Ruralpini  Commenti/Bioenergy per Kyoto !?

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(19.02.13) Memorandum su biogas/biomasse per candidati/eletti

Nell'imminenza delle elezioni per il rinnovo del Parlamento il Coordinamento nazionale Terre Nostre dei comitati no biogas, no biomasse e per la salute e l'ambiente ha redatto un Memorandum che viene sottoposto ai canditati e che sarà anche basse di confronto con gli eletti. Vogliamo sapere se sischierano con una spregiudicata e pericolosa speculazione o con i territori leggi tutto

 

(17.02.13) Un fortissimo NO al biogas da Castiglion Fibocchi

Castiglion Fibocchi dopo Capalbio rappresenta una battaglia importante di quella che è una vera e propria guerra scatenata daalla speculazione biogasista contro l'agricoltura di qualità, contro le comunità rurali, contro un modello migliore di economia e di società. Dove il patrimonio rurale e civico sono forti e c'è la consapevolezza della loro importanza il biogas non passa leggi tutto

 

(23.01.13)Biogas: chi ricatta chi?

Ai comitati che chiedono paletti per frenare il far west delle biomasse si obietta che gli agricoltori sarebbero pronti a fare ricorsi su ricorsi per difendere quella che è una "fonte indispensabile di reddito".  Quali agricoltori? leggi tutto

 

(09.12.2012)Ad Assisi le biomasse diventano tema etico I comitati no biogas biomasse sono impegnati con tutte le loro energie nel contastare la realizzazione delle centrali. Nonostante ciò trova spazio nella loro iniziativa anche la riflessione sulle implicazioni morali dell'operazione "energia da biomasse": una spregiudicata speculazione che calpesta principi di equità, trasparenza, precauzione. Al convegno di ieri ad Assisi c'era il vicario del vescovo di Perugia. Un segno di una attenzione al problema che speriamo coinvolga anche altre diocesi da qui al prossimo appuntamento ad Assisi (primavera 2013) per la Marcia per la terra contro le bioenergie insostenibili. leggi tutto

 

(28.11.12) Serio rischio biologico con il biogas (sottovalutato specie in Italia) La co-digestione di matrici organiche di ogni tipo, animali e vegetali, di Forsu e - come succede già in alcuni paesi - dei fanghi di depurazione pone gravi rischi di contaminazione, in primo luogo biologica, a carico dei terreni agricoli utilizzati per la produzione di alimenti per gli animali e per l'uomo. In altri paesi come la Germania sono state introdotte normative per il trattamento e il controllo dei substrati in entrata e dei digestati. In Italia nulla di ciò e si spinge l'accelleratore di folli incentivi

leggitutto

 

(04.10.12) Biogas: tecnologia sporca e insicura? In Germania parrebbe di si

Una lunga catena di incidenti nelle 7 mila centrali a biogas germaniche. Le documenta un sito a partire dal 2010. 90 incidenti che comprendono non solo svasamenti di contenuto fetido dei digestori nei corsi d'acqua ma anche tante esplosioni e tantissimi incendi, Anche con persone ferite e ustionate. In un caso un ustionato è morto. Da segnalare un sabotaggio che ha provocato lo sversamento del contenuto di un digestore. Come possono i mercanti del biogas venire a drci che in Germania va tutto bene? In Germania stanno abbandonando il biogas e ci rifilano una tecnologia obsoleta. Con la complicità della politica e dei collusi negli apparati pubblici leggi tutto

 

(21.10.12) No biogas e biomasse: il movimento si struttura

Sabato 20 presso l'agriturismo Santa Maria Maddalena di Bagnolara di Budrio (BO) si è ufficialmente costituita, con la partecipazione di comitati di 10 regioni, l'associazione "Coordinamento nazionale TERRE NOSTRE dei comitati no biogas no biomasse e per la tutela della salute e dell'ambiente". leggi tutto

 

(18.10.12) Il Biogas può uccidere. Helge Boehnel a Capalbio (GR)

