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Il lupo agita la Valtellina

  Michele Corti 12/05/2021

Le predazioni in val Fontana hanno acceso un aspro dibattito politico in Valtellina e Valchiavenna


Episodi emersi a "scoppio ritardato"


Uno degli aspetti, a dir poco singolari, della vicenda dei recenti attacchi del lupo in val Fontana è rappresentato dal ritardo tra gli episodi di predazione (avvenuti tra il 21 il 25 aprile) e la loro "emersione" sui media, avvenuta solo a partire dal 7 maggio.  Va rilevato che le conseguenze di quegli attacchi non si sono ancora esaurite: proprio ieri è morto uno degli agnelli feriti. Se non fosse stato per gli allevatori tutto sarebbe stato silenziato. La dirigente del servizio faunistico provinciale, dott.ssa Ferloni, è intervenuta dopo che le notizie erano già apparse sui giornali e i siti, sia per smentire la presenza di branchi che per "bacchettare" pesantemente gli allevatori. La dirigente ha utilizzato toni talmente duri da innescare una serie di interventi di replica da parte dell'ex presidente della provincia (attuale sindaco di Chiavenna), Luca Dalla Bitta, da parte del vice-direttore dell'Associazione regionale allevatori, Gianmario Tramanzoli e della Federcaccia provinciale. Poi sono seguiti altri interventi di rito, ma spesso parolai e cerchiobottisti (e non meritano di essere citati). Torneremo su questi aspetti politici dopo aver riportato i fatti e le conseguenze degli stessi per gli allevatori.

Un lupo, sempre che sia (ancora) solo, la cui presenza era ben nota

Lo scorso anno, alla fine di settembre, l'Ufficio caccia e pesca del Canton Grigioni confermava la presenza di un lupo in val Poschiavo. Era stato avvistato e aveva compiuto una predazione a ridosso del confine (ovvero della val Fontana). In questi casi scatta il monitoraggio da parte di WolfAlps che conta tra i suoi partner la Regione Lombardia, l'Ersaf, i CC forestali e, tra gli enti che collaborano con proprio budget, la Provincia di Sondrio e il Parco delle Orobie valtellinesi. Un bello schieramento a favore del lupo, non c'è che dire. Sarebbe stata una grave leggerezza se non fossero state piazzate le fototrappole. La sicurezza con la quale la polizia provinciale (che ha eseguito i rilievi) e lo stesso servizio faunistico hanno immediatamente confermato che le predazioni erano state opera del lupo dimostrerebbe che gli stessi soggetti ne conoscono bene la presenza e gli spostamenti. Come se non bastasse, anche i CC forestali hanno riferito di aver udito gli ululati. La presenza del predatore è stata anche confermata dai cacciatori che, grazie al fototrappolaggi, hanno "beccato" il lupo dopo la predazione di un capriolo, dove non si dice. Peccato che la Provincia utilizzi gli strumenti di monitoraggio e i dati di cui dispose solo per smentire la presenza di altri lupi, mai per allertare gli allevatori. Così è stato per i Bertoletti (che hanno subito gli attacchi alle loro pecore) e per la famiglia Gola che gestisce l'Agriturismo El sit in località Strafodes a 1380 m, vicinissimo ad alcuni dei siti delle predazioni (di ovini e selvatici). La tattica del lupismo, dell'Ente lupi (di cui WolfAlps è la punta dell'iceberg), è la tattica del silenzio, della disinformazione, della messa a tacere di chi è testimone dei fatti e di chi osa criticare. Voci insistenti indicano la presenza del lupo nell'orobica val Bondone, mentre il 3 maggio si è registrata, con la fototrappola, una predazione all'Aprica. Il lupo &grave stato immortalato mentre spostava la pecora uccisa. Un esempio di monitoraggio "dal basso", democratico, opposto al silenzio e alla disinformazione delle istituzioni colonizzate dalla lobby lupista. Il monitoraggio da parte di allevatori, pastori, cacciatori, boscaioli, amanti della montana &eegrave, uno dei pochi strumenti per non essere sopraffatti dal lupo e da chi lo usa come una clava contro la montagna dell'uomo con il fine ormai scoperto di fare delle Alpi un grande parco della wilderness (e delle speculazioni) con i montanari föo di ball . C'è anche da chiedersi quante predazioni passino in silenzio in forza di un sistena di accertamenti, tempi di indennizzo, danni solo parzialmente coperti (in barba alle linee guida dell'Unione Europea che raccomandano agli stati di rimborsare al 100% i danni diretti e indiretti sino a quando sarà in vigora l'ingiustificata super-protezione del lupo). I meccanismi attuali che scoraggiano, gli allevatori, in particolare quelli per passione, ma spessissimo anche i "professionali", dal segnalare le predazioni, così i lupisti possono proclamare che la convivenza funziona





