>

 

Ruralpini  Animali - Bovini - Razze - Bruna

Condividi l'articolo su Facebook

Il Mondo dell'alpeggio

Conoscere l'alpeggio

Storia

Animali

Strutture

Paesaggi

Turismo

Approfondimenti

Bibliografia

Documenti

Libri

Convegni

Attualità

Amamont

Fotoracconti

Articoli

 

Articoli collegati

 

(04.08.11) All'Alpe Cavisciöla, tra 'integralisti' del Bitto storico e mucche O.B.

Un alpeggio della val Brembana dove si arriva solo a piedi, dove il latte si lavora in baite 'storiche'. È gestito da una giovane coppia unita dalla passione per l'alpeggio, lei casara 'fliglia d'arte', lui giovane ed orgoglioso caricatore d'alpe che ha fatto la gavetta,  fermo come una roccia sulle sue convinzioni. Propugnatore di una perfezionata arte del pascolamento e del ritorno alla Bruna alpina (O.B.). In alpe ci sono anche dei cascin ("pastorelli") di 14 e 12 anni, l' per imparare. Sembra una storia abilmente costruita per mitizzare una realtà. Ma è vera. Un invito caloroso a  tutti a farsi una bella camminata e ad andare a conoscere Alfio e Sonia che vi accoglieranno come amici anche se non vi conoscono. vai a vedere

 

 

 

 

Conoscere gli alpeggi:  gli animali. Le razze bovine

 

La Bruna: una storia complessa

 

(Schwyz, di Svitto, Braunvieh, Bruna Alpina,

Bruna Italiana, Brown Swiss,

O.B.-Original Braunvieh)

 

 

di Michele Corti

 

PREMESSA

La storia della Bruna (Braunvieh) ha segnato profondamente l'evoluzione della zootecnia alpina. Originaria della Svizzera si è diffusa sin dal XVI secolo a Sud del Gottardo "amalgamendosi" con i ceppi autoctoni precedentemente allevati nelle valli alpine lombarde. In tempi più recenti (a cavallo tra XIX e XX secolo e nei decenni successivi) si è diffusa - in parte spontaneamente ma anche per decisioni dall'alto e antidemocratiche - anche nel Triveneto. Si può dire che la Bruna ha sempre suscitato grandi passioni, sia da parte di chi non la voleva (perché preferiva conservare razze locali), sia di chi - considerandola la propria razza - ha poi subito con amarezza il rimpiazzo della Bruna alpina con la Brown Swiss (il derivato Usa della Bruna) negli anni '70-'80 del secolo scorso. Ma la storia non finisce e ancora oggi la Bruna è al centro di opposte visioni: quella dei dirigenti, dei tecnici, dei grandi allevatori e quella "degli allevatori-contadini di montagna che oggi, in casi sempre meno sporadici, si prendono la loro rivincita sulle "politiche di selezione" reitroducendo dalla Svizzera - dove il tipo originale di Bruna non è mai stato sostituito completamente dalla Brown Swiss, vacche, tori e materiale seminale OB (Original Braunvieh).

ORIGINE

Il processo della formazione della razza Bruna (Braunvieh) chiamata in passato anchedi Svitto o Schwyz,  è durato secoli. Sin dal medioevo, racconta il mito delle origini -  diversi monasteri avevano svolto un ruolo nel miglioramento del bestiame Bruno. Nel XVIII l’Abbazia di Einsiedeln, che già aveva un ruolo preminente, divenne il centro della razza con la creazione di un libro genealogico. Al di là dell'agiografia, però, fu solo con la creazione di una cooperativa unificata di allevatori e le prime mostre nazionali dei tori (1897) i diversi ceppi conobbero davvero  l'unificazione. Fino al XIX secolo, oltre al più celebrato ceppo di Schwyz (Svitto), ne esistevano altri: Zug, S. Gallo, Glarona, Lucerna, e Zurigo con caratteristiche morfologiche piuttosto differenti. La Bruna svizzera della metà del XIX secolo presentava una taglia molto più ridotta di quella che raggiunse alla fine del secolo e un colore molto più scuro con varietà quasi nere, mentre, facilmente, la tonalità di colore era diversa sull'anteriore e il posteriore rispetto al resto del corpo (con tipi molto simili all'attuale Grigia Alpina caratterizzati da testa scura - foto sotto a sinistra).  Erano frequenti anche  pezzature, addome bianco, cintatura (fascia bianca retroscapolare). La ricomparsa di questi caratteri era considerata un grave difetto, tale da determinare l'esclusione dalla razza. Oggi ricompaiono per mutazioni e, invece che essere eliminati con zelo come un tempo, vengono fissati come rarità (foto sotto al centro e a destra).

