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Lupo

Michele Corti, 26  novembre, 2022

Nessuna vera buona notizia dall'Europarlamento



(26/11/2022) - Mentre i media di regime fanno credere alla prossima apertura della "caccia" al lupo, la realtà è che nella risoluzione (che - non va dimenticato - alla fine è solo un invito alla Commissione) non è stato inserito il punto decisivo: il passaggio del lupo dall'allegato IV della Direttiva Habitat all'allegato V, quello delle specie "normalmente protette". Vi spieghiamo la risoluzione venduta come una "svolta"  è una delusione, soprattutto per l'Italia. Un compromesso parecchio al ribasso che è difficile vendere come una vittoria. Tra l'altro si auspica il rifinanziamento dei progetti Life (Life Wolf Alps) per la "coesistenza". E l'impronta generale è quella della persistente ricerca della "coesistenza", dei continui monitoraggi, non riconoscendo che l'aumento della presenza e degli impatti sta portando a una situazione insostenibile e che, mentre si mena il can per l'aia come vogliono i lupisti, l'allevamento estensivo sta morendo. Che dire: pochissimi progressi, grande ambiguità.


La richiesta di spostamento del lupo dall'Allegato IV all'Allegato V della Direttiva Habitat è stata avanzata da anni da chi si batte in tutta Europa per la difesa del mondo rurale e pastorale . Chi si interessa al problema sa bene che solo scardinando questo meccanismo giuridico sarà possibile attuare una difesa efficace degli allevamenti e delle popolazioni rurali.  Per questo motivo la richiesta in tal senso del Parlamento alla Commissione europea era contenuta nel testo della risoluzione del gruppo ECR (Conservatori e riformisti, cui appartiene FdI) ma, nelle trattative per unificare i testi dei diversi gruppi, essa era caduta a favore di una versione più vaga. Il gruppo ID (Identità e democrazia, cui appartiene la Lega) ha allora presentato un emendamento per inserirla. L'emendamento è stato però bocciato con i voti determinanti della sinistra (italiana in prima fila). ID, ritenendo che la risoluzione, senza il preciso riferimento agli allegati perdesse buona parte del suo significato, ha votato contro la risoluzione. Tutto molto diverso da quello che è stato riferito dai media quindi. Il fatto è che, nell'indeterminatezza del testo approvato, può facilmente passare l'interpretazione che era contenuta nel testo originario del PPE (Partito popolare = democristiani), ovvero che la valutazione dello stato di conservazione tale da giustificare l' "allentamento" del livello della protezione debba essere valutato "localmente". E allora sarà facile per la lobby del lupo mantenere la protezione assoluta in diversi paesi, paradossalmente anche in Italia. Il rapporto degli esperti della LCIE (Large carnivore initiative Europe), predisposto per la segreteria permanente della Convenzione di Berna, attesta relativamente all'Italia - parte scritta dall'IEA = Boitani - che, in Italia, il paese con la massima densità di lupi al mondo e con una popolazione in forte crescita (il monitoraggio Ispra del 2020-2021 attestava una crescita annuale del 30% nelle Alpi) , sussistono rischi di estinzione sia sulle Alpi che sugli Appennini (per farlo, ovviamente, Boitani deve arrampicarsi sui vetri). Una barzelletta se non fosse un rapporto "scientifico". 


Paese Lupi Superficie Densità


mln kmq lupi/100 kmq
Canada 60000 9.98 0.60
Russia 40000 17.1 0.23
Kazakistan 30000 2.72 1.10
Stati Uniti 20000 9.63 0.21
Mongolia 15000 1.57 0.96
China 6000 9.6 0.06
Turchia 7000 0.78 0.90
Ukraine 2000 0.6 0.33
Bielorussia 1650 0.21 0.79
Romania 2000 0.24 0.83
India 1500 3.29 0.05




Italia 5000* 0.38 1.32
*Il monitoraggio Ispra 2020/2021 escludeva, per ammissione dell'Istituto, le aree di neocolonizzazione e indicava un aumento molto forte sulle Alpi (30% all'anno e più contenuto sugli Appennini). La cifra è quindi assolutamente prudenziale e certamente sottostimata.