Torniamo alla val Fontana e a quanto successo oltre due settimane fa. I Gola hanno un bimbo di un anno e mezzo e non ci hanno pensato due volte a chiudere l'agriturismo e a trasferirsi, dopo che Arturo, la mattina del 22 aprile, aveva aiutato Nicola Bertoletti a soccorrere le sue pecore. Sono "scappati" dal loro sogno, l'agriturismo realizzato in anni di lavoro, per realizzare le strutture, farsi conoscere ecc. . Sono scappati loro e le 65 pecore. Sotto un'immagine di serenità che appartiene a un'epoca purtroppo finita. La Valtellina si sta rendendo conto di essere entrata in quel girone infernale del lupo nel quale altre aree alpine sono già da tempo collocate. Ma la disinformazione imposta dalla mafia del lupo ha sempre mantenuto in ambito locale legravissime notizie che provenivano dal Piemonte e dal Veneto; così i valtellinesi sono stati tenuti tranquilli.. mentre il lupo si avvicinava sempre più

Arturo Gola, conduce l'agriturismo Strafodes e un gregge di 65 pecore, metà ciute


Una trentina sono pecore ciute, la razza che ha rischiato - sul serio - l'estinzione a causa dell'incrocio incontrollato e ripetuto (erosione genetica, detto in modo più tecnico) con altre razze (bergamasca in primis). Il nucleo di Arturo è il più consistente e comprende un raro ariete RR (resistente alla scrapie), assolutamente prezioso in un contesto in cui per profilassi veterinaria tutti i non resistenti sono destinati al macello.


Si comprende bene come l'associazione alpina Pro Patrimonio Montano, che ne ha curato il recupero, si senta coinvolta in questo frangente ed esprima grande preoccupazione. Di questa preoccupazione si è fatto interprete Marco Paganoni, il referente del progetto di recupero e rilancio della ciuta, che - allertato da Arturo Gola - ha contattato gli organi di informazione. La piccola razza ciuta, nell'inerzia delle organizzazioni istituzionalizzate e delle agenzie pubbliche  si è resa protagonista di progetti per garantire la continuità delle attività di tosatura (bloccata dalla pandemia che, lo scorso anno, ha impedito l'arrivo, dalla Francia, del solito tosatore) e per la valorizzazione della lana. Progetti che vanno al di là del beneficio per le ciute ma che ricadono a favore di tutto l'allevamento ovino. Nel caso della tosatura si è messo in cantiere un corso di tosatura e, con il crowd-funding si sono raccolti 3 mila euro per le attrezzature. Non solo, ma la ciuta - anche attraverso la valorizzazione della carne e il rilancio delle antiche modalità di utilizzo della stessa - sta diventando (insieme al grano saraceno di Teglio ); un fiore all'occhiello della Valtellina, non solo come esempio di biodiversità salvata ma anche di risorsa agro-alimentare e gastronomica legatissima al territorio. Suo malgrado la ciuta diventa ora protagonista del conflitto che oppone il pastoralismo alla politica di colonizzazione senza freni delle Alpi da parte del lupo. La ciuta, infatti, è razza da piccolo allevamento stanziale, che ha occupato, anche in passato, le porzioni più marginali dei pascoli alpestri, quelle meno difendibili. 




Una settimana di attacchi

Nelle settimane precedenti, sia Arturo che Nicola riferiscono di avere notato "qualcosa di strano" (Antonio anche una pecora che si era dispersa senza apparente ragione). Tutto ciò rende più grave la responsabilità della provincie e degli altri enti che sapevano benissimo dov'era il lupo ma che, con il loro chiodo fisso che bisogna difendere il sacro lupo dai malvagi "bracconieri" (tutti, o quasi, i cacciatori e i pastori sono per loro potenziali "bracconieri), si erano ben guardati dall'avvisare gli allevatori (e, visto che "il lupo è innocuo", i genitori di un bimbo di un anno e mezzo).  La prima predazione in val Fontana è avvenuta a 300 m a valle del ponte di Premelè, a circa 1000 m di quota. La presenza di una frana ha reso più difficile la fuga, tanto che alcune pecore sono morte nel torrente. In totale si sono registrate 18 ovini morti (di cui 4 oggetto di eutanasia) più quattro feriti. Alcune carcasse sono state consumate quasi completamente, di altre il predatore ha consumato solo i visceri.








