Ruralpini   Inforegioni/Biogas ricatto per chi?

Choose language

 

 

Scorri i principali temi di Ruralpini e accedi agli indici degli articoli

 

Ti potrebbe interessare anche

 

(09.12.2012)Ad Assisi le biomasse diventano tema etico

I comitati no biogas biomasse sono impegnati con tutte le loro energie nel contastare la realizzazione delle centrali. Nonostante ciò trova spazio nella loro iniziativa anche la riflessione sulle implicazioni morali dell'operazione "energia da biomasse": una spregiudicata speculazione che calpesta principi di equità, trasparenza, precauzione. Al convegno di ieri ad Assisi c'era il vicario del vescovo di Perugia. Un segno di una attenzione al problema che speriamo coinvolga anche altre diocesi da qui al prossimo appuntamento ad Assisi (primavera 2013) per la Marcia per la terra contro le bioenergie insostenibili. leggi tutto

 

(28.11.12) Serio rischio biologico con il biogas (sottovalutato specie in Italia)

La co-digestione di matrici organiche di ogni tipo, animali e vegetali, di Forsu e - come succede già in alcuni paesi - dei fanghi di depurazione pone gravi rischi di contaminazione, in primo luogo biologica, a carico dei terreni agricoli utilizzati per la produzione di alimenti per gli animali e per l'uomo. In altri paesi come la Germania sono state introdotte normative per il trattamento e il controllo dei substrati in entrata e dei digestati. In Italia nulla di ciò e si spinge l'accelleratore di folli incentivi  

 leggi tutto

 

(04.10.12) Biogas: tecnologia sporca e insicura? In Germania parrebbe di si

Una lunga catena di incidenti nelle 7 mila centrali a biogas germaniche. Le documenta un sito a partire dal 2010. 90 incidenti che comprendono non solo svasamenti di contenuto fetido dei digestori nei corsi d'acqua ma anche tante esplosioni e tantissimi incendi, Anche con persone ferite e ustionate. In un caso un ustionato è morto. Da segnalare un sabotaggio che ha provocato lo sversamento del contenuto di un digestore. Come possono i mercanti del biogas venire a drci che in Germania va tutto bene? In Germania stanno abbandonando il biogas e ci rifilano una tecnologia obsoleta. Con la complicità della politica e dei collusi negli apparati pubblici leggi tutto

 

(11.11.12) Le bioenergie fanno male al clima

La maledizione del biogas e delle biomasse viene giustificata con... Kioto. Ma le bioenergie peggiorano l'effetto serra. E ora anche la scienza e la politica se ne accorgono. Anche se i provvedimenti frenati dalla lobby sono parziali e non tempestivi  leggi tutto

 

(18.10.12) Il Biogas può uccidere. Helge Boehnel a Capalbio (GR)

Dalla Germania arriva la tecnologia (ma anche il lobbismo industrial-finanziario) che alimentano il far-west del biogas, l'affare sporco del secolo. Per fortuna con i veleni arrivano spesso anche gli antidoti. Il Prof. Boehnel, autorità scientifica in materia di botulino (una tossina mortale prodotta da un tipo di Clostridi anaerobici che si sviluppano nei digestori del biogas). Gli scienziati a libro paga del capitalismo speculativo diranno che Boehnel è un terrorista, un ciarlatano (come Séralini). Peccato che Goettingen è una delle università più prestigiose d'Europa e lui ha diretto per dieci anni un Istituto di biotecnologie dove si studia il botulismo

leggi tutto

 

(26.09.12)Biogas: altro che emissioni zero!

Continua la corsa al biogas per quanto frenata dall'aumento del costo delle biomasse e dalla resistenza politica e sociale (vedi Regione Marche dove i comitati hanno ottenuto un pronunciamento di sospensiva del consiglio regionale). Intanto i dati che emergono sulle emissioni nocive nell'aria desta forte preoccupazione. Che si aggiunge agli altri pesanti impatti ambientali, economici e sociali. la Regione Emilia-Romagna ha "graziato" dalle centrali a biomasse le aree con concentrazioni oltre i limiti di legge delle polveri sottili. Regione Lombardia dove il business è ancora più forte se ne guarda bene

 leggi tutto

 

(06.08.12) Colture da biomasse rubano l'acqua

Lasiccità è grave. Il calo della produzione di mais nazionale avviene in un contesto di siccità generalizzata e le ripercussioni sui prezzi saranno pesanti. Le pagheranno gli allevatori già penalizzati dalla concorrenza delle biomasse. Aumenteranno importazioni e prezzi. Ma il governo dei tecnici ha fatto un nuovo regalo ai vampiri del biogas. leggi tutto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(23.01.13) Ai comitati che chiedono paletti per frenare il far west delle biomasse si obietta che gli agricoltori sarebbero pronti a fare ricorsi su ricorsi per difendere quella che è una "fonte indispensabile di reddito".  Quali agricoltori?