Oltre che per il mantello uniforme bruno la "nuova" Bruna si caratterizzò l'aumento della taglia (e dell'attitudine lattifera), un risultato che oltre che frutto di selezione fu probabilmente il frutto di incroci con la Pinzgauer austriaca, tutt'ora razza di grande mole -  e con razze tedesche. Nessuna razza ammette di essersi formata per "sintesi" e incroci ma in realtà l'apporto di altre razze è la regola. Persino la Frisona nordamericana si formò con apporti di altre razze di origine europea oltre a quella Olandese (come dimostra il carattere della pezzatura rossa ereditato da razze nord-europee).

Dalla Bruna svizzera la Brown Swiss

La razza Schwyz nel XIX secolo si diffuse non solo nei paesi vicini (Voralberg austriaco, Allgau germanico, Lombardia dove però  la diffusione era iniziata secoli prima) ma anche in paesi lontani. Particolarmente importante fu l'importazione negli Stati Uniti perché diete origine alla razza derivata Brown Swiss che ha largamente sostituito anche in Europa la razza Bruna originale svizzera. La prima importazione di bestiame Braunvieh proveniente dalla Svizzera ebbe luogo nel 1869/70 per opera di Henry M. Clark di Belmont, Massachusetts. Si trattava di otto animali provenienti dal canton Schwyz: un toro (registrato come William Tell 1) e di 6 femmine (registrate come Zurich 1, Lucerne 2, Gretchen 3, Brinlie 4, Lissa 5, Christine 6, and Geneva 7) più un altro toro (Albert Tell 2) e un'altra femmina provenienti da altri cantoni. Nel 1882 vi fu una successiva importazione (Harris del Connecticut e Scott del Massachussets) di un toro e nove vacche. Nei dieci anni successivi si registrarono cinque importazioni tra Illinois e New York. La più significativa fu quella di J. C. Elridge nello stato di New York che importò anch'egli 19 femmine, di cui 17 dalla stessa azienda dove era stato allevato William Tell. Nel 1906 ci fu un'importazione di 34 vacche e 5 tori, ma nello stesso anno si verificò la chiusura per afta epizootica, tanto che dopo quella data solo tre capi furono ulteriormente importati. In totale dalla Svizzera sono stati importati e iscritti al Libro genealogico della Brown Swiss 155 capi. L'associazione della razza venne costituita nel 1880 e già alla fine del secolo essa era considerata razza specializzata da latte. La sua formazione avvenne inevitabilmente mediante il ricorso all'incrocio con razze specializzate per la produzione di latte non solo perché questo era l'obiettivo degli allevatori ma anche perché il basso numero di soggetti importati dalla Svizzera, sparsi per di più in diversi stati ha reso inevitabile il ricorso all'incrocio (come nella formazione di quasi tutte le razze).

La razza derivata aveva caratteristiche ben diverse da quelle dalla Bruna svizzera: una taglia nettamente superiore, priva di attitudine alla produzione alla carne, slanciata, alta. Nemmeno il colore era lo stesso; il bruno si è tanto slavato nella vacca Brown Swiss da diventare, in alcuni soggetti, quasi bianco (mentre i maschi sono molto scuri). Un'altra razza. Una razza di pianura, con elevati fabbisogni nutritivi non soddisfatti dai foraggi di montagna.