Testo approvato

8. invita la Commissione a svolgere valutazioni periodiche dei dati scientifici affinché sia possibile adeguare lo status di protezione delle specie non appena sia stato raggiunto lo stato di conservazione auspicato in conformità dell'articolo 19 della direttiva Habitat;

Testo originariamente predisposto dal gruppo ECR (FdI)

6. invita la Commissione a proporre, senza indugio e conformemente all'articolo 19 della direttiva Habitat, la modifica necessaria per adeguare gli allegati al progresso scientifico sullo stato di conservazione del lupo, facendo passare la specie di lupo dalla protezione rigorosa di cui all'allegato IV alla tutela di cui all'allegato V e, inoltre, a sviluppare una procedura di valutazione periodica per consentire che lo stato di protezione delle popolazioni delle specie venga modificato regolarmente, non appena sia stato raggiunto lo stato di conservazione desiderato, conformemente all'articolo 19 della direttiva Habitat;


Testo emendamento bocciato presentato da Panza (Lega) e altri (Gruppo ID - Identità e democrazia)

5 bis. invita la Commissione a proporre, senza indugio e conformemente all'articolo 19 della direttiva Habitat, la modifica necessaria per adeguare gli allegati al progresso scientifico in materia di stato di conservazione del lupo, spostando la specie del lupo dalla rigorosa protezione di cui all'allegato IV a specie protetta nell'allegato V e, inoltre, a sviluppare una procedura di valutazione periodica per consentire di modificare regolarmente lo stato di protezione delle popolazioni di specie non appena sia stato raggiunto lo stato di conservazione desiderato, conformemente all'articolo 19 della direttiva Habitat;

Può essere utile sapere quali sono i parlamentari italiani che hanno votato contro l'emendamento decisivo :
LEGA : Cinzia Bonfrisco (animalista che anche in altre occasioni vota in dissonanza).
PD: Bartolo , Cozzolino ,  Gualmini , Majorino (candidato del centro-sinistra a presidente della Regione Lombardia), Picierno , Roberti ,  Smeriglio , Tinagli;
Azione-Italia Viva : Danti , Ferrandino;
VERDI Indipendenti  : Corrao , D’Amato Rosa , Pedicini;
Movimento 5 Stelle : Pignedoli , Ferrara, Furore;
Non iscritto Indipendente:  Giarrusso Dino.


Ma analizziamo il testo ufficiale della risoluzione (può essere scaricato qui) nel suo complesso.

Il testo, peraltro, contiene - non si può negare - molti riconoscimenti rispetto a ciò che i rappresentanti dei settori dell'allevamento estensivo e che ha a cuore le aree montane e interne e le loro popolazioni va sostenendo da anni. Dal punto di vista politico tutto ciò non è senza importanza ma se si analizza bene, le "ciliegine" sono controbilanciate da un'ambiguità di fondo. Le premesse, le considerazioni preliminari, lascerebbero qualche margine ottimistico, che viene però smentito dalla parte propositiva. Il testo, nelle premesse,  riporta infatti le valutazioni della IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) e della LCIE (Large carnivore initiative europe) che attestano come in Europa lo stato di conservazione del lupo sia fortemente migliorato, il suo areale aumentato.    Si riconosce che:
 i pastori devono sostenere ingenti costi a causa della predazione delle loro mandrie. Si riconosce anche che: il rapido aumento della popolazione di lupi e degli attacchi contro il bestiame rende difficile per gli amministratori nazionali agire in modo efficace e risoluto con gli strumenti attualmente a loro disposizione" (un problema che non esiste per l'Italia che non vuole utilizzare neppure i mezzi a disposizione). E poi che: gli animali domestici, in particolare nei pascoli e nei sistemi di pascolo aperto, sono maggiormente esposti al rischio di predazione (a seconda delle misure messe in atto e della loro efficacia) a causa della crescente presenza di grandi carnivori; che ciò vale in particolare nelle regioni montane e scarsamente popolate in cui il pascolo è necessario per conservare questi habitat prioritari; che in alcune zone densamente popolate, dove scarseggiano le prede naturali per i grandi carnivori, potrebbe sussistere anche un rischio maggiore per gli animali domestici. Dulcis in fundo si riconosce anche che: le pratiche tradizionali di allevamento che prevedono un elevato livello di protezione del bestiame dai predatori, quali l'uso di pastori, di cani da guardia del bestiame e di ricoveri notturni per garantire la sorveglianza diretta e continua del bestiame da pascolo, sono utilizzate da secoli in Europa, ma sono state gradualmente abbandonate a causa della significativa diminuzione degli attacchi dei predatori; considerando che può risultare difficile tornare pienamente a queste vecchie pratiche su larga scala in alcune regioni a causa del cambiamento di destinazione dei terreni con un approccio più multifunzionale nelle zone agricole, della crescente importanza del turismo e dell'attuale pressione socioeconomica che l'agricoltura sta affrontando nell'UE, con una significativa diminuzione del numero di agricoltori e salari inferiori alla media;



Questo per quanto riguarda le considerazioni in premessa. Quando, però, si passa alle proposizioni, agli inviti alla Commissione si osserva, invece, un forte margine di ambiguità.