Dopo due giorni un gruppo di pecore disperse è stato attaccato in località Selva, quasi tre km a monte del sito dell'attacco precedente. Ne sono rimasti vittime altri dieci capi (5 pecore e 5 agnelli). Anche in questo caso vi sono stati animali feriti. Domenica 25, di giorno, c'è stato un ulteriore attacco.

Val Fontana: Pian dei cavalli

Le pecore erano nel recinto in località Pian dei Cavalli (sopra)(il piede dell'alpeggio che occupa la testata sinistra della val Fontana, caricato dai Bertoletti anche con bovini). Pur in presenza degli allevatori e pur essendo di giorno, il lupo ha tentato un attacco. Le pecore sono uscite dalla recinzione ed è riuscito a ferirne due rinvenute barcollanti dai Bertoletti  a 50 m di distanza dal resto del gregge. Sono state recuperate a spalla. Tutti gli animali feriti sono stati trasferiti nella stalla di fondovalle a Ponte. Le pecore rimaste (il gregge era di oltre 200 "bollate") sono rinchiuse nel recinti a Pian del Cavalli. Nelle attuali condizioni, senza possibilità di realizzare in quota recinzioni (superfici molto in pendenza e con roccia affiorante), senza cani da guardiania (che non si comprano al supermercato e il giorno dopo li metti con le pecore), senza ricoveri (quelle che c'erano sono stati lasciati crollare), senza personale, affrontare l'alpeggio (almeno con gli ovini) sarà durissimo per i Bertoletti. E pensare che, complice il Covid, Nicola aveva chiuso un bar per dedicarsi a tempo pieno all'allevamento.


Un'azienda, un gregge, una famiglia in fuga, profughi del lupo

Un aspetto, sicuramente grave, di cui i mezzi di informazione valtellinesi non hanno reso conto è la fuga dalla val Fontana del gregge di pecore di Arturo Gola.  Pur non coinvolto direttamente negli attacchi, Arturo è, come già anticipato sopra, ha dovuto scappare. Per paura per il suo bimbo e per paura per le sue pecore alla queli si è molto affezionato. Il tosatore francese, che oggi lascia anche in estate le sue pecore in Provenza e non sale più sulle Alpi per non subire le predazioni, ha detto ad Arturo: "Con il lupo hai perso in partenza, devi scappare, scappare". Si è dovuto trasferire a Triangia, a venti km di distanza, dove la moglie Grazia Maria ha dei terreni di famiglia. Triangia, 800 m, sorge su un ampio terrazzo della sponda retica valtellinese, pochi km prima di Sondrio risalendo la valle. Per ora le pecore sono al sicuro e "puliscono" i prati tra i tornanti  ("anche se le abbiamo già trovate fuori delle reti, strappate dai tanti cervi che ci sono").  Le recinzioni di legno che sono state realizzate a Strafodes non possono certo difendere dal lupo che, perso il timore per l'uomo, non esita ad attaccare anche in presenza di difese e a  superare recinzioni di ben maggiore altezza.



