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[Ruralismo 1910]

 Un secolo fa appariva in Trentino il primo movimento politico ruralista

(15.12.08) di Michele Corti

 

Il 2009 è il 50° della morte di Patrizio Bosetti il fondatore nel 1910 della Lega dei contadini della Vallagarina, poi estesa a tutto il Trentino e primo movimento politico ruralista in Italia (allora se allora era nell'impero austo-ungarico)

 

Il 2010 è il centenario della fondazione della Lega dei contadini a Isera, un centro vitivinicolo della Val Lagarina a un tiro di schippo da Rovereto. Patrizio Bosetti, il fondatore e l'animatore del movimento - sino alla sua fine nel 1921 - nacque e morì a S. Lorenzo in Banale. E' un'occasione per i ruralisti del XXI secolo per organizzare delle iniziative tra S.Lorenzo e Isera nel 2009-10.  Ovviamente iniziative aperte a tutte le forze locali, alle associazioni culturali, amministrazioni che intendano dare importanza a queste esperienze politiche del passato di straordinaria attualità.

 

Pensiamo a qualcosa che non coinvolga solo i "ruralpini" ma tutti i  ruralisti italiani.  Lentamente sta emergendo in Italia un movimento ruralista nell'ambito dei "nuovi movimenti sociali": decrescita,  post-ecologismo,  consumerismo politico (quest'ultimo sempre più movimento di coproduttori per il cibo buono pulito e giusto). E'un movimento che cresce e si aggrega su temi concreti ma di grande valenza politica: la filiera corta, il latte crudo, il no alle monocolture e all'agricoltura dei pesticidi e delle fabbriche del latte e della carne, i gruppi di acquisto solidale e sobrio. Unisce il repertorio "classico" dei movimenti politici all'azione economica diretta, va oltre anche al bagshop power individualista per creare iniziativa collettiva per creare reti tra la campagna e la città: economcihe, ma anche culturali e politiche. Qui sta il collegamento con il ruralismo/contadinismo del passato che non distingueva tra azione politica ed economica.

 

Far nascere un movimento politico (sia pure non convenzionale e trasversale alla topografia politica tradizionale) a distanza di 100 anni dalla fondazione della Lega dei contadini del Trentino mi pare un fatto di grande significato simbolico. E' venuto il tempo di non vergognarsi a chiamarsi ruralisti e contadinisti. Quelli che dai loro pulpiti hanno stigmatizzato (e continuano a stigmatizzare) il ruralismo come una lebbra politica "reazionaria" associandolo - senza alcun fondamento  - alle ideologie totalitarie di destra, erano i paladini dell'ideologia che ha prodotto l'Holodomor, l'olocausto contadino, e oggi si barcamenano tra nuove tangentopoli e finanza rossa. I ruralisti l'opposizione al fascismo l'hanno fatta sul serio, pagando di persona. Il ruralismo è sempre stato democratico, autonomista, antiburocratico.

 

Oggi il movimento ruralista non può essere solo "contadino" anche se i contadini non devono sparire sostituiti da pochi imprenditori agroindustriali. La nascita di un nuovo orgoglio contadino (in Italia abbastanza inedito a causa del peso schiacciante delle ideologie e del potere urbani) è un fatto importante; così come è importante la rivendicazione dei contadini (neo e non): distingueteci dall'agricoltura industrializzata.

E' una rivendicazione politica ma al tempo stesso identitaria sulla cui base è possibile la saldatura con il movimento dei consumatori. Oggi come ieri il contadino rivendica libertà e indipendendenza alla faccia dei liberal-capitalisti e dei marxisti (due facce della stessa medaglia) che lo hanno voluto eliminare, che lo vogliono comunque sottomesso alle agenzie burocratiche, alle grandi organizzazioni industriali e commerciali.

I contadini di un secolo fa volevano essere indipendenti nè di destra nè di sinistra (ovvero nè clericali con degasperi nè rossi nè liberali), non volevano farsi schiacciare da un industrialismo incipiente. Che attualità! Oggi i contadini, gli abitanti dei centri rurali, i consumatori consapevoli si rendono anche conto che l'ambientalismo è superato e che è anch'esso una faccia della medaglia della società del consumo industriale.

Quest'ultima vuole eliminare del tutto la ruralità sostituita da una wilderness con orsi e lupi da una parte, da aree metropolitane (informi periferie dove le fabbriche del latte e della carne sono prodotte in capannoni tra i capannoni) dall'altra. I "verdi" sono parte di questo disegno e ha ragione da vendere Vandana Shiva quando dice che oggi l'unico movimento ecologista è quello dei contadini.

