
Nel comasco scritte diffamatorie e minatorie contro un pastore “colpevole” di
avere subito stragi da parte dei lupi e di auspicarne il controllo. Il pastore ha sporto denuncia.
Nel pisano, le organizzazioni lupiste mettono una taglia di ben 8000 € per individuare i responsabili
dell’ostensione delle teste di lupo sui viadotti della superstrada. Il conflitto sociale intorno al
lupo, come si vede, è sempre più caldo e il clima d’odio contro i rurali, da parte della militanza
animal-ambientalista (“montata” da cattivi maestri) si acutizza . Il tutto autoalimentato dalla redditività delle iniziative pro lupo:
un circuito inarrestabile, una spirale perversa fatta di propaganda e di manipolazione (finanziata e sostenuta dalle istituzioni).

Appena qualcuno denuncia di essere stato aggredito da un lupo viene aggredito con messaggi d’odio e, a prescindere, viene trattato come un millantatore. Sono metodi da regime totalitario da squadristi.

Con i milioni dei progetti per la “convivenza”, i cattivi maestri del lupismo che siedono comodi nei loro uffici universitari, nei comandi di gruppi forestali dei cc, nelle stanze delle burocrazie regionali, dei vari enti pubblici e delle ONG, dei Parchi, dei vari enti beneficiari dei fondi, hanno “montato la testa” a una serie di scappati di casa che si sono dati al lupismo militante come scopo di vita e mezzo per sbarcare il lunario. La stessa ostensione dei trofei dei lupi è espressione dell’esasperazione a fronte dell’inerzia delle istituzione del loro schierarsi contro i rurali, dalla parte di chi, in ufficio, decide come (non) gestire la fauna. Chi pensa che sia un fenomeno toscano si sbaglia (vedi sotto).

Sopra: Samolaco in Provincia di Sondrio
Questa “retrovia”, a sua volta, trae linfa dallo “scaldare la testa” ai leoni da tastiera. Ma nella massa di questi lupisti in pantofole del quarto piano c’è qualche testa calda. E il rischio che l’odio per gli allevatori, come sperimentato già per i cacciatori, passi dalle parole ai fatti è concreto.

Sopra e sotto: Provincia di Cuneo

Davide Cagliani anni 38 vive a Oggiono- Lecco, ha una azienda agricola ereditata dal padre; è un pastore. Porta a pascolare il proprio gregge sui monti della penisola Lariana e precisamente sul monte San Primo un’estensione di circa 250 ettari fra boschi e prati di proprietà della comunità montana. E’ l’ultimo alpeggio dell’area soggetta a un forte abbandono con conseguente rischio di incendi.
Come tutti gli anni all’inizio di maggio comincia la transumanza 30 km col proprio gregge di circa 600 capi fra ovini e caprini e, aiutato da alcuni volenterosi pensionati, attraverso i paesini della Brianza sale al monte per far pascolare il proprio gregge.

Lo scorso anno ha rinnovato il contratto con la comunità montana che prevede un esborso di 10.000 € l’anno per l’affitto . Da qualche anno il Pastore lamentava la presenza del lupo per alcune predazioni subite. Predazioni che l’anno scorso hanno toccato numeri importanti ben 215 animali sono venuti a mancare il conto è stato fatto da cinque veterinari dell’Asl che al rientro di ottobre nell’azienda di Oggiono sono stati incaricati per verificare il numero esatto dei capi mancanti.

La Regione Lombardia ha risarcito a Cagliani solo 25 dei capi mancanti, ovvero solo quelli le cui carcasse sono state ritrovate e con essi le marche auricolari. Solo in questo caso i verbali sono stati sottoscritti alle guardie provinciali alle quali il Pastore aveva l’obbligo di rivolgersi ogni qualvolta faceva la macabra scoperta. Pur lamentando che i capi mancanti continuavano ad aumentare, il personale di vigilanza sosteneva che il rapporto ai fini del risarcimento lo redigevano unicamente per carcasse ritrovate e non su quelle smarrite o finite nei burroni circostanti e che la Regione, senza documentazione al riguardo, non riconosce il danno.

Le guardie della Polizia provinciale sostenevano che, per ogni ritrovamento, doveva sporgere denuncia entro 48 ore, pena il mancato risarcimento. Ma queste sono condizioni capestro! Poi ci sono esponenti politici regionali che vanno a dire agli allevatori: “i vostri problemi sono ben altri, pensate al latte crudo (un ambito dove la regione può fare poco), noi riceviamo pochissme denunce, i capi predati in Lombardia sono pochissimi“.

Potete immaginare se un uomo solo possa contare giornalmente più di seicento animali , forse se soffriva d’insonnia avrebbe potuto farlo, ma lì l’insonnia sua era la preoccupazione che i lupi arrivassero di notte a fare razzia e quello avveniva quasi giornalmente, quelle erano preoccupazioni che non lo facevano certamente fare sonni tranquilli. Ora assieme ai lupi, dovrà fare i conti con questa gentaglia travestita da ambientalisti, gente fanatica che crea odio con un clima di intimidazione, classico degli anni di piombo. Al colmo della beffa, la comunità montana lo scorso anno ha incaricato una biologa per studiare il comportamento dei lupi corrispondendo alla stessa ben 80.000 € per il loro monitoraggio che sarebbe dovuto servire ad evitare i danni nei confronti degli allevatori ! E questi sono i risultati!
Il pastore calcolava tra capre, agnelle, agnelloni, pecore fattrici (da 90 kg e con caratteristiche da carne ) un danno da 50.000 €. Oggi, con un miglioramento dei prezzi del comparto ovino, il valore dei capi persi si avvicina a quello del progetto. Lo capisce anche un bambino che il lupo (come l’ambientalismo in generale) serve a sottrarre risorse a chi lavora e a trasferirle burocrati e laureati. Avanti così. Con la benedizione delle istituzioni.
Esasperato, il pastore si è ora dotato di tre cani da protezione. In un’area frequentatissima dagli escursionisti vedremo come andrà a finire.
Solo l’ideologia può stabilire che il Triangolo Lariano (un territorio relativamente piccolo, stretto tra due laghi) può essere adatto ai lupi. In questo contesto la fauna ungulata è destinata a sparire e il conflitto con il turismo ad esplodere.