Il problema della famiglia Gola è che non bastano certo le 65 pecore, pur con i contributi per il pascolo, ad andare avanti. Nonostante la chiusura per il Covid (in montagna come fai, anche in estate, a tenere la gente solo all'aperto?) i Gola contano ancora di gestire l'agriturismo, ma con il gregge a Triangia sarà praticamente impossibile. Quanto ai contributi  essi saranno del tutto persi se non si carica più quest'anno per la presenza del lupo. Ma già lo scorso anno c'era stata la perdita di 9800 euro perch´, in occasione del controllo da parte dell'Ersaf, il gregge, osservato a distanza con il binocolo, era stato colto in fallo a pascolare fuori dal mappale. L'agriturismo (e l'alpeggio, che occupa la testata destra dell'alta val Fontana) sono di proprietà del comune di Ponte. Avendo utilizzato le volumetrie disponibili per la realizzazione dei fabbricati ad uso agriturismo, nonostante le ripetute richieste, motivate dalla necessità di ricovero degli animali, il comune non ha alcuna intenzione di inserire varianti nel PGT. C'è il fiume, ci sono vincoli. Vero ma come può un'agriturismo che si basa sull'attività di allevamento (valorizzando al meglio le carni degli agnelli) operare senza ricoverare in inverno, almeno per pochi mesi gli animali? Alla fine l'azienda utilizzava ampie superfici a pascolo che ha in affitto dallo stesso comune. Verrebbe da dire che in Valtellina di porcate in quota ne sono state realizzate a iosa e che adesso si fa rigore a scapito.. delle pecore ciute. Rustiche fin che si vuole, ma in inverno, a 1400 m, un ricovero è necessario. Sarà comunque interessante vedere come si comporterà il comune quando l'allevatore dovrà comunicare che rinuncia all'alpeggio, inagibile per presenza del lupo. Un altro aspetto triste di tutta la vicenda è che, proprio per poter pascolare meglio l'alpeggio comunale, quest'anno Arturo avrebbe preso "a guardia" anche 40 pecore di due giovani neo allevatori, Riccardo Ciampini, di Tresivio e Daniele Saini, di Teglio. Questi giovani, che hanno partita iva, hanno già delle pecore ciute e avrebbero voluto ampliare l'allevamento. Il lupo ha bloccato anche il loro progetto. 

"Mi passa la poesia"

Nicola Bertoletti è molto amareggiato. Più che altri aspetti della vicenda di predazioni subite, è l'atteggiamento di alcune persone che, lette sui giornali le dichiarazioni della dott.ssa Ferloni, lo hanno additato come uno senza scrupoli, che lascia allo sbaraglio gli animali, che tiene le pecore solo per i contributi ecc. "Mi passa la poesia", dichiara scosolato. In effetti, la Ferloni ha parlato di  "greggi che scorazzano", "lasciati allo stato brado", ha messo alla gogna gli allevatori "hobbisti" (quelli della val Fontana non lo sono e ed è grazie agli allevatori per passione che razze come la ciuta (in parte anche l'orobica e la frisa) si sono conservate. La dirigente provinziale, assumento toni autoritari e paternalistici inaccettabili ha aggiunto che: "sinora noi abbiamo indennizzato anche gli animali fuori dai recinti, ma non so fino a quando questa politica verrà attuata". Si sente veramente un padreterno questa Ferloni che pensa a "educare" i discoli a colpi di verbali appioppati dalle guardie ad ogni pecora sorpresa fuori da un recinto. Che da parte di un certo ambientalismo si pensi di tornare al medioevo, ai signori feudali e ai servi della gleba non &grave una novità. Ma questa volta la Ferloni ha proprio esagerato. Conosce le condizioni dei pascoli della Valtellina? Sa che la biomassa sulle pendici scoscese dove l'umidità del suolo è scarsa, il terreno superficiale è minima, dove l'erbetta è alta 2-3 cm ci vogliono ampie superfici per far pascolare un gregge? Che spostare e installare i recinti su terreni scoscesi e ricchi di tare, soprattutto roccia affiorante, è una fatica improba, che le reti (specie quelle di una certa altezza) pesano moltissimo e devono essere portate a spalla (perché in certi posti non arriva neppure l'asino?). Vanno forse quelli dell'Ersaf o di WolfAlps a montare e smontare i recinti ogni giorno?
No, non vanno, quelli sono capaci di fare "dimostrazioni" sull'uso delle reti pretendendo di dare lezione ai pastori. Sa poi la Ferloni che, oltre ai recinti, esistono anche i cani da difesa del gregge? Certo che poi escursionisti e albergatori non gioiranno, neppure chi fa la caccia da piuma (i cani saccheggiano i nidi, oltre a sterminare marmotte, lepri e caprioli) ma chi vuole il lupo? Gli allevatori no di certo. Lo vogliono i gli ambientalisti. Però pare che tutto l'incomodo della presenza del lupo debba gravare sulle loro spalle (in senso letterale). Sa la Ferloni, che non vuol vedere pecore fuori dai recinti, che in Francia, attraverso appositi decreti ministeriali, è stato stabilito che i prefetti possono dichiarare le zone dove l'attuazione di mezzi di difesa passiva dal lupo è difficile e che in queste zone (o anche per singolo gregge) vengono concessi contributi e gli indennizzi anche ai pastori che non attuano alcuna misura di difesa passiva. Lí, in queste circostanze si consente al pastore o a un cacciatore,o di sparare, sia per spaventare che per uccidere il lupo. Convivenza difficile, ma almeno si tenta. In Valtellina se ogni pecora dovesse essere recintata (evidentemente la montagna è del lupo e di chi lo vuole, lui libero di fare ciò che vuole impunito, la pecora reclusa) l'allevamento ovicaprino estinguerebbe ben presto.
Si parli chiaro: si dica apertamente che l'allevamento ovino, con tutto il "disturbo che procura alla Natura" deve cessare, che la val Fontana e le valli impervie devono diventare area wilderness (poi tutta la Valtellina, non si dubiti). Dire che non si può pascolare se non nei recinti equivale a dire che buona parte di chi ha capre e pecore se ne deve disfare. Capra orobica, capra frisa, pecora ciuta sono biodiversità di serie B. Che si estinguano pure. Che la Ferloni e gli altri "esperti" la pensino cosí è chiaro. Vorremmo sapere, però se sono allineate al lupismo radicale anche la Regione Lombardia e la Provincia di Sondrio.  La Provincia ha sinora taciuto lasciando parlare la dirigente. In attesa che l'attuale presidente, Moretti, sindaco di Teglio, si faccia sentire, dicendo se è d'accordo con la Ferloni o no, ha parlato l'ex presidente e attuale consigliere provinciale nonché sindaco di Chiavenna, Dalla Bitta. Vale la pena riportare la dichiarazione:

Lupi in Valtellina e Valchiavenna, è polemicLeggere che, per voce di un funzionario provinciale, a seguito della presenza di un esemplare di lupo si metta in discussione decenni di cultura, agricoltura e allevamento della mia terra mi ferisce. Sono certo non sia stata la linea dell'amministrazione provinciale degli anni passati [però la Provincia di Sondrio, lo ricordiamo a Dalla Bitta, era supporter del vecchio WolfAlps]  e credo non sia nemmeno quella attuale. Accusare chi, da solo, con passione, capacità, energia ogni giorno si prende cura delle nostre montagne e del nostro territorio di essere fuori tempo per un lupo (con tutto il rispetto per ogni forma di vita) mi pare paradossale e inaccettabile .

Io, sarò all'antica ma non tradisco i nostri agricoltori, i nostri allevatori ( in forma professionale o di hobby/amatoriale/di passione personale). Io continuo a stare con loro. Continuo a pensare che se c'è qualcuno con i suoi animali che siano pecore, capre o mucche vive il territorio abbiamo speranza. Continuo a credere che a questa nostra gente dobbiamo dire grazie perchè sono custodi della nostra terra in un momento in cui ne ha tanto bisogno. Siano essi agricoltori, allevatori, hobbisti o cacciatori. Forse sono all'antica ma, orgoglioso di esserlo sto con loro e non con mode innovative che pongono bandiere davanti alla cultura della nostra gente.

Mi auguro di leggere racconti in cui essere proprietari di pochi o tanti capi sia letto come un gesto di coraggio e non come occasione per prediche giudicanti mischiate ad un finto e poco produttivo approccio da riserva indiana. Per questo credo che fino a quando ci sarà qualcuno che si prende cura del territorio, a partire dal mondo dell'agricoltura, dell'allevamento e anche della caccia che scelgono di stare alle regole e ci mettono, ogni alba e per ogni giorno dell'anno di alzarsi presto per questo, le istituzioni debbano essere al loro fianco. Sono considerazioni forse scontate.. ma.. a quanto pare.. vale la pena ricordarlo ogni tanto.

Potrebbe interessarti: https://www.sondriotoday.it/attualita/lupo-valtellina-valchiavenna-predazioni-pecore-scontro-ferloni-della-bitta.html


Dichiarazioni di analogo tenore ha rilasciato Gianmario Tramanzoli, vice-direttore dell'Associazione regionale allevatori, mentre la Federcaccia provinciale, sottolinando che tra le sue file vi sono molti allevatori, ha espresso loro piena solidarietà e chiesto le dimissioni della Ferloni.