Fino a che gli animali non serviranno più e si mangerà qualcosa di nè vegetale-nè animale (comunque OGM). Non ci sono argomenti più politici di questo. Cibo è potere, cibo è libertà.

 

Vale la pena quindi ricordare i ruralisti del passato e riallacciarci alla loro esperienza. Essa non riuscì ad affermarsi perchè fu soffocata dalle ideologie del XX secolo (i ruralisti del XX secolo stretti tra bianchi e rossi i ruralisti finirono in Trentino con il fascismo mentre in Piemonte e parte della lombardia alpina ripresero nel secondo dopoguerra e furono combattuti ferocemente da DC e PCI). Ma di quesrto parleremo prossimamente.

 

Di seguito riporto il capitolo sul "contadinismo alpino" (il larga misura dedicato al Trentino del mio saggio "Contadini e allevatori del Nord nelle transizioni rurali del XX e XXI secolo"

 

Contadinismo alpino

«noi non dobbiamo essere né liberali, né clericali, né socialisti, dobbiamo formare un altro partito, lo chiamiamo pure il partito della miseria, non importa, quello che importa è di rendersi indipendenti»: S.Adami, in: Il Contadino [organo della Lega dei contadini del Trentino] a. I n. 14, 14 aprile 1911

 

«(...) noi contadini nelle nostre cose morali e materiali vogliamo fare da noi, scuotendo finalmente dalle nostre spalle oppresse il degradante peso degli sprezzati e dei tutelati ...»: Il Contadino, a. I n. 20, 26 maggio 1911.

 

All’inizio del XX secolo, nell’ambito delle regioni dell’Europa centro-orientale caratterizzate dalla presenza della piccola proprietà contadina, l’estensione del diritto di voto nelle elezioni politiche, la diffusione dell’alfabetizzazione e della stampa creano le condizioni per l’attivazione politica dei contadini. La reazione alla crescente dipendenza dei contadini nel contesto dello stato moderno attraverso l’imposizione fiscale, la leva, il controllo e l’esproprio delle risorse comunitative assume una forma politica organizzata.

La presenza di forti movimenti contadinisti nell’ambito dell’Impero asburgico[1] la scomparsa dell’analfabetismo e la precoce estensione del diritto di voto ai contadini[2], spiegano perché è in Trentino che troviamo la prima testimonianza di un movimento contadinista. La Lega dei contadini mosse i primi passi da Isera, piccolo comune agricolo nei pressi di Rovereto nel 1907[3] e si costituì ufficialmente nel 1910[4] Nel marzo 1911 la prima assemblea generale a Rovereto vide la presenza di 1.387 contadini, e affermò la volontà di estendere la Lega a tutto il Trentino e di dar vita ad un vero e proprio partito politico contadino.  La Lega propugnava l’autonomia del movimento contadino e si scontrò ben presto con la gerarchia ed il partito cattolico che controllavano strettamente le cooperative contadine. Per allontanare le accuse di “anticlericalismo” e “socialismo” la Lega, fece suo il principio della difesa del cattolicesimo, ma venne attaccata duramente dalla stampa cattolica e dello stesso Degasperi[5].