La Brown Swiss conquista l'Europa

 

In Europa la spinta alla modernizzazione dei sistemi agricoli negli anni '60-'80 del XX secolo ha portato la diffusione della Brown Swiss anche nella culla originaria della Bruna. In Svizzera nel 1966 vennero iniziati dei test sull'utilizzo dell'uso di seme congelato di tori Brown Swiss in 33 aziende. Questo programma veniva definito come "interno alla razza" per evitare di acuire la resistenza degli allevatori di montagna. I responsabili dell'associazione di razza (ANARB) che tendevano a sottolineare come la Brown Swiss altro non era che il ceppo americano della razza originale esportata negli Usa un secolo prima. Però, in modo molto ocntradditorio,   lo si presentava come un "programma di incrocio". La decisione degli svizzeri di "aprire" alla Brown Swiss rifletteva la preoccupazione di non poter comunque controllare l'importazione illegale di materiale seminale e di perdere competitività di fronte ad una Simmenthal che stava aumentando in modo impressionante le produzioni di latte in seguito all'uso - anche in questo caso illegale, ma diffuso - di seme di tori americani Red Holstein (la variante rossa della Frisona). In Italia all'inizio degli anni '70 prese il via l’ "esperimento Brown Swiss". L'uso del termine "esperimento" lascerebbe supporre una prova di limitata durata ed estensione. Invece nel giro di pochi anni tutti i tori utilizzati per la fecodazione artificiale e, in seguito, per la monta naturale divennero tori Brown Swiss. Col tempo la dipendenza dall'importazione di seme e di tori dagli Usa è molto diminuita (anche se sono ancora parecchio utilizzati) perché gradualmente tra i tori con i migliori indici genetici iniziarono a figurare tori Brown Swiss "italiani"(diretti discendenti di soggetti Usa). Oggi si utilizzano in Italia tori Brown Swiss di varie nazionalità (compresi gli Svizzeri brownizati) e tori italiani sono utilizzati all'estero. Grande successo internazionale ebbe negli anni '90 il toro Gordon che, se da una parte diede molto lustro alla "genetica made in Italy", dall'altra ha dato un contributo significativo all'ulteriore "scialbamento" del colore del mantello delle vacche Brune. Agli allevatori non si chiese nessun parere, I dirigenti e i tecnici dell' ARARB, in sintonia con i più grandi allevatori, decisero per tutti. Lo strumento dell'imposizione era semplice: i tori disponibili per la fecondazione erano solo Brown Swiss. In parallelo cambiarono i criteri di valutazione morfologica e gli animali "di vecchio tipo" stigmatizzati come "grossolani" non rientrando nei nuovi parametri venivano pian piano eliminati dalle mostre e poi dal Libro. La Bruna ideale, campionessa degli show nazionali e valligiani doveva essere come quella statunitense (sotto).

DIFFUSIONE

La diffusione del bestiame di ceppo bruno iniziò nel medioevo. I monasteri solevano donare a potenti personaggi il loro bestiame bovino così come si usava più frequentemente per i cavalli pregiati. La diffusione verso la Lombardia iniziò nel XVI secolo quando i transiti attraverso il Gottardo diventarono più agevoli (dopo i miglioramenti tardo-medievali del tracciato) e quando l'economia dei cantoni "forestali" a nord del passo (Uri, Schwyz, Unterwalden) si specializzò nettamente in senso zoocaseario. Si trattava di importazioni sia di animali destinati al macello che di animali "da vita", destinati alla produzione di latte. La corrente di importazione verso la Lombardia durò sino all'inzio del XX secolo e assecondò lo sviluppo della zootecnia da latte, prima nelle provincie dell'Insubria, poi in quelle della Lombardia orientale. Oltre alla corrente di importazione del Gottardo - che aveva per terminale Lugano con la sua frequentatissima fiera a settembre - vi era quella attraverso la Valtellina che è durata sino alla dine del XX secolo quando la "convergenza" della Svizzera con la politica agricola della UE ha determinato la cessazione dell'esportazione in dumping sorretta da forti premi all'esportazione. Il terminale in questo caso era rappresentato da Tirano che divenne una piazza di commercio di bestiame di livello regionale, frequentata anche da commercianti della "Bassa".

Luzia, 1907.  Soggetto Schwyz importato a Sondrio e additata come "campionessa" dal Comizio Agrario

 

Da Tirano il bestiame bruno svizzero arrivava ad Edolo che ebbe sino un ruolo importante ai fini del rifornimento di bestiame svizzero per la provincia di Brescia. Nelle vallate lombarde prossime alla Svizzera molto prima del XIX secolo si erano formati dei ceppi derivati dal bestiame bruno svizzero. Questi ceppi, però, potevano presentare caratteri diversi dal tipo di Bruna/Schwyz standardizzato. Non solo a fine XIX secolo nelle vallate lombarde poteva riscontrarsi bestiame di colore grigio, nero (o castano scuro), bruno chiaro ma - fatto ancora più interessante - il bestiame bruno "naturalizzato" era in alcuni casi ad attitudine nettamente più lattifera della Bruna/Schwyz (come dimostra il confronto tra una campionessa lombarda della Valsassina che alla Fiera di Milano del 1928 produsse 28 kg di latte in un giorno e una coetanea campionessa svizzera).