Il punto 1. pare scritto dagli animal-ambientalisti in quanto inneggia alla "coesistenza" e sostiene che la direttiva Habitat prevede già la "flessibilità necessaria" per gestire i "compromessi". Come dire: e allora possiamo tenere le cose come stanno.. Questo punto è uno schiaffo agli allevatori.

1. prende atto dei risultati positivi delle politiche in materia di biodiversità per quanto riguarda il ripristino delle grandi specie di carnivori nell'UE e prende atto dei loro effetti sul funzionamento e la resilienza degli ecosistemi, sulla conservazione della biodiversità e sui processi ecologici, nonché sull'allevamento; sottolinea l'importanza di garantire una coesistenza equilibrata tra esseri umani, bestiame e grandi carnivori, in particolare nelle zone rurali, e sottolinea la necessità di riconoscere che i cambiamenti nei livelli di popolazione di talune specie possono comportare una serie di sfide ambientali, agricole e socioeconomiche; riconosce che l'articolo 2, paragrafo 3, della direttiva Habitat prevede già la flessibilità necessaria per affrontare e gestire con efficacia tali sinergie e compromessi ed è ritenuto idoneo allo scopo; osserva che tali flessibilità dovrebbero essere ulteriormente studiate;

Il punto 2. è espressione di buonismo ipocrita e peloso:

2. deplora l'impatto che gli attacchi dei grandi carnivori hanno sul benessere degli animali, compresi le lesioni, l'aborto, la riduzione della fertilità, la perdita di animali o intere mandrie e la morte di cani da guardia e invita la Commissione e gli Stati membri a fare tutto il possibile per prevenire sofferenze e danni agli animali da allevamento;


Il punto 3. è in contrasto con le considerazioni in premessa. Se gli "esperti" dicono che già ora il lupo non è più a rischio di estinzione in Europa, che senso ha "coontinuare a valutare ecc."? Nasconde l'intenzione di menare il can per l'aia a nostro avviso

3. invita la Commissione a continuare a valutare i progressi compiuti nel conseguimento di uno stato di conservazione soddisfacente per le specie sulla base di prove scientifiche, al fine di valutare e monitorare adeguatamente la popolazione e le dimensioni dei grandi carnivori, compresi i loro effetti sulla natura e sulla biodiversità;



Un colpo al cerchio e uno alla botte per accontentare tutti. Si dichiara che è giustificato un allentamento dello stato di protezione, bene, e poi?

4. accoglie con favore il fatto che il punto "Proposta di modifica: declassamento del lupo (Canis lupus) dall'allegato II all'allegato III della Convenzione" sia stato iscritto all'ordine nell'ordine del giorno della 42ª riunione del comitato permanente della Convenzione di Berna; sottolinea che lo stato di conservazione del lupo a livello paneuropeo giustifica un allentamento dello stato di protezione e di conseguenza l'adozione della modifica proposta;

Anche il punto 5. rappresenta un'ammissione positiva rispetto alla narrazione del partito del lupo (l'unica presente sui media) che nega gli attacchi mortali del lupo all'uomo. Sì ma poi?

5. riconosce che gli attacchi di grandi carnivori sono in aumento in tutta Europa e che essi hanno già causato la perdita di vite umane e hanno determinato effetti negativi per gli allevatori;

Il punto 6. riguarda l'invito a tenere sotto controllo gli ibridi, il punto 7. ribadisce che la Direttiva Habitat consente agli stati di intervenire già ora (quindi? va bene così  e non facciamo altro?). Il punto 8. (già visto) è quello cruciale che riguarda l'adeguamento dello status di protezione ed è formulato in modo fumoso. Il punto 9, è un'altra esortazione alla "coesistenza". Il punto 10. invita la Commissione a riferire sugli impatti dei grandi predatori. Il punto 11. invita invece la commissione a rifereire sulle "minacce" ai grandi predatori. Ma come se aumentano, se fanno danni crescenti, ci si deve amcora preoccupare delle minacce per loro e non di quelle che sono costituite da loro?  Un colpo al cerchio e uno alla botte. Il punto
12. sostiene quello che noi, inascoltati, andiamo dicendo da anni:

12.  sottolinea che gli allevamenti di bestiame nelle zone montane, in particolare la regione alpina, sono particolarmente vulnerabili ai crescenti danni causati dai grandi predatori; ricorda che le aziende agricole in tali regioni sono spesso di piccole dimensioni e sono soggette a costi aggiuntivi elevati, e dovrebbero essere tutelate e incoraggiate nella misura in cui possono contribuire alla protezione dei paesaggi montani e alla salvaguardia della biodiversità in regioni inospitali; sottolinea che le zone come le formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane e i prati calcarei alpini e subalpini sono particolarmente meritevoli di conservazione ai sensi della direttiva Habitat; osserva che tali habitat si sono formati in presenza di predatori selvatici e sottolinea che un fattore chiave per la conservazione di tali aree è il pascolo estensivo, ad esempio di bovini e cavalli o di greggi controllate da pastori; invita la Commissione a proteggere e preservare le pratiche agricole tradizionali, come la pastorizia, il modello di pascolo controllato, la pratica della transumanza riconosciuta dall'UNESCO e lo stile di vita degli allevatori che si dedicano alla pastorizia, attraverso soluzioni concrete; riconosce che alcune di queste pratiche possono rientrare nell'elenco proposto di potenziali pratiche agricole finanziate da regimi ecologici;

