caratteristiche
dei prodotti della pastorizia abruzzese, utilizzati senza scrupoli e sottratti
alla loro effettiva provenienza.
Il vincitore si vedrà assegnato un Attestato ufficiale nel quale
risulterà, oltre alla qualifica di “Caino”, anche la quantità di territorio che
a sua causa sarà definitivamente sottratto all’attività di pastorizia e quindi
soggetto a maggiore rischio incendio e idrogeologico. “Abbiamo una
responsabilità nei confronti delle generazioni future”, conclude Marcelli, “ed
è giusto che chi contribuisce a distruggere quanto ha ricevuto da millenni di
attività pastorali su questo territorio abbia una faccia, un nome e un cognome,
che ne resti traccia, e che si assuma le sue responsabilità”.
Una promessa che forse non farà
dormire sonni tranquilli anche a qualcuno tra i presenti a Castel del Monte,
dove l’ARPO insieme all’annuncio del premio inizierà a raccogliere le prime
segnalazioni di “candidatura”.
Più ambita la sezione che i
pastori intendono dedicare a chi si sarà speso per il sostegno alla pastorizia
tradizionale, che come da copione prenderà il nome dal pastore biblico Abele, e
che annualmente segnalerà gli interventi positivi per la continuità dei
prodotti pastorali tradizionali e per il riconoscimento del ruolo agro
ambientale di queste attività.
BRENO
(BS) (20.06.09)
iL
PASTORALISMO ALPINO VUOLE FAR VALERE I PROPRI DIRITTI.
iL 2009 è L'ANNO DELLE FIBRE NATURALI E I PASTORI
DESIDERANO ATTIRARE L'ATTENZIONE SUL PROBLEMA DELLA
LANA (CHE HA UN "PREZZO NEGATIVO")
A
Breno, capoluogo storico della Valle Camonica, si è
svolta il 17 giugno scorso una riunione per fare il
punto sulle prospettive di valorizzazione della lana
delle pecore alpine.
Oltre
ai rappresentanti della provincia di Brescia (l'ncontro
è stato promosso dal Dr. Emilio Visconti delle sede
di Breno) e della Comunità Montana di Vallecamonica
vi erano rappresentanti della Valle d'Aosta (Associazione
regionale allevatori), del Friuli (Ersa), del Trentino
(Settore agricoltura della Provincia Autonoma), dell'Università
e del Politecnico di Milano, del comune di Rovato (che
organizza due volte l'anno la Fiera della pastorizia)
nonché dei pastori/tosatori e della "filiera lana"
con alcune sue componenti sia sul lato artigianale
che della piccola industria.
Sono
stati richiamati i vari progetti locali che, un
po' in tutte le regioni coinvolte, hanno visto interessanti
sperimentazioni dell'uso per l'abbigliamento delle lane
"nostrane". Le esperienze pilota sin qui realizzate,
però, si scontrano con alcuni "colli di bottiglia"
che riguardano la raccolta della lana (con i relativi
problemi logistici e di costo) e la lavatura. E' stato
richiamato come il problema della bassa remunerazione
della lana (che non copre il costo della tosa) è anche
legato alla dispersione dell'offerta e alla bassa qualità
della mataria prima (lana sucida). I pastori - dati
i prezzi infimi loro riconosciuti - non si preoccupano
di curare la qualità (pulizia) della lana e la sua
prima selezione in sede di tosa.
Operare
un coordinamento con centri di raccolta regionali e
con la realizzazione di accordi collettivi con le industrie
del lavaggio potrebbe risolvere parte dei problemi.
La valorizzazione "a valle", infatti, presenta
meno difficoltà perché operando su piccole filiere artigianali
è possibile trovare gli utilizzi adatti per i diversi
tipi di lana. Oltre alle filiere artigianali (lana
cotta, feltro, produzione di abbigliamento "tipico"
con panno) va espolorato anche il nuovo campo della
bioedilizia (lana per isolamento).
Al
di là del problema lana (che è comunque uno tra i più
cruciali), i pastori e gli enti che si dimostrano
sensibili alle loro istanze hanno indidivuato altri
terreni sui quali un coordinamento pastorale alpino
potrebbe conseguire dei risultati concreti. I punti
individuati sono i seguenti:
1)
Formazione dei tosatori (e secondariamente degli stessi
pastori). Ci sono giovani attratti dal mondo della pastorizia
- specie in una fase di crisi non solo economica - ma
non trovano i canali formativi e informativi adeguati.
Da questo punto di vista è stato stabilito di elaborare
delle proposte di "scuola tosatori" da tenersi
in provincia di Brescia;
2)
Codice della pastorizia. I pastori devono confrontarsi
con la difficoltà di reperire dei pascoli, una difficoltà
che stride con il gran numero di superfici abbandonate.
Purtroppo valgono ancora dei pregiudizi contro i pastori
e le pecore che fanno si che si preferisca sottocaricare
i pascoli piuttosto che affittarli ai pastori.
Un aspetto del "codice" e dei diritti dei
pastori riguarda anche il diritto di passaggio con le
greggi lungo i percorsi storici della transumanza,
in modo che sia garantito - almeno lungo gli itinerari
principali tra la pianura e le valli più interessate
alla transumanza - un passaggio al sicuro da
urbanizzazione e divieti di transito.
3)
Centri di raccolta lana e soluzioni per il lavaggio.
Vanno formulate delle proposte che consentano di realizzare
queste iniziative a costi autosostenibili.
In
aggiunta a questi temi si è lanciata la proposta di
un giornalino della pastorizia con l'auspicio di svolgere
opera di informazione nell'ambito di un mondo molto
frammentato e disperso sul territorio di diverse regioni.