 L’orientamento dei tecnici e degli allevatori di pianura (molto meno avveduti ed esperti di quelli di montagna e più inclini a farsi influenzare dalla "forma" che dalla "sostanza" impose , però, la diffusione sistematica tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo del tipo Schwyz, che appariva superiore dal punto di vista della robustezza e dell’assenza di gravi difetti morfologici. I tecnici delle commissioni chiamate ad approvare i tori da ammettere alle stazioni di monta e gli allevatori di pianura (che in realtà non avevano molto "occhio" ma facevano valere il loro  potere e prestigio) apprezzavano oltre alla maggior imponenza del tipo svizzero e all’aspetto più rotondeggiante anche una serie di caratteristiche estetiche del tutto formali riguardanti non solo il mantello ma anche il colore e la sottigliezza delle corna. Si impose il tipo Schwyz attraverso lo strumento delle Stazioni di monta pubbliche e delle Commissioni per la scelta dei tori. A dispetto degli allevatori che contestavano questa scelta dall'alto in favore di un tipo che ritenevano troppo pesante e poco lattifero (come dimostrano le foto sotto, quella in alto riferita alla Fiera di Serina nella bergamasca negli anni '40, quella in basso alla Fiera di Cremona degli anni '50).

La diffusione nel Nord-Est

Lo stesso orientamento dei tecnici lombardi venne assunto da quelli del Trentino. Qui il Consiglio provinciale per l'agricoltura del tirolo italiano sin dal 1907 stabilì che la Rendena doveva essere sostituita dalla Bruna svizzera. Nonostante le importazioni di tori Bruni prima dalla Svizzera poi dal Voralberg austriaco l'operazione incontrò forti resistenza da parte degli allevatori. Nel dopoguerra gli stessi tecnici tornarono alla carica nel quadro di una politica zootecnica che avrebbe dovuto vedere la scomparsa di tutte le razze autoctone da latte e l'affermazione della Bruna e, nelle zone più vocate dei pianura, della Pezzata Nera olandese (Frisona). Alle razze autoctone veniva negato ogni sussidio e vietato l'uso dei tori per la monta. La guerra interruppe questa politica (che era stata ribadita abolendo ogni deroga nel 1942). Nel dopoguerra gli allevatori di Grigia Alpina e di Rendena si organizzarono e ottennero (anche se solo negli anni '70) il riconoscimento delle loro razze. La Grigia di Val d'Adige, diffusa da Bolzano al Veneto e che ancora agli inizi degli anni '60 contava 200mila capi venne invece del tutto soppiantata dalla Bruna. Quanto alla diffusione verso Ovest la Bruna ha potuto consolidarsi nell'Ossola, una valle quasi "circondata" dalla Svizzera mentre più in là ha trovato il territorio "occupato" da razze ben radicate: la Oropa e la Valdostana.

L'irresistibile ascesa della Frisona

La Bruna Alpina, come si chiamava allora, conobbe una grande diffusione anche al di fuori delle Alpi e nel 1950, con 1.900.000 capi, era la razza bovina da latte più importante d'Italia.  Lo era diventata espandensosi in diverse regioni e sostituendo le razze autoctone già presenti, da quelle emiliane (Reggiana, Modenese) alle tante razze appenniniche. La diffusione negli anni successivi della razza Frisona (Pezzata nera) portò ad una forte diminuzione della Bruna in pianura. Per compensare il sempre maggior scarto tra la produzione della Bruna e della Frisona vennero introdotti riproduttori da altri paesi europei, ma, soprattutto – a partire dal 1972 – dagli Stati Uniti dove era allevata la Brown Swiss. Il ceppo italiano di Bruna da allora si è avvicinato sempre più a quello americano determinando una sostanziale trasformazione della razza che ha assunto le caratteristiche di  razza specializzata "spinta" per la produzione del latte e perdendo conseguentemente le caratteristiche che ne facevano una discreta produttice di carne adatta alle condizioni di allevamento della montagna nonché una vacca longeva e resistente. Dal 1981, preso atto del sostanziale cambio dell'identità della razza e sulla base del desiderio di scrollarsi di dosso l'etichetta di "montagnina" per entrare in competizione con la Frisona ovunque le condizioni ambientali lo consentissero, anche il nome di Bruna Alpina è stato abbandonato a favore di Bruna Italiana.