Come aiutare subito gli allevatori

Gli interlocutori degli allevatori sono la Regione e la Provincia, anche il Prefetto considerando che in estate vi sono baite abitate, anche con bambini, a diverse quote e negli alpeggi. Offrire agli allevatori le reti come unica panacea è offensivo, insultante. Solo i lupisti dentro le istituzioni (un vero apparato parallelo che risponde a centrali lobbystiche nazionali ed estere in barba alle regole democratiche) possono pensare di regalare reti e di aver risolto così a buon mercato il problema della "convivenza". In attesa che a Bruxelles, a Roma, a Milano, a Sondrio, nei palazzi, ci si risolva a utilizzare un approccio meno unilaterale sul tema lupo, a non ascoltare solo la parte animal-ambientalistama anche chi abita e lavora in montagna e nelle zone rurali, in attesa che il lupo venga gestito e contenuto, si devono attuare misure efficaci:
  • è necessario coprire le spese di custodia (un tempo i comuni assumevano il pastore comunale);
  •  è necessario disporer di cani da difesa adatti (non aggressivi nei confronti delle persone ma efficani nel fronteggiare i lupi);
  • ristrutturare le baite lasciate crollare e fornire un ricovero dignitoso ai pastori;
  • realizzare nuove piste forestali;
  • coprire le spese extra indotte dalla necessità di difendersi dal lupo senza poter sparare.

Se pensiamo alla val Fontana, dove oggi ci sono due grandi alpeggi ma un tempo ve ne erano molto, con le loro baite, i loro baitelli in quota per i pastori (le necessità sono a volte storicamente cicliche), i baitoni più in basso per le vacche, c'è solo l'imbarazzo nella scelta dei fabbricati meno disastrati e più recuperabili (a meno che non so voglia ricostruirli ex novo).

Val Fontana: Monte Fiorinale

Sempre in val Fontana, ma è solo un esempio, andrebbe prolugata la pista jeppabile. I pastori, però, oltre agli interventi sulle strutture hanno bisogno di personale. essi rinuncerebbero ben volentiere a parte dei contributi a superficie che attirano gli speculatori come mosche sul miele (vedasi inchieste della Procura di Sondrio) in cambio di servizi, utili ai veri pastori. Gli speculatori sono i migliori alleati degli animal-ambientalisti lupisti: essi "caricano" animali raccogliticci, che stanno giusto in piedi. Hanno solo da guadagnare se il lupo li preda perché, in questi casi, l'indennizzo supera il valore reale di povere bestie messe lí solo per "fare Uba".


Val Fontana: Monte Saline

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(24/02/2021) In Germania, nella Bassa Sassonia, un lupo è stato abbattuto legalmente qualche giorno fa per tutelare gli allevamenti dai gravi e ripetuti attacchi predatori. È la prima volta che accade. Quello che appare un fatto "eccezionale" è l'anticipazione di un auspicabile ritorno alla normalità (come sottolineato dallo stesso ministro dell'ambiente della Bassa Sassonia), un ritorno al buon senso che suggerisce che animali pericolosi e dannosi non possono essere lasciati proliferare con "licenza di predazione". In Italia, che non è un paese "normale", occorrerà ancora del tempo.


Prof. Cavallero: troppi lupi in Piemonte


Andrea Cavallero è uno di quei rari accademici che non si tira indietro quando si tratta di esprimere, senza mezzi termini, idee non conformiste. In questo articolo, che pubblichiamo molto volentieri, Cavallero sostiene delle tesi che risulteranno sgradite a tanta parte del mondo politico, intellettuale, universitario. Cosa sono servite, si chiede l'autorevole agronomo torinese, tante acquisizioni scientifiche, tanti studi sui pascoli e sulla loro gestione se poi tutto deve essere sacrificato al lupo. E chiarisce che, nel contesto alpino, il lupo è una minaccia per la biodiversità alpina. Lo sostiene a ragion veduta, in scienza e coscienza, sapendo di andare contro quei dogmi ambientalisti che, piegando servilmente la testa, anche gli ambienti scientifici (non esclusi quelli agrari e zootecnici), sono disposti ad omaggiare. Ma Cavallero non ha paura di apparire eretico (un tempo lo era chi sosteneva che la terra gira intorno al sole) e pone la politica di fronte a una scelta per la quale non esistono scappatoie: in montagna scegliete il lupo o l'uomo?


