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Politica


Si allarga a macchia d'olio lo scandalo
dei pascoli d'oro (di carta)




Purtroppo con le azioni giudiziarie si colpisce solo la componente più spudorata della truffa sui pascoli, una piaga che sottrae centinaia di milioni a chi realmente contribuisce alla cura e al mantenimento dei pascoli. C'è un quadro normativo che favorisce la speculazione, conseguenza dell'aver portato all'estreme conseguenze la logica del formalismo burocratico. Quella logica perversa che complica le cose per gli onesti e consente giochi di prestigio ai disonesti (e premia sempre e comunque i grossi a dispetto dei piccoli). Ad aggravare la situazione, la scarsa sensibilità per il bene comune di molti amministratori (che si candidano per tutelare i propri interessi).  Gli allevatori possono però fare molto, come insegna il caso di cui si parla.  Sono stati gli allevatori danneggiati dalla speculazione, infatti, a mettere in moto con le loro denuncie l'inchiesta giusdiziaria. Chi fosse a conoscenza di abusi speculativi è invitato a denunciarlo alle autorità competenti e, se crede, a segnalarci i fatti. 

(07.05.19) Dopo la prima inchiesta a carico di Gianmario Bana di Premolo (Bg) (ex biogassista fallito) che coinvolgeva i pascoli di Paspardo, in Valcamonica vai a vedere, ora due imprenditori agricoli cremonesi sono sotto accusa per truffe sui pascoli di Cimbergo, il comune confinante. Ne da notizia il comunicato stampa del gruppo di Brescia dei cc forestali (che riportiamo sotto integralmente). Agli indagati sono stati sequestrati beni per 1,8 milioni di euro (l'equivalente della somma truffata). A Nicola Daina erano affittati non solo l'alpeggio Marmor di Cimbergo ma anche Gelo e Gellinio sul versante trentino (val di Daone) citato nell'articolo di Ruralpini, con il quale anticipavamo i contenuti dell'inchiesta giudiziaria in atto
(vai a vedere). La vicenda non solo si allarga al Trentino ma, nel comunicato stampa dei cc forestali di Brescia, si parla di coinvolgimento di estesissime superfici e pascolo in altre regioni. Intanto Gianbettino Polonioli, sindaco di Cimbergo, era già agli arresti domiciliari, sospeso dalla carica, per faccende di appalti.
Il coinvolgimento del sindaco nella truffa dei pascoli dovrtebbe essere materia di riflessione per quegli amministratori che credono di essere al riparo da ogni accusa pur assegnando senza scrupoli gli alpeggi agli speculatori e giustificando tutto con il vantaggio economico (immediato). Al di là di tutto, però, come notano anche i cc forestali di Brescia nel comunicato,  il quadro normativo non solo non tutela da queste derive speculative ma le incoraggia. Le indicazioni sulla concessione degli alpeggi pubblici della Regione Lombardia vanno nel senso di limitare la speculazione ma non sono cogenti mentre, il quadro della Pac, a meno di una completa revisione del sistema dei titoli è un forte incentivo alla speculazione. Che si siano innestati fenomeni di illegalità (che in alcuni casi coinvolgono soggetti con precedenti penali) è un fatto ma è altrettanto evidente che vi sono responsabilità gravi della politica.
      


COMUNICATO STAMPA

del 7 maggio 2019



In data odierna i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia, a seguito di ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Cremona Dott.ssa Elisa Mombelli, hanno concluso l’esecuzione di una serie di sequestri preventivi finalizzati al confisca di beni e liquidità per un valore pari a oltre 1 milione e 800.000 euro, a carico di due imprenditori agricoli originari del cremonese.

Il reato contestato nei confronti di detti soggetti è la truffa aggravata ai danni dello Stato, relativamente all’indebita erogazione di contributi europei destinati all’agricoltura, realizzati grazie all’attività di alpeggio nelle annate comprese tra il 2013 ed il 2017.

L’indagine nasce gemella a quella della Procura di Bergamo che poche settimane fa ha portato a sequestri di beni per circa 500.000 euro a carico di alcuni imprenditori bergamaschi, affittuari di Malga Zumella del Comune di Paspardo e Malga Frisozzo del Comune di Cimbergo: unico elemento comune però tra queste due compagini di truffatori è la coesistenza sugli alpeggi del territorio comunale di Cimbergo.