La cattolica Unione Popolare nel 1911 sconfisse per pochi voti l’Adami, candidato della Lega, ma nel periodo seguente la Lega estese la propria presenza nel Trentino e promosse la creazione di strutture economiche. Da parte cattolica si rispose creando nella stessa Vallagarina un’organizzazione rivale: l’Alleanza contadina che nei programmi e nelle strutture, ricalcava quasi esattamente la Lega. Gli argomenti di Bosetti (leader della Lega) e di Carbonari (leader dell’Alleanza) erano identici, ma la contrapposizione tra i due durissima[6] Tra la Lega e l’Alleanza vi era, però, una differenza sostanziale: l’Alleanza ammetteva con diritto di voto passivo anche con riferimento alle cariche direttive, persone non appartenti al ceto agricolo, lasciando aperta la “tutela” da parte del clero e del partito cattolico. Luigi Carbonari era anch’egli un contadinista[7], intenzionato a trovare dei varchi tra la gerarchia ecclesiastica e il partito per poter sviluppare una propria politica. Nel quadro organizzativo di rigida ripartizione tra momento politico (Partito popolare) e cooperativo (Federazione dei consorzi cooperativi) la mancata osservanza della distinzione tra la sfera economica e quella politica, tipica del contadinismo, divenne causa di duri conflitti tra Carbonari e la stessa gerarchia[8]. La Lega che nelle elezioni del 1914 aveva ottenuto un buon risultando pur non riuscendo ad eleggere un proprio rappresentante, venne prontamente ricostruita dopo la guerra, ma nel nuovo clima politico la sua posizione si era indebolita. In un clima politico in cui il partito socialista riusciva a fare breccia nelle campagne mentre restava fortissima l’influenza cattolica lo spazio dei contadinisti si restrinse[9]. Bosetti, leader della Lega e direttore de Il Contadino chiarì che poteva esserci allenza con i socialisti solo sul piano della difesa della democrazia ma tenne fermo il principio dell’autonomia.[10] Sotto la pressione del partito popolare e della concorrenza socialista la Lega subì sbandamenti ideologici. Nel 1921 formò con rappresentanti di altre categorie la lista del Blocco economico appoggiata dall’esterno dai fascisti, e subì una dura sconfitta elettorale che portò allo scoglimento del movimento.[11].

Mentre la Lega contadinista entrava in crisi Carbonari, nel 1921, veniva eletto con Degasperi al parlamento italiano (dove venne rieletto anche nel 1924) e divenne presidente della Federazone dei Consorzi coperativi trentini. L’“entrismo” di Carbonari non era motivato dall’ambizione personale come dimostrò pagando pesanti prezzi personali pagati per il suo antifascismo[12]. Nel 1945 egli assunse subito importanti cariche, ma si dedicò principalmente alla ricostruzione dell’organizzazione dei contadini. Il 2 luglio 1945 venne costituita L’Unione dei contadini della provincia di Trento, per iniziativa di Carbonari e di esponenti democristiani, ma, a differenza della Coldiretti (sostanzialmente inedita) essa si innestava nella tradizione trentina delle Leghe[13]. L’ingombrante presenza di Carbonari era motivo di inquietutine nella Dc, tanto che, già nell’agosto 1945 venne avanza la proposta di togliergli l’organizzazione[14]. Da parte dei democristiani, però, si preferì “cavalcare la tigre”. Nell’ottobre 1946 Carbonari divenne Presidente dell’Unione, e, nonostante gli impegni parlamentari, dedicò particolare cura all’organo di stampa: Il Contadino, che intendeva gestire in piena autonomia dal partito[15]. Alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1948, gli venne affidata l’opera di convincimento dei contadini. In quella occasione su Il Popolo Trentino venne pubblicato un Manifesto emblematicamente intitolato Contadini, sveglia! da attribuirsi senza dubbio a Carbonari dato il contenuto apertamente contadinista. Erano ravvisabili nel Manifesto un forte richiamo all’autonomia territoriale[16], all’antiburocratismo, all’esigenza di una rappresentanza dei contadini nei corpi amministrativi e legislativi nonché un tono chiaramente classista[17]. Anche lo statuto dell’Unione rifletteva la continuità con la linea contadinista”[18]  Fu in vista delle elezioni  regionali, dopo dal 18 aprile, che emerse la natura contradditoria del rapporto tra l’esponente contadinista e la Dc. Carbonari, in parallelo con l’organizzazione contadina sudtirolese, pretendeva il 63% dei candidati[19] minacciando, in caso di rifiuto, di presentare una lista autonoma[20].. La Dc che, per non rischiare di perdere una parte della base contadina, accettò obtorto collo una soluzione di compromesso[21]. Dopo le elezioni la Dc accusò duramente l’Unione, per la propaganda strettamente finalizzata al successo dei propri candidati e “troppo” a favore dell’autonomia regionale[22]. Sottoposto ad un fuoco di pesanti accuse in occasione di diverse riunioni il Comitato Provinciale del partito chiese il suo allontanamento dalla presidenza dell’Unione dei contadini. Riescì a resistere caparbiamente fino al congresso del 1950.[23]  Lo spirito combattivo di Carbonari non era però domato dagli anni e dalle cariche che continuerà a rivestire.  Ultraottantenne, il 16 febbraio 1964 organizzò una manifestazione di protesta contro il crollo del prezzo delle patate in cui 4.000 contadini scesero in piazza a Trento contestando duramente l’establishment sindacale e politico democristiano[24].  Alle elezioni regionali dello stesso anno presentò una lista Alleanza contadini artigiani; ottenne solo il 2,6% dei voti, ma fu eletto. Nel 1966 in Consiglio Regionale il suo ultimo atto politico fu rappresentato dalla protesta contro l’aumento degli stipendi dei consiglieri[25]L’esperienza politica carbonariana fu connotata da tratti fortemente personali, ma trova molti punti di corrispondenza con quella dei movimenti contadinisti, difficilmente inquadrabili nelle categorie convenzionali del discorso politico ed ideologico italiano. Carbonari, che venne duramente attaccato nel corso della sua vita politica in quanto “comunista” e “classista”, venne dopo la sua morte ingenerosamente etichettato come “integralista”, “reazionario”[26], “populista”.

