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Coltivazioni rurali

Il buon vino si fa nella terra 


(29.08.18)  Anche in Veneto, dove l'ampio uso di pesticidi in viticoltura è oggetto - dalla marca trevigiana alla Valpollicella - di aspre contestazioni *, c'è chi produce con il metodo biologico. Anche il Prosecco. Della pionieristica, ma oggi consolidata, esperienza dell'azienda vitivinicola bio  Ai Rorè (zona di Conegliano) abbiamo parlato con Alberto Testolin che ne commercializza la produzione in Trentino

* vedi sul tema articoli di Ruralpini in fondo a questa pagina

Intervista di Laura Zanetti

Il buon vino si fa nella terra. Parola di Paolo De Stefano, pioniere nel Nordest del vino biologico, fatta propria da Alberto Testolin e Natalie Bryant, che a Levico Terme hanno fondato divinowines Srl., esperienza commerciale dove primeggiano Prosecco e Cabernet, i vini della bio azienda Ai Rorè.



Alberto Testolin (a sinistra)


DVINOWINES Srl. 
sede legale Levico Terme (Tn)

DEPOSITO VINI
Bassano del Grappa

Contatti: cell 3661419139



Da giugno di quest’anno nel piccolo atrio che conduce allo storico ristorante Boivin di Levico Terme, è possibile non solo degustare, ma anche rieducarsi al vino sano, buono e pulito con il sostegno dello chef Riccardo Bosco.






Partiamo quindi , dopo aver sorseggiato il prosecco Ai Rorè, con le sue note di mela verde, pera Abate, pera Williams, tarassaco, edera e gelsomino, con l’intervista ad Alberto Testolin:

LZ: quante sono oggi in Italia le aziende di viticoltura biologica?

AT: vi sono 1300 cantine biologiche in Italia. Questo numero elevato è dovuto all’eterogeneità del territorio nazionale. Ma con una superficie di coltivazione bio equivalente all’11% la produzione di vino biologico  è  di soli 4,5 milioni di ettolitri , contro i 275 milioni di ettolitri di vino prodotto con i sistemi convenzionali.

LZ: Alberto, spiegaci cos’è il metodo della bio viticoltura:

AT: è un metodo produttivo che vietando l’uso di prodotti di sintesi, fa leva sugli equilibri naturali dell’ agro eco-sistema, promuovendo le biodiversità dell’ambiente in cui si opera. Il concetto base è questo: “sulla pianta si può solo prevenire, non curare”.


I vigneti dell'azienda Ai Rorè

LZ: mentre nella viticoltura convenzionale?

AT: in opposto a questo concetto la viticoltura convenzionale tende ad annientare ogni forma vivente che può insidiare le coltivazioni. Perseguendo questo modus agendi, si rende la pianta totalmente dipendente dall’azione dell’uomo e non più dalle forze della natura. Occorre tenere conto che in bio viticoltura si hanno a disposizione una gamma di principi attivi limitata e che deve essere solo di tipo preventivo. Chiaramente ciò porta a fare un numero rilevante di interventi preventivi, con conseguente aggravio dei costi di gestione dei vitigni. Considera che il viticoltore è consapevole della perdita del 30% del raccolto.

LZ: la domanda ora è: il bio in viticoltura potrebbe essere attivato ovunque?

AT: purtroppo no. Il più grosso ostacolo è l’umidità.

Ti faccio un esempio: nel Nord-est d’Italia, con il clima più umido d’Europa, vengono studiati più che altrove gli antiparassitari.


LZ: l’azienda Ai Rorè  è tuttavia nel Nord-est.

AT: si certo. Esattamente è a Refrontolo nei pressi di Conegliano, ma essendo in collina con ampia esposizione a sud dei vigneti, si crea un microclima mite, grazie ad una buona ventilazione . L’altro aspetto è la composizione del terreno argilloso/ calcareo: l’argilla drena l’acqua, la ghiaia calcarea la trattiene, rilasciandola lentamente.

LZ: quali sono i prodotti preventivi leciti?

AT: la nostra azienda esclude totalmente l’uso dei concimi chimici in accordo con il Regolamento Europeo sul vino biologico 203/2012. Il prodotto usato , soprattutto nelle prime fasi vegetative, è l’Humato bio, il concime organico vegetale, ricco di fosforo e potassio. La viticoltura biologica deve ridurre al massimo gli effetti della poca chimica che è lecita come l’idrossido di rame che viene aggiunto ad un coadiuvante naturale a base di olio di soia, il Fitoil. Considerato che il rame è il più efficace antiparassitario in natura, combinandosi con l’olio di soia, riesce ad apportare gli stessi effetti del verderame, riducendo i dosaggi e riducendo di molto l’effetto di penetrazione nel suolo dello stesso. Quindi si parlerà solo di tracce di rame. Infine l’altro prodotti usato con grande efficacia è il propoli, che ha i suoi costi.


LZ: Alberto, parlaci di Ai Rorè di Paolo De Stefani:

AT: Paolo De Stefani, di formazione agronomo, è l’anima di questa bellissima esperienza. Paolo, che ottenne la certificazione biologica nel 1992, è considerato il pioniere nella produzione di vino biologico nel Nord-est. La sua filosofia è: “il vino buono sta nella vite vecchia”.

Il Prosecco infatti, ha bisogno di viti forti (quindi vecchie) per sviluppare vini ricchi di sentori. Considera che Paolo ha vitigni che superano i 40 anni di vita!

Da dieci anni, Paolo dedica un po' del suo tempo allo studio di nuovi concimi e prodotti naturali antiparassitari in collaborazione con il gruppo di ricerca Entomologia dell'università di Padova.

La sua speranza è che in un futuro, tutti i metodi di viticoltura, laddove è possibile, diventino biologici, in armonia con la terra in modo che si possano gustare vini salubri, perché fatti con coscienza.



Paolo De Stefani

LZ: c’è poi tutto un lavoro artigianale importantissimo che determina la qualità del vino nel suo finale. È così? 

AT: si, nella viticoltura biologica , dalla potatura alla vendemmia, ogni lavoro è completamente manuale.

I grappoli vengono raccolti a mano, con la massima attenzione, affinché non si rompa un solo acino, che andrebbe subito in fermentazione. Di conseguenza anche il vitigno ha dei benefici, in quanto non viene stressato meccanicamente.

LZ: ultima domanda. Cos’è che ha mosso te e Natalie a promuovere con entusiasmo e convinzione i vini di Paolo De Stefani?

AT: aziende come la sua, che mai potranno essere competitive nel mercato del prosecco sempre più a basso costo, che si differenziano per aver scelto la prevenzione e non la cura, lavorando con la natura e non contro di essa vanno sostenute.

Il nostro scopo è quello di sensibilizzare il consumatore attento a sapere differenziare in tutte le sue peculiarità il sano vino biologico da quello acquistato, a basso costo, nei supermercati.

 

 





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