Sempre ai fini del collegamento verrà valutata dal rappresentante
della Provincia di Trento la possibilità di utilizzare
la piattaforma internet realizzata nell'ambito dell'ormai
concluso Programma Alpinet Gheep (www.alpinetgheep.org)
per
contatti fare pure riferimento a questo sito.
TORINO
(07.04.09)
LA
REGIONE PIEMONTE IMPEGNATA A FORMARE 20 TECNICI PASTORALI
Dopo il primo gruppo di lavoro che ha
operato nel 2008 in Valle Stura di Demonte, il 2010 accoglierà i candidati in
Valle Maira (Alpe Tibert) ed il 2011 li vedrà impegnati in Val Chisone (Alpe
Selleries).
L'obiettivo è quello di formare operatori
in grado di redigere i Piani Pastorali Aziendali. Il
piano di gestione di un alpeggio è lo strumento professionale che definisce i
criteri e il percorso tecnico da seguire per la corretta utilizzazione, la
conservazione e il miglioramento delle unità produttive d’alpe. Esso è basato sull’analisi della situazione attuale, prevede
l’effettuazione di rilievi sul terreno per il riconoscimento dei tipi pastorali
esistenti e contiene le proposte di gestione dell’alpeggio. Si prevede che esso potrà essere utilizzato anche ai fini amministrativi
nell’ambito della concessione dei contributi previsti dal Programma di Sviluppo
Rurale 2007-2013.
Sicuramente è positivo l'interesse nei
confronti della montagna e della gestione corretta del suo ambiente, affinchè
non si verifichino o ripetano situazione di sovraccarico/sottocarico, ugualmente
dannose per il territorio pastorale alpino.
L'auspicio è che i tecnici che porteranno
a termine questi percorsi formativi lo facciano con una mentalità aperta nei
confronti degli operatori del settore (margari e pastori) e che si confrontino
costantemente con chi ha una conoscenza derivata da anni, generazioni di
pratica. Il piano pastorale aziendale dovrebbe essere costruito insieme
all'utilizzatore dei pascoli e non divenire l'ennesimo strumento restrittivo
imposto dall'alto.
Qui il bando 2009
http://www.regione.piemonte.it/montagna/bandi/bando_ppa.htm
TORINO
(07.04.09)
TORNA
IL PREMIO PER IL PASCOLO GESTITO. SODDISFAZIONE MA ANCHE QUALCHE
PERPLESSITA' PER I PUNTEGGI E PER IL "FATTORE LUPO" (articolo
di MARZIA VERONA)
Istituito nel 2007, interrotto nel 2008
(per mancanza di fondi?), per la stagione 2009 torna in Piemonte il "Premio di
Pascolo Gestito". Questo finanziamento è stato pensato a sostegno degli
allevatori di ovicaprini che devono sostenere spese aggiuntive a causa della
presenza dei grandi predatori (nello specifico, il lupo) sul territorio montano
regionale.
Iniziativa lodevole e gradita agli
allevatori, che però in alcuni casi contestano la mancata assegnazione del
premio in seguito alla domanda presentata nel 2007. Quest'anno, sul sito della
Regione Piemonte
http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2009/11/attach/dgr_11041_040_16032009_a1.pdf
è consultabile l'intera documentazione a riguardo, compresi i parametri che
permetteranno al personale che si occuperà della verifica della domanda di
attribuire un punteggio ad ogni allevatore.
Avrà diritto al premio solo chi
raggiungerà il valore minimo di 25 e, proporzionalmente al punteggio, verrà
attribuita una somma che non potrà superare i 5.000 euro. Gli allevatori però si domandano perchè
il punteggio debba, ad esempio, essere ridotto se, a fianco dell'allevamento
ovino, la famiglia abbia anche capi bovini: se il reddito è unico (soli
ovicaprini) viene attribuito un punteggio di 4, se è affiancato all'allevamento
bovino, il punteggio è 1. "Le vacche le chiudo nei fili e va
qualcuno della famiglia a controllarle una volta al giorno, mentre io sto tutto
il giorno con il gregge, a causa del lupo. Siamo in tanti, solo con le pecore
non si vivrebbe, ma il disagio c'è lo stesso", afferma un pastore la cui
famiglia possiede anche una mandria di vacche piemontesi.
Perchè un gregge da carne non riceve
punti, mentre uno da latte ha valore 2? Più equi i punteggi attribuiti alle
presenza continua e costante del conduttore (13), mentre discutibili sono quelli
sul personale impiegato: 11 punti per una persona ogni 500 capi, 6 se il
rapporto è di 1/800. Si presume poi che il personale stipendiato sia inadatto
alla custodia, dal momento che la sua sola presenza vale 2 punti (nel caso in
cui il conduttore non sia presente in alpeggio).
Si pretende inoltre un cane da guardiania
almeno ogni 300 capi, per avere il punteggio pieno di 11, si scende a 5 punti se
c'è meno di un cane ogni 300 ovicaprini. In ultimo, che dire se vengono attribuiti
5 punti nel caso in cui, a fine stagione, non si siano registrati attacchi?
Qualora invece il gregge sia stato colpito e/o vi siano state vittime, il valore
sarà più basso, fino a zero per un numero di attacchi superiore a tre.
Specifichiamo che il punteggio della
tipologia di allevamento viene sommato a quello delle modalità di protezione e
moltiplicato per un coefficiente legato alla posizione dell'alpeggio (in area
dove i predatori sono stabili, oppure ove sono presenti
temporaneamente). Certo, non ci fosse il lupo, sarebbe
tutto più semplice...
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