Il punto 13. riconosce che le misure di difesa passiva (intendendo anche i cani, perché la difesa attiva signifa sparare al predatore) sono spesso troppo costose e inefficaci

3. invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere che le misure di prevenzione attualmente disponibili, comprese recinzioni e cani da guardia, che hanno avuto successo in alcune regioni dell'UE, possono comportare oneri finanziari e di lavoro aggiuntivi per gli agricoltori, non sono sempre sostenute da fondi UE o nazionali e la loro efficienza ed efficacia variano a seconda delle condizioni locali1 2 ; sottolinea, a tale proposito, che il sostegno finanziario per le misure preventive dovrebbe essere accompagnato da una consulenza, al fine di garantirne l'attuazione completa e tempestiva; sottolinea che, nell'attuare le misure preventive e nell'esaminare le deroghe, si dovrebbe tener conto della conformazione del terreno, delle condizioni geografiche, dei precedenti di coesistenza con i grandi carnivori e di altri fattori predominanti, come ad esempio il turismo, che sono essenziali per le zone interessate; invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere, nei casi in cui le popolazioni di grandi carnivori sono in espansione, l'importanza di sviluppare e attuare strategie di mitigazione in modo proattivo in linea con la direttiva Habitat, sulla base di prove scientifiche;

il punto 14. riguarda la Spagna

Al punto 15 cascano le braccia perché si caldeggia il (ri)finanziamento dei progetti come Life Wolf Alps

15. invita la Commissione e gli Stati membri a individuare e sostenere scientificamente le migliori misure preventive possibili per ridurre gli attacchi e i danni causati dalla predazione del bestiame da parte dei grandi carnivori, tenendo conto delle caratteristiche regionali e locali degli Stati membri, e a sostenere gli agricoltori nella richiesta di tali misure preventive per moltiplicare e ampliare gli approcci di successo; chiede inoltre la loro effettiva inclusione nei servizi di consulenza e di divulgazione; chiede un aumento dei finanziamenti LIFE per i progetti volti a conseguire la coesistenza con i grandi carnivori.



Al punto 16. si invita gli Stati membri a elaborare e attuare piani d'azione globali per le specie (ditelo alla lobby del lupo che in Italia blocca da sette anni il Piano lupo).

Al punto 17. si fa un altro favore alla lobby , avida di finanziamenti per i monitoraggi  17. sottolinea la necessità di un monitoraggio periodico delle popolazioni di grandi carnivori

Al punto 18. si auspica un regime più equo per gli indennizzi agli allevatori ma sempre in un quadro di "coesistenza"

18. invita la Commissione e gli Stati membri a individuare opportunità di finanziamento sufficienti e a lungo termine destinate a misure preventive appropriate e un adeguato indennizzo per gli agricoltori, non solo per le perdite subite e i costi sostenuti a causa degli attacchi dei grandi carnivori, ma anche per le misure di mitigazione attuate, al fine di garantire la coesistenza dei grandi carnivori e pratiche di allevamento sostenibili; sottolinea che i regimi di risarcimento, concepiti in modo tale che l'allevamento e la presenza di grandi carnivori non comportino una perdita di profitti per gli agricoltori, dovrebbero coprire i costi diretti e indiretti associati agli attacchi dei predatori e dovrebbero essere integrati con misure preventive per la massima efficienza; evidenzia l'importanza di risarcire in modo equo e completo le perdite di animali da allevamento causate dai grandi carnivori, comprese le specie ibride; invita gli Stati membri e le regioni a migliorare l'accesso al risarcimento pecuniario; invita la Commissione a riconoscere che il numero crescente di attacchi sferrati dai grandi carnivori comporta un aumento anche delle risorse destinate alla protezione degli animali addomesticati e al pagamento degli indennizzi; si rammarica del fatto che gli indennizzi versati agli allevatori dopo un attacco variano da uno Stato membro all'altro; invita la Commissione a valutare la possibilità di modificare i suoi orientamenti agricoli per facilitare il risarcimento dei danni provocati dai grandi predatori nell'ambito di aiuti di Stato.



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