 

Agricoltori che si mettono la

corda al collo per impiccarsi?  

Sono le organizzazioni agricole colluse con la speculazione industriale e finanziaria che spingono la corsa alle agribiomasse energetiche che sta preparando i presupposti per il fallimento di decine di migliaia di aziende agricole in tutta Italia

 

di Michele Corti

A Perugia l'altro ieri succedeva qualcosa di emblematico (che vale per tutta Italia): mentre i Comitati Terre Nostre organizzavano un sit in davanti alla regione un in Università si inaugurava un corso promosso dalla CIA per tecnici biogasisti  facendo credere che gli agricoltori sono tutti schierati per il biogas, che è l'unica risorsa per salvare l'agricoltura. In Umbria gli "agricoltori" costringerebbero (alcuni hanno usato il termine "ricatto" vedi articolo di ieri) la regione a togliere i pochi paletti che limitavano la proliferazione incontrollata delle centrali a biogas/masse. Ma sostenere che i contadini, quelli veri, quelli onesti che non desiderano trasformarsi in percettori di rendite parassitarie, desiderino mettersi da soli la corda al collo per impiccarsi è offensivo nei loro confronti.

 

Ma quali "agricoltori" contro comitati?

 

Il quadro che viene dipinto da media compiacenti, però, è del tutto falso: cittadini preoccupati per la salute e il territorio non sono contro gli "agricoltori". Al contrario!

Si sostiene che gli "agricoltori" umbri sono pronti a scatenare ricorsi su ricorsi se la regione osa fermare la loro irrefrenabile voglia di farsi la biogas, anche a costo di piazzarla sotto la casa dei vicini. Le cose non stanno affatto così.

 

 

Chi spinge per il biogas (vale in Umbria come in tutte le regioni) è una cupola di imprenditori agricoli o pseudo imprenditori agricoli, fortemente legata agli interessi industriali e finanziari, una cupola ben accreditata presso il sistema politico, imprenditori singoli, società o coop (queste ultime attivissime nella partita nelle regioni rosse). Casualmente presidenti e vicepresidenti regionali e provinciali delle OOPPAA fanno parte - ma ci sono anche i funzionari nel gioco - di questa cupola. La stragrande maggioranza degli agricoltori, invece, è imbestialita per le conseguenze della proliferazione delle centrali che bruciano o fanno marcire prodotti agricoli e che hanno come conseguenza la lievitazione dei costi dei fattori di produzione (terra in affitto, servizi agrimeccanici, acqua di irrigazione, foraggi).

L'altro ieri  una delegazione dei comitati umbri Terre Nostre (definiti molto impropriamente "ambientalisti" nell'articolo citato) ha incontrato il presidente del consiglio regionale e alcuni consiglieri. I Comitati sono stati ascoltati non tanto per spontanea benevolenza quanto perché era in atto un sit fuori della sede del consiglio e, in ogni caso, perché i comitati umbri sono agguerriti, pronti a dare battaglia (come dimostra la vittoria di Costano) e in grado di spostare consensi.

 

 

La squallida gara tra CIA e Confagricoltura a chi è più pro biogas

 

Molto emblematicamente nello stesso giorno all'Università di Perugia (un "covo" di biomassisti/biogasisti a giudicare dalla presenza di Centri studi sul tema e dal forte orientamento della ricerca in materia) veniva inaugurato un corso per per “Tecnico per la conduzione di impianti agroenergetici”, proposto dalla Cia alla Regione dell’Umbria. Il corso era presentato da una "lezione" di Marino Berton, Presidente di Aiel - associazione promossa dalla  Confederazione italiana Agricoltori - per dare impulso alle energie rinnovabili di origine agricola e forestale (e non lasciare il monopolio di questo torbido business alla Confagricoltura con la sua associazione di categoria Agroenergia).