Tabella 1 - Consistenza delle vacche PRI nelle province montane

 

1997

1997

2009

2008

 

Pezzata Rossa

Bruna

Pezzata Rossa

Bruna

Cuneo

243

105

1.381

381 

Torino

506

37

1.670

121

Novara

1

1.463

313

1.306

Vercelli

49

828

446

673

Bergamo

82

3.175

476

3.608

Brescia

219

4.165

458

4.633

Sondrio

332

8.000

858

6.028

Bolzano

11.331

26.530

14.033

25.043

Trento

1.022

13.282

2.605

9.234

Verona

169

1.349

437

799

Vicenza

772

6.073

1.020

4.989

Belluno

943

 3.506

1.679

2.245

Oggi i capi iscritti al Libro genealogico in Italia sono 95.000 con una popolazione complessiva di 350.000 unità, in costante calo. Un calo dovuto alla scomoda posizione di "accerchiamento": da una parte la Frisona continua a rubarle terreno laddove la spinta alla produzione quantitativa non è mitigata da vincoli e da altre considerazioni, dall'altra lo rubano la Pezzata Rossa e le altre razze a duplice attitudine che rispondono all'esigenza di riorientare l'allevamento a criteri di sostenibilità (maggiore utilizzo del pascolo e delle risorse foraggere locali, minori spese per la rimonta, per i mangimi, gli integratori, i farmaci, cure veterinarie). Oltre a quella di integrare il reddito del latte con quello della carne. Che in altre razze concorrenti (a partire dalla Pezzata Rossa) è nettamente più alto tenuto conto dello scarso peso alla nascita dei vitelli Bruni, del vile prezzo pagato al kg, dell'interparto più lungo (280 di gravidanza + 124 giorni tra il parto e il concepimento nella Bruna, 280 + 101 nella Pezzata Rossa).

Tabella  - Asta vitelli del 04.10.2010 a Bolzano (fonte Kovieh).

 

Peso medio

Prezzo medio

Prezzo medio

 

kg

Iva esci. /kg

Iva escl. €/capo

Razza

 

 

 

Bruna Italiana

55

1.41

77.55

Pezzata Rossa Italiana

70

4.50

315,00

Frisona Italiana

62

2.06

127,72

Grigia Alpina

67

3.73

249,91

Incrocio Blu Belga

72

6.41

416.52

ATTITUDINI E CARATTERISTICHE

La selezione svizzera era finalizzata all’ottenimento di animali con buona attitudine al lavoro, caratterizzati da arti robusti, privi di difetti e con una muscolatura sviluppata. Tale orientamento era giustificate dall’impiego in ambito alpino (prima alla diffusione della meccanizzazione agricola) delle vacche Brune per i lavori agricoli e trasporti.

Queste caratteristiche erano apprezzate anche nelle aree di montagna caratterizzata da agricoltura di sussistenza in cui la vacca era indispensabile per i lavori agricoli e i trasporti non disponendo la famiglia contadina di cavalli.

Con l'avvento della Brown Swiss la Bruna è divenuta anche in Europa (in modo più spinto in Italia, meno nelle aree germanofone) una razza specializzata da latte.  Una razza che non è più adatta all'ambiente di montagna. È una questione di fisiologia e di orientamenti metabolico. Un animale che ha la tendenza a "metter su" carne attinge meno prontamente alle sue riserve corporee, si "prosciuga" meno facilmente per produrre latte e, in questo modo, evita di porsi in condizioni che compromettono la salute e la fertilità. Non esaurendo mai le sue riserve di grasso può far fronte a momentanee avversità (condizioni meteo che impediscono all'animale di pascolare).  Nelle piccole aziende dove non è possibile introdurre sistemi di alimentazione "spinti" e si continuano ad utilizzare foraggi di montagna aziendali e pascoli non sempre "grassi" e comodi, la Brown va incontro a problemi di preoccupante compromissione dello stato corporeo. Sulla base di dati rilevati in un buon numero di aziende dell'Alta Valtellina abbiamo personalmente constatato come il Bcs (Body condition scoring), un indice numerico che esprime lo stato di ingrassamento dell'animale, scenda pericolosamente sotto il valore di 2 e resti ancora inferiore a 2,5 (situazione di deficit energetico) alla fine dell'alpeggio quando, a fine lattazione, dovrebbe risalire a 3,5 per assicurare condizioni favorevoli per i cicli di parto - lattazione - concepimento.