In questo secondo caso gli alpeggi interessati sono quelli di Alpe Marmor, territorio che ricomprende tutta la conca del Volano a partire da poco oltre il rifugio De Marie sino alle creste sottostanti il bivacco Macherio e il Tredenus.

Il copione è quello già noto: a seguito delle segnalazioni da parte di alcuni allevatori locali, avevano avvio da parte della Stazione Carabinieri Forestale di Breno, a partire dall’estate 2016, una serie di controlli sui terreni di Alpe Marmor di Cimbergo. Su detti terreni, sia nel 2016 che nel 2017, degli oltre 200 ovi-caprini presenti sui registri di alpeggio non è mai stata trovata traccia, con un pascolamento solo su “carta” che se non rendeva certo benefici ambientali al territorio, risultava ottimamente funzionale all’emungimento di enormi somme di denaro pubblico.

A ciò si aggiunga che la maggior parte degli ettari dichiarati in alpeggio al fine di conseguire i contributi della P.A.C. di fatto non esistevano: tramite apposite perizie infatti detti i imprenditori agricoli avevano magicamente trasformato ampie aree di inaccessibili boscaglie in pascolo arborato, differenza questa sostanziale che ha permesso di incrementare notevolmente le erogazioni pubbliche.

Inoltre detti imprenditori agricoli, grazie allo spacchettamento dei Titoli della PAC e delle superfici a loro in uso su più aziende, attraverso l’utilizzo di prestanome, raggiravano abilmente i limiti previsti dalla normativa nazionale relativi al tetto massimo di contributi percepibili per singola azienda agricola, massimizzando ancora una volta in modo fraudolento quanto percepito.

L’attività truffaldina delle aziende indagate si estendeva oltre che sulla conca del Volano sugli altri alpeggi di proprietà del Comune di Cimbergo ma in territorio trentino, in Comune censuario di Daone (TN) nonché su ulteriori vastissime superfici distribuite al nord e centro Italia.

La misura cautelare disposta dal G.I.P. di Cremona giunge pertanto in esito ad una lunga e complessa attività di indagine che inizialmente incardinata presso la Procura di Brescia con titolare il P.M. Ambrogio Cassiani ha visto il successivo trasferimento per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Cremona con titolarità della stessa al P.M. Milda Milli.

L’esito complessivo di entrambi i filoni di indagine sulle truffe in alpeggio, ovvero quello della Procura bergamasca e quello della Procura cremonese, entrambe generate a partire dal territorio di Cimbergo e condotte dalla Stazione Carabinieri Forestale di Breno, lascia emergere un quadro alquanto preoccupante, con i territori e l’agricoltura di montagna, già di per sé dotati di un fragile equilibrio, sottoposti ad un vero e proprio assedio da parte di truffatori e speculatori, unicamente interessati ai cospicui contributi pubblici a fondo perduto percepibili nelle attività di alpeggio.

Un fenomeno quello rilevato che genera danni enormi alla collettività, oltre che sotto il profilo erariale (complessivamente le due indagini hanno accertato una frode di circa 2 milioni e mezzo di euro), sotto il profilo sociale e ambientale.

È chiaro infatti che in sede di bando per le superfici di alpeggio nessun allevatore onesto è in grado di competere con i canoni proposti da questi speculatori che di fatto non hanno spese, non possedendo nella realtà nessuna stalla o sede aziendale, nessun capo di bestiame, nessun dipendente o mezzo agricolo.

Si rileva inoltre che il mancato pascolamento delle superfici, porta in montagna alla naturale invasione dei pascoli da parte di specie arboree ed arbustive infestanti quali ontano verde e rododendro che portano in pochi anni alla perdita irreversibile del patrimonio pascolivo.

Regione Lombardia, al fine di limitare proprio questi fenomeni ha recentemente pubblicato delle nuove linee guida per la gestione degli alpeggi, inserendo apposite clausole nella procedura di concessione degli alpeggi che però ad oggi risultano ancora ampiamente disattese da molte amministrazioni comunali concedenti.

Si auspica pertanto nel futuro una maggiore attenzione a questa importante risorsa della montagna, troppo spesso considerata da parte di amministratori poco lungimiranti un bancomat od una inutile voce di spesa.


I "pascoli" di Marmor, in comune di Cimbergo



Assalti alle greggi in Valle Imagna




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