Liquidato Carbonari l’Unione dei contadini, nel 1951 aderì alla Coldiretti[27] Dal 1952 l’Unione sarà presieduta per un ventennio dall’On. Helfer che incarnava il principio della “tutela” del partito sui contadini[28], ma che difese i margini di autonomia da Bonomi. Bisognerà aspettare fino al 2003 perchè l’Unione dei contadini diventi una anonima Federerazione provinciale coltivatori diretti[29].



[1] Il più famoso tra i movimenti contadinisti fu il Partito contadino della Bulgaria guidato da Aleksander Stromolijski  che divenne leader del paese e fautore della “Internazionale verde”. Il successo del contadinismo era legato alla diffusione della piccola proprietà contadina. Il movimento contadinista bulgaro aveva un pronunciato carattere democratico e antiburocratico. Stromolijski avversava i politici professionali e i partiti politici organizzati su base ideologica preda di carrieristi e burocrati e propugnava forme di aggregazione politica su base di classe, basate su comuni interessi economici e su una forma di organizzazione orizzontale su basi democratiche (G.D.H. Cole, Storia del pensiero socialista 1889-1914. La Seconda Internazionale,Vol III, t.2, Bari ,1972, p.93) Questi orientamenti ideologici si ritrovano anche nelle esperienze contadiniste sviluppate in Italia.

[2] Nel 1896 i contadini ebbero diritto di voto, e nel 1906 venne abolito il sistema delle votazioni per classi, G.D.H.Cole, op.cit., p.10.

[3] In occasione delle elezioni per il parlamento di Vienna le promesse elettorali di Degasperi e del candidato dell’Unione cattolica Popolare, don G.B. Panizza, fecero desistere i promotori dal presentare una lista contadina. Le promesse non furono mantenute e il 5 maggio 1910 venne costituita la Lega dei contadini della Vallagarina. Già nel gennaio 1911 essa si dotava di un organo di stampa: Il Contadino che uscirà fino all’agosto del 1914 e che, dopo la guerra mondiale, riprenderà le pubblicazioni dal 1919 al 1921 (G. Raffaelli, « Note sulla «Lega dei Contadini» del Trentino (1911-1921)», in: Movimento Operaio, 7, 1955, 439-453.

Dopo la seconda guerra mondiale Il Contadino fu l’organo dell’Unione dei contadini diretto da Luigi Carbonari (vedi oltre).

[4] Lo Statuto elencava i seguenti scopi: «a) sollevare la casta dei contadini al livello delle altre caste lavoratrici; b) educare e dirigere i contadini nell’esercizio dei loro doveri e diritti politici e amministrativi: c) promuovere il benessere della parte più povera fra i contadini»: Il Contadino n. 2 e 3 (13 e 27 gennaio 1911).

[5] Degasperi sul Popolo trentino del 29 agosto 1911 si espresse nei confronti della Lega nei seguenti termini «La Lega d’Isera si contentò di propagare l’avversione al prete, di attizzare l’odio di classe, di calunniare nei comizi e in un giornale sostenuto dai liberali il partito popolare e riuscì a raccogliere la feccia di tutti i paesi»: G.Raffaelli, op. cit..

[6] G. Grigolli, Luigi Carbonari. Il tribumo dell’altipiano, Rovereto(Tn), 2001, p.60.

[7] Già da alcuni anni, aveva iniziato a promuovere cooperative quali la Lega dei contadini di Levico in Valsugana.

[8] Quell’attivismo fuori schema provocava frizioni con Degasperi che, in una lettera dell’11 aprile 1911, gli intimava di sospendere l’attività di propaganda per la Lega dei contadini [di Levico] e a non tenere più conferenze (G. Grigolli, op.cit., p.105.)