 

 

Va segnalato che anche l'utilizzo di mangimi durante l'alpeggio (non praticato dai piccoli allevatori per i quali rappresenta un costo non giustificato nel quadro di un'economia basata sulla riduzione al minimo delle spese) non rappresenta quella panacea che i sostenitori del "progresso zootecnico" hanno preteso anni fa. La Brown Swiss ha rappresentato il "cavallo di troia" della zootecnia intensiva industria-dipendente sin sugli alpeggi. In nome del "benessere" delle "moderne macchine da latte" si è giustificata la prassi delle elicotterate e delle camionate di mangime scaricate a 2mila metri. Le osservazioni sull'alterazione del comportamento al pascolo (con il conseguente peggior utilizzo del medesimo), sulle alterazioni della composizione dei grassi del latte (con la riduzione degli effetti benefici dell'alimentazione a base di pascolo alpino sull'arricchimento in grassi "buoni" dal punto di vista della salute del consumatore), sulla modifica delle caratteristiche organolettiche del formaggio come conseguenza di una integrazione anche relativamente modesta di mangime hanno però portato ulteriori argomenti a favore della tesi del ritorno all'utilizzo in montagna di razze a duplice attitudine in grado di mantenersi in alpeggio con poco o nullo apporto di alimenti "extra".

Argomenti che appaiono convincenti in una fase in cui  la pratica dell'alpeggio con amimali da latte si  conferma importante per ridurre i costi di alimentazione, per accedere a canali di vendita diretta, per diversificare la produzione e sostenere il reddito (sia con la vendita dei prodotti caseari che con l'accesso ai premi mirati al mantemimento e miglioramento dei pascoli) .

 

Punti di forza. La Bruna può vantare una elevata attitudine del latte da essa prodotto alla trasformazione del latte grazie a titoli che sono i più elevati delle razze italiane (la Pezzata Rossa, però, segue a ruota). In più la Bruna ha il migliore contenuto di caseina, la più alta incidenza delle varianti genetiche favorevoli di k-caseina e beta-caseina, e beta-lattoglobulina (caratteri che condivide con la Reggiana, che però è molto meno produttiva). Oltre a puntare al miglioramento delle caratteritiche legate alla resa casearia la Bruna pone particolare attenzione alla mungibilità.

Punti di debolezza. Ridotta disponibilità di linee di sangue e aumento della consanguineità. Il tasso di consanguineità della razza Brown Swiss è passato da 2,5 (1990) al 4,5% (2000) al 6,5% (2010). Non molto più elevato della Frisona per la verità, che comunque si attesta su un punto percentuale in meno) parecchio più elevato della Pezzata Rossa (coefficienti tra 1 e 2%) che è tra le razze meno consanguinee in forza di una larga base genetica legata ad una pluralità di ceppi  e all'uso dell'incrocio.  Un dato preoccupante che ha determinato una serie di provvedimenti atti a programmare gli accoppiamenti in modo da ridurre la consanguineità. All'aumento della consanguineità può essere ricondotta la maggiore incidenza riscontrata in anni recenti di malattie genetiche.  Tra le malattie genetiche che caratterizzano la razza Bruna vi è la sindrome BLAD (bovine leucocyte adhesion deficiency) . La sindrome, presente anche nella Frisona, determina la totale inefficacia della difesa immunitaria e la rapida morte del vitello. Vi sono poi gravi malattive neuromuscolari a carico della colonna vertebrale. Caratteristica della Bruna la Mieloencefalopatia Progressiva Degenerativa Bovina (BPDME o sindrome Weaver). Vanno poi ricordate l'Atrofia Muscolo Spinale (SMA), l'Aracnomelia.e la Dismielinizzazione Spinale (SDM, Bovine Spynal Dysmyelination). Il rischio di aumento di malattie genetiche non rappresenta la sola conseguenza negativa. nella Frisona è stato calcolato che l'aumento di un punto del coefficiente di consanguineità determina una perdita di 177 kg di latte nel corso della carriera produttiva della bovina. ma si perdono anche 6 kg di proteine del latte ecc.