Non solo Covid: in montagna è emergenza lupi


In valle Anzasca (Ossola), i lupi ci sono da tempo. I signori del lupo (quelli di WolfAlps), forti dei milioni di cui dispongono, si sentono in diritto di rispondere ai sindaci che i dati sui monitoraggi sono "riservati". A loro interessa solo proteggere i lupi (che non ne hanno più bisogno) ed evitare l' "allarmismo". Alla gente continua a venir detto da pubblici funzionari che "sono cani" e non i loro lupi. Ma ci sono le prove. Quando la magistratura inizierà a occuparsi di questi abusi di potere e falsi ideologici? Intanto la situazione di chi vive nelle valli è di vera e propria emergenza a causa della politica (Regione Piemonte in primis) che ha abdicato in modo vergognoso alle proprie prerogative a favore della lobby del lupo. Di seguito un intervento di un rappresentante del Comitato salvaguardia allevatori della val d'Ossola, residente a Bannio Arzino in valle Anzasca.



Con le norme attuale si potrebbe contenere il lupo. Non si vuole farlo

(17/02/2021) Tra le tattiche del partito del lupo, vi è anche la bufala dell'intoccabilità della loro "gallina dalle uova d'oro". Sono stati abili (e disonesti) a celare i dati ruali sulla consistenza della specie, a fare in modo che gli allevatori si scoraggiassero e non denunciassero piUgrave le predazioni. Sono stati abili a convincere le regioni e i politici che "la UE non consente di abbattere i lupi". Ma la verità è un'altra. La Francia preleva ogni anno il 20% della popolazione lupina. Senza infrangere la direttiva Habitat. Le regioni hanno il diritto/dovere di monitorare e controllare la fauna dannosa (ancorchè iper-protetta), anche il lupo e l'orso. Nei modi previsti dalle normative. Vediamole e facciamo chiarezza.


Colpo di mano a Cuneo della banda del lupo


(11/02/2021) Con il solito colpo di mano (20 giorni per silenzio assenso, sindaci che non ne sanno niente) il Parco delle Alpi marittime/Centro di referenza grandi carnivori e il il settore Biodiversità e aree protette della Regione Piemonte vorrebbero imporre in due ampie aree SIC di fresca istituzione (in val Grana e in valle Stura di Demonte), regole e vincoli specifici per tutelare (dentro e fuori il perimetro dell'area) i siti di riproduzione del lupo. Per fortuna l'operazione cade nel bel mezzo delle polemiche su WolfAlps scatenate dal presidente del parco Alpi Cozie, Mauro Deidier e del dibattito sulla necessità di contenere la proliferazione del lupo. E i comuni interessati sono decisi a non farsi imporre l'ennesima prepotenza colonialista dei centri di ecopotere autoritari.


Barlume di iniziativa politica sul lupo


(03/02/2021) In pochi giorni si sono registrati diverse iniziative politiche contro la politica lupista che mette in ginocchio gli allevamenti estensivi, la montagna le aree interne. Dopo la lettera durissima contro una politica regionale appiattita su WolfAlps, redatta da comuni e unioni dei comuni della provincia di Torino e della val Maira è arrivata la circostanziata lettera di Mauro Deidier, neo presidente del parco delle Alpi Cozie che contesta WolfAlps. Infine &egrace del 29 gennaio una lettera della commissione agricoltura del parlamento europeo che prende una chiara posizione a favore della revisione dello status di iper-protezione del lupo.



Il presidente di un parco partner, dalla parte degli allevatori, spara a zero su WolfAlps


Mauro Deidier, neo presidente del parco delle Alpi Cozie, in provincia di Torino, parco partner di Wolf Alps, ha scritto alla "centrale" di Wolf Alps (e del lupismo), il parco delle Alpi Marittime, per manifestare la sua contrarietà al progetto. Nella circostanziata e densa lettera di cinque pagine, egli rileva come, non solo Wolf Alps operi in modo poco trasparente ma impieghi una quota sostanziosa della pioggia di milioni ricevuti per consulenze. Consulenze a favore della autoreferenziale cerchia lupista. Grave, poi, per Deidier: l'assoluta volontà di manipolare l'informazione e la comunicazione verso il solo obiettivo di creare a tutti i costi consenso attorno al progetto al fine di proteggerlo da opinioni difformi. Sino a vantarsi di praticare con successo il lavaggio del cervello (parole loro) ai danni degli alunni della scuola dell'obbligo.




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