[9] L’influenza socialista sui contadini era chiaramente legata all’assenza in Trentino di quello strato bracciantile che in aree quali l’Emilia imponeva durissime clausole contrattuali a danno di mezzadri e altri strati contadini (cfr. F. Cassola, op.cit.).

[10] «essendo la Lega una organizzazione di classe con carattere tutto proprio economico non vi può essere identità di interessi con l’organizzazione operaia e perciò dichiara, e crede che gli aderenti alla Lega saranno d’accordo con lui , che per intanto, fino a che tutti i lavoratori, tanto quelli della terra, come quelli delle fabbriche, non avranno raggiunto un nuovo governo nell’amministrazione sociale, sia meglio per intanto per i contadini, che sono quasi tutti piccoli proprietari, avere un’organizzazione di classe del tutto propria professionale, e che ognuno tenga la propria direttiva e la propria strada» P.Bosetti, in: Il Contadino, anno IX, n.12, 11 settembre 1919.

[11] Partito popolare 35.921, (5 eletti) Partito socialista 20.392, (2 eletti) Liberali 6.790, Blocco 5.338 (G.Raffaelli, op. cit.).

[12] Con l’avvento del fascismo, infatti, pur non iscriversi al Pnf, fu costretto per vivere a girare in bicicletta valli e paesi del Trentino vendendo lucido da scarpe (aveva una laurea in scienze dello stato ottenuta ad Heidelberg ed una in economia conseguita a Vienna!).

[13] G. Faustini, «La truppa rustica». in: Bridi C., Faustini G. (a cura di), La rivoluzione verde: l’Unione Contadini e l’agricoltura trentina 1945-1985,Trento,1985,11-138.

[14] «Li avete in mano?» chiedevano i dirigenti del partito consapevoli che l’indocile Carbonari non garantiva certo quel ruolo di “cinghia di trasmissione”, di subordinazione e di rigida tutela che essi pretendevano (G. Faustini, op.cit.).

[15] Nella testata de Il contadino campeggiava il simbolo dell’aratro guidato da un contadino e trainato da una coppia di buoi e contornato dal motto “Contadini unitevi”. Lo slogan era stata lanciato da Carbonari sin dal lontano 22 settembre 1911 sul quotidiano di Degasperi Carbonari non mancò di utilizzare il motto anche nella versione “Contadini di tutta la provincia di Trento unitevi” con trasparente e polemica allusione al ben noto motto marxiano. Proprio sul terreno del controllo de Il Contadino si svilupparono alcune delle più aspre polemiche tra Carbonari e la Dc, ed in particolare con Flaminio Piccoli, direttore de Il Popolo Trentino. Quest’ultimo nel 1948, all’acme delle polemiche seguite alle elezioni regionali, fu uno dei più duri accusatori di Carbonari, cui rimproverò i metodi di gestione e di finanziamento dell’Unione, cercando di attuare la fusione delle due testate. ivi.

[16] L’autonomismo di Carbonari era indissolubilmente legato alla valorizzazione del ruolo del contadino in uno spirito certamente più tirolese che italiano. «le libertà comunali e l’autonomia regionale sono passate nel nostro sangue», insieme alla piccola proprietà esse rappresentavano per Carbonari «il più grande baluardo di tutte le libertà» (G. Grigolli, op.cit., p.107). Egli considerava i contadini “garanzia di un governo regionale il cui carattere sarà la serietà, la parsimonia; di un governo che sia baluardo di ordine, del buon costume, e della fede dei nostri avi, in mezzo ad un popolo degno delle conseguite e anche di maggior libertà” ivi, p.42. Sul piano simbolico è significativa la dedica dell’Unione dei contadini al Sacro cuore.ivi, p.43.

[17] «Che lo Stato non s’ingerisca nella sfera d’azione naturale della Regione e del Comune» «Non vogliamo uno Stato padrone e despota, ma uno stato servo fedele, fautore del benessere morale dei cittadini che vi abitano» «Vogliamo l’allontanamento dagli uffici di tutto il personale parassita e superfluo» «Vogliamo la soppressione di tutti gli organismi ed uffici artificiali, che non hanno altra funzione che di foraggiare avventurieri», si ribadisce il principio della «terra a chi la lavora» con indennizzo del grande possesso fondiario, si chiede un sistema fiscale progressivo, il principio della rappresentanza dei contadini nei corpi amministrativi e legislativi. «La direzione della cosa pubblica non deve essere un eterno privilegio e monopolio delle classi ricche; i figli dei lavoratori particolarmente dotati di intelligenza e buon volere devono poter compiere a spese dell Stato tutta la carriera degli studi, affinché alla testa degli Enti pubblici presieda il minor numero di inetti possibile» (G. Faustini, op.cit.).