CARATTERI MORFOLOGICI E PRODUTTIVI

Rispetto alla vecchia razza Bruna Alpina che poteva presentare nelle vacche mantelli dal bruno al castano l’attuale Bruna Italiana/Brown Swiss presenta un mantello più chiaro che può essere quasi bianco (sono invece più scuri – castani -i maschi). Alcune caratteristiche sono rimaste del colore del mantello, il colore ardesia del musello circondato da un alone bianco, le corma bianche alla base, nere in punta (molto spesso non visibili perché le vitelle sono decornificate a pochi giorni di vita). Il vitello è grigio nei primi tre mesi. La Brown, però, è animale di elevata "finezza", con arti lunghi, ossa fini, pelle sottile, profilo spigoloso (per l'evidenza delle sporgenze ossee non arrotondate dalla presenza del deposito di grasso sottocutaneo). Il peso vivo della vacca adulta Bruna Italiana/Brown Swiss varia tra 550 e 800 Kg, l’altezza 135-160 cm. La produzione media è di 6.800 kg di latte con il 4,0% di grasso e il 3,5% di proteine. Rispetto alla Bruna italiana/Brown Swiss si distacca non poco il ceppo allevato in Austria (ma anche a Bolzano e in Germania). Qui la Bruna è stata brownizzata, ma con un occhio alle esigenze dell'allevatore di montagna. Le vacche Brune austriache (sotto) hanno "tipicamente" un'altezza al garrese di 142 cm, ma un peso di 7 quintali.

Le italiane (sopra) sfiorano i 150 cm di altezza con un peso medio di 6,5 quintali.

La OB (Original Braunvieh)(sotto un esemplare particolarmente massiccio) con un altezza di 135-145 pesano in media 7 q.li. L'ossatura è robusta e i diametri trasversali larghi (larghezza bacino, larghezza alle anche, larghezza alle spalle), la muscolatura è ben sviluppata.  La produzione di latte è di 5500 kg con il 4% di grasso e il 3,3& di proteine mentre gli accrescimenti in carne si attestano tra 1,2 e 1,3 kg al giorno. Il mantello è uniformemente di colore bruno (tipico), il muso e gli unghioni sono scuri. Il muso presenta orlature chiare ed i peli all’interno delle orecchie (anche lunghi) sono di colore avorio.

 

LA RISCOSSA DELLA OB

La "riscossa" della OB in tempi recenti ha riportato in auhe una Bruna "alternativa" a duplice attitudine, spesso qualificata come "Linea carne" (avviene in Canada ed è stato proposto anche in Italia). In Svizzera, Austria, Germania, Stati Uniti e diversi altri paesi esiste un Libro Genealogico separato per la Original Braunvieh (il tipo non incrociato con la Brown Swiss). Diversi allevatori anche in Lombardia stanno cercando di creare nuclei di Original importando capi e materiale seminale dalla Svizzera. La riscossa della Original (Braunvieh) sfida l'ordine (zootecnico) costituito.

Nel 1981 è sorta in Svizzera l'Associazione per il mantenimento e la promozione del bestiame originale Braunvieh quando la gran parte del bestiame Bruno svizzero era già stata brownizzata e vi era la concreta prospettiva della sua estinzione nell'arco di poche generazioni bovine. Dal 1991 l'associazione pubblica (solo in tedesco) una rivista Original Zichter. Vi sono circa 500 aderenti e 1000 capi di bestiame. Gli entusiasti piccoli allevatori della Original rappresentano un ristretto gruppo di piccoli allevatori, altri sono nel complesso 12000 i capi di bestiame iscritti come Originali nel Libro genealogico della Bruna svizzera (con circa 100 tori e 6500 vacche). L'Original Braunvieh è però presente in diversi altri paesi. In Austria e Germania sono state costituite delle Associazioni di allevatori di Original Braunvieh negli anni '80. Nel 2006 l'associazione della Bruna canadese si è ufficialmente denominata Canadian Brown Swiss and Braunvieh association.  In Messico, dove le importazioni dalla Svizzera risalgono alla fine del XIX secolo e furono rinnovate alla metà del XX secolo, vi è una discreta popolazione di Braunvieh. Vi è una sola associazione, ma due Libri genealogici separate per il Ganado Suizo europeo e il Ganado suizo Americano. In Australia esiste la Australian Braunvieh Association. In Sudafrica, dopo una scissione tra gli allevatori risalente al 1974, si è costituita ufficialmente la Braunvieh society.