 Le motivazioni sono le solite: l'agricoltura è in crisi e quersto è uno dei pochi mercati che tirano. In realtà a parte pochi agricoltori che sono in grado di saltare sul carro del business gli altri (la gran parte vedono nel biogas un ulteriore fattore di criticità in conseguenza dell'aumento dei costi degli affitti, dei foraggi, dell'acqua di irrigazione).  Forse si potrebbe dire di salire su una scialuppa di salvataggio con pochi furbi contribuendo a fare affondare la nave con i veri agricoltori.

Cosa c'è dietro la (già di per sè sordida) speculazione biogasista

 

Come abbiamo avuto più volte modo di sostenere dietro la strategia delle biomasse/biogas ci sono dei disegni molto pericolosi:

 

1) mettere in crisi gli agricoltori, costringendoli a cedere le aziende alle società finanziarie e al tempo stesso compromettere la sicurezza alimentare aumentando la dipendenza dall'import  dal commercio internazionale delle principali derrate agricole controllato da poche multinazionali;

 

2) accentuare l'integrazione della produzione agricola annullandola all'interno del meccanismo tecnoindustriale dal momento che nelle centrali l'agricoltore - meglio ex-agricoltore - diventa una specie di rentier che si limita a computare quanto finisce nei digestori mentre i campi li coltivano i terzisti e la centrale la gestiscono i tecnici delle società che offrono i servizi chiavi in mano di assistenza;

 

3) costituire una capillare rete di smaltimento di rifiuti di ogni tipo sottraendo il loro destino ad ogni controllo e creando i presupposti di un mega ecobusiness per le mafie di ogni tipo.

 

In tutti questi meccanismi molti sono i soggetti allettati dentro industrie, società di consulenza, università, cooperative, intermediari finanziari, politica, ecc. Che gli agricoltori, però, siano tutti contenti di mettersi una corda al collo non pare proprio credibile. E il fatto che le "organizzazioni professionali agricole" si facciano esse stesse promotrici della proliferazione delle biomasse la dice tutta sulla natura di un meccanismo di rappresentanza che marca la mancata autonomia sociale dei produttori agricoli, la loro subalternità ad interessi esterni e spesso contrapposti ai loro ma che coincidono con le cupole e le strutture burocratiche delle OOPPAA (con qualche differenza tra loro, ma senza che la sostanza sia diversa). Tutto ciò è dimostrato anche dal fatto che se CIA e Confagricoltura prendono a livello nazionale e regionale aperte posizioni pro biogas/biomasse la Coldiretti tenta, come suo solito, di tenere il piede in due scarpe. 

 

I comitati Terre Nostre sono per definizione a favpore dell'agricoltura e composti anche di produttori agricoli

La battaglia dei Comitati, però, è apertamente pro agricoltura, pro una agricoltura di aziende legate al territorio alle quali garantire un futuro, aziende in rete con consumatori, operatori turistici, artigiani alimentari, non con i mercanti di rifiuti e di ambigue tecnologie pseudo green. I Comitati non a caso di chiamano TERRE NOSTRE (nome adottato a livello nazionale e in alcune regioni come Umbria e Marche). Il Biogas uccide le relazioni virtuose tra agricoltura e comunità locali, mette una pseudoagricoltura contro il territorio, sottrae terra alla produzioni tipiche, uccide paesaggio, tradizioni culture agroalimentari. Le OOPPAA, veri maestri di opportunismo, quando fa comodo, quando c'è da monopolizzare risorse, progetti, iniziative proclamano di essere anc'esse per una agricoltura sostenibile, territoriale. ecc. ecc. Ma chi è per il biogas non può essere per queste cose.

I comitati Terre Nostre già oggi vedono la presenza di produttori agricoli. Si tratta in prevalenza di aziende legate a produzioni tipiche, ad attività agrituristiche, particolarmente legate a mantenere una buona immagine del territorio in cui operano (biologici e biodinamici ma anche "convenzionali".

Tutti gli altri produttori agricoli che già si rendono conto di quale aggravio di costi comporti la destinazione di decine di migliaia di ettari in una provincia alla produzione agrenergetica devono sapere che nei comitati e nei coordinamenti regionali e nazionale dei comitati possono trovare non solo un interlocutore ma anche un soggetto che gli può consentire di organizzarsi autonomamente, di creare delle reti: reti tra gli stessi produttori, ma anche reti con i cittadini-consumatori. Per un modello di agricoltura (e di società) diverso da quello dei biogasisti.


 

Commenti

 

 

***

 

 

           commenti, informazioni? segnalazioni? scrivi

pagine visitate dal 21.11.08

counter customizable
View My Stats

 Creazione/Webmaster Michele Corti