[18] L’on. Helfer, l’uomo della normalizzazione democristiana dell’Unione, giudicherà nel 1970 lo statuto «un ibrido (...) che ricalca in arte, nonostante le ultime modifiche, gli statuti delle vecchie cooperative di consumo». ivi.

[19] G. Grigolli,op.cit., p.91.

[20] La minaccia non era puramente strumentale. All’interno dell’Unione dei contadini, infatti, vi era stato un dibattito sull’opportunità di una presenza autonoma e Carbonari e aveva motivato la scelta di inclusione proporzionale nelle liste Dc con l’insuccesso del Partito dei Contadini di Scotti e della stessa Asar il 18 aprile. G. Faustini, op.cit. Sull’ Asar cfr. S.B Galli, «1945-48: La meteora dell’ASAR scuote il Trentino», in: Etnie, n.14, a IX, 1988, 6-14.

[21] Esso prevedeva 3 posti “sicuri” per i contadini e l’attribuzione delle qualifica di “amici dei contadini” ad una quindicina di candidati G. Grigolli, op.cit., pp 91-92. Vennero eletti 3 esponenti dell’Unione più 8 “amici” su 15 Dc. (G. Faustini, op.cit.).

[22] Alla propaganda autonomista dell’Unione la Dc attibuì in parte il successo del partito autonomista Pptt.

[23] Nel messaggio di commiato si tolse un sassolino dalla scarpa nei confronti della gerarchia ecclesiastica «date al contadino ciò che è del contadino e il contadino darà a Dio ciò che è di Dio»: G. Grigolli, op. cit., p. 111.

[24] G. Faustini, op. cit.

[25]G. Grigolli, op. cit., 99-100

[26] «va tenuto presente anche un fondo reazionario contadino che potrà portare Carbonari a tradurre la rivolta contadina in ribellione a sfondo anarchico, ma appunto con sostanza reazionaria» G. Faustini, op. cit. Anche i giudizi dell’on. Helfer che per vent’anni guidò l’Unione dei contadini non furono teneri. In una intervista (Bridi C. -a cura di- in: Bridi C., Faustini G. op. cit., 357-362), egli definisce Carbonari un «tribuno della plebe» animato da uno «spirito romantico, un po’avventuroso, un po’improvvisatore» «in quello “svegliati” che poteva significare un sacco di cose, oggi si potrebbe ravvisare come prevalente una frustata di populismo» «Carbonari non era facilmente irriggimentabile, ma giocò per questo riguardo soprattutto l’acceso spirito autonomista locale e la lunga tradizione cooperativistica trentina, di cui Carbonari fu sempre fervente sostenitore» Ne Il Contadino 9 settembre 1971 il necrologio di Carbonari indulge riduttivamente sull’aspetto “caratteriale” della sua personalità politica «personalità un po’ribelle, un socialcristiano popolare, un po’ insofferente di precise etichettature» G. Faustini, op. cit . p. 23

[27] In precedenza Carbonari aveva mantenuto un buon rapporto “a distanza” con la Coldiretti di Bonomi, ma respingeva qualsiasi intrusione nell’autonomia dell’organizzazione trentina. (I Trentin -a cura di- in: Bridi C., Faustini G. op. cit., 295-342).

[28] Era stato infatti segretario provinciale del partito ed era stato eletto alla camera nel 1948.  Insegnante all’istituto magistrale Helfer aveva svolto attività sindacale in campo scolastico (G. Faustini, op. cit . p. 58).

[29]Il 19 dicembre 2003, cogliendo l’occasione di un rinnovo dello Statuto l’Assemblea ha deliberato il cambiamento di nome (e del logo) dell’Unione stessa Nell’articolo del Il Contadino che ne da l’annuncio il commento si riduce alla semplice costatazione che “sono anni che l’Unione Contadini gravita nell’orbita della Coldiretti (..) al cui statuto si coordina e presta ossevanza politica ed organizzativa”. «L’Unione Contadini è ora Coldiretti Trento» [editoriale s.n.] in: Il Contadino, 12, 2003, 2-5

 

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