 

E in Italia?

 

E in Italia? E in Lombardia dove la vecchia e autentica Bruna era di casa da secoli? Possibile che questo movimento di resistenza e riscossa della Braunvieh (la vecchia Bruna alpina in definitiva) non abbia sfiorato la Lombardia che per secoli ha rappresentato l'importatore principale di bestiame Braunvieh? In realtà qualcosa si sta muovendo e qualche allevatore che "pensa con la propria testa" è arrivato alla stessa conclusione di tanti colleghi di altri paesi: oggi serve un tipo di animale a duplice attitudine, quello che avevamo già: la Bruna alpina. Però le "istituzioni zoocniche" che in Italia si concepiscono come appendice degli apparati statali e non come espressione degli allevatori, la pensano diversamente. Vediamo cosa sta succedendo. Gli allevatori hanno cominciato a importare bestiame e seme di toro congelato Original Braunvieh dalla Svizzera (in Valtellina è una cosa più che naturale che si fa da secoli). È stato un processo avviato alla chetichella. Chi se la sentiva di farsi dare del "troglodita nostalgico"? Di farsi sbertucciare dai tecnici e dai dirigenti che accusano gli "originalisti" di "rovinare decenni di selezione"?. Ma intanto il problema di come "inquadrare" la O.B. si faceva serio e così dopo aver preso in considerazione la cosa per la prima volta nel 2004 l'ARARB  inoltrava due anni più tardi la richiesta di istituzione di una sezione separata Originale è stata inoltrata al Ministero (Mipam) Però quella che si chiedre di rendere "autonoma" è, sprezzantemente, una Linea carne, quello che viene definito lo "scarto della selezione. Così si è in attesa della formalizzazone di un nuovo disciplinare del Libro Genealogico della razza Bruna che ratifichi l'esistenza della Linea carne e la sua espulsione dal Libro genealogico dove attualmente vengono iscritti i capi. Alla vera e autentica Bruna si vuole negare dignità di razza ed è pronto il Registro anagrafico, lo strumento che viene utilizzato per la gestione delle popolazioni "sfigate" a limitata diffusione. Ma la Original Braunvieh è una razza internazionale. Non importa. Mica decidono gli allevatori in Italia.

L'ambiente allevatoriale, come altri ambiti associativi agricoli, è ancora impregnato di paternalismo, quello della Bruna in particolare - dove la carica di direttore dell'Associazione di trasmette di padre in figlio - è stato improntato ad uno spirito fortemente dirigista, uno spirito ereditato da quei tecnici di un secolo fa che volevano imporre la Bruna di Svitto con le buone o con le cattive agli allevatori di montagna recalcitranti che difendevano le "loro" Brune, le Grigie, le Burline ecc. Sostenuti dal potere statale del Regno d'Italia liberale e dall'Impero asburgico prima, del regime fascista poi.

 

Vacca OB di Paolo Fanchi di Grosio (So). L'allevatore ha anche un toro e alcuni soggetti al 50% di sangue OB

 

Oggi diverse circostanze hanno indotto alcuni giovani allevatori a pensare "con la propria testa" e a sostenere le proprie opinioni anche a dispetto di un apparato tecnico che ultimamente - nella sua componente più vicina agli allevatori - pare allinearsi anch'esso al "revisionismo zootecnico" seguendo gli allevatori. Chissà se nel XXI secolo gli allevatori valtellinesi e delle altre vallate lombarde e alpine potranno finalmente operare scelte libere, sulla base della loro esperienza e dei loro interessi?

 

Vacca OB di Alfio Sassella di Talamona (So). L'allevatore ha anche un torello da riproduzione e diverse manze OB

 

 

pagine visitate dal 21.11.08

counter customizable

View My Stats

commenti, informazioni? segnalazioni scrivi

 

 Creazione/Webmaster Michele Corti