Dalla Germania arriva la tecnologia (ma anche il lobbismo industrial-finanziario) che alimentano il far-west del biogas, l'affare sporco del secolo. Per fortuna con i veleni arrivano spesso anche gli antidoti. Il Prof. Boehnel, autorità scientifica in materia di botulino (una tossina mortale prodotta da un tipo di Clostridi anaerobici che si sviluppano nei digestori del biogas). Gli scienziati a libro paga del capitalismo speculativo diranno che Boehnel è un terrorista, un ciarlatano (come Séralini). Peccato che Goettingen è una delle università più prestigiose d'Europa e lui ha diretto per dieci anni un Istituto di biotecnologie dove si studia il botulismo

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(26.09.12)Biogas: altro che emissioni zero!

Continua la corsa al biogas per quanto frenata dall'aumento del costo delle biomasse e dalla resistenza politica e sociale (vedi Regione Marche dove i comitati hanno ottenuto un pronunciamento di sospensiva del consiglio regionale). Intanto i dati che emergono sulle emissioni nocive nell'aria desta forte preoccupazione. Che si aggiunge agli altri pesanti impatti ambientali, economici e sociali. la Regione Emilia-Romagna ha "graziato" dalle centrali a biomasse le aree con concentrazioni oltre i limiti di legge delle polveri sottili. Regione Lombardia dove il business è ancora più forte se ne guarda bene leggi tutto

 

(14.09.12) Budrio (Bo). Fervono i cantieri biogasisti ma i comitati non demordono

Ieri e Budrio, grosso comune alle porte di Bologna, si è rimesso in moto con una conferenza il movimento NO BIOGAS. Abbiamo anche visitato il sito e l'area naturalistica di pregio che sorge a fianco della strada dove passeranno i camion. Constatato i danni alle strade comunali  per via del cantiere, ascoltato cosa succede ai consumi d'acqua della Bonifica renana per via delle "voraci" centrali a biogas già in funzione in zona leggi tutto

 

(06.08.12) Colture da biomasse rubano l'acqua

La siccità è grave. Il calo della produzione di mais nazionale avviene in un contesto di siccità generalizzata e le ripercussioni sui prezzi saranno pesanti. Le pagheranno gli allevatori già penalizzati dalla concorrenza delle biomasse. Aumenteranno importazioni e prezzi. Ma il governo dei tecnici ha fatto un nuovo regalo ai vampiri del biogas.

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(22.04.12) La vera antipolitica

Il governo dice che l'obiettivo di produzione di energia elettrica da "rinnovabili" per il 2020 è già stato raggiunto. Dice anche che la politica di incentivazione non è stata caratterizzata da criteri di efficienza energetica ed economica. Però le centrali a biomasse che avvelenano un'aria già pessima (specie in pianura padana) sono sempre "urgenti" e di "pubblica utilità" e si continuerà a favorirle con incentivi doppi rispetto alla media europea. Da noi il bene comune è subordinato agli interessi consolidati, alle lobby e alle caste. Anche quando c'è di mezzo la salute. Come dimostra la Regione Lombardia che non emana le Linee guida sulla localizzazione delle centrali 

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(20.03.12) Nato il coordinamento No biomasse lombardo

Sabato scorso a Cavernago (BG) in un incontro organizzato dal locale comitato contro la centrale a biomasse è nato il coordinamento dei comitati lombardi no biomasse non biogas. Obiettivi: sostenere i comitati e farlinascere dove non esistono, lanciare una petizione popolare.

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(12.03.12) Agricoltura pattumiera? No grazie

Si sta finalmente chiarendo qual'è il fine della proliferazione delle centrali a biogas e biomasse: smaltire i rifiuti. Sacrosanto utilizzare gli scarti dell'industria agroalimentare e la frazione umida dei rifiuti urbani ma in impianti specializzati, controllati, in aree industriali accessibili alle grandi arterie. Preconizzare il cocktail dei substrati e l'uso di substrati vari nelle migliaia di impianti agricoli o pseudoagricoli significa esporre a grandi rischi l'agricoltura e la salute leggi tutto

 

(06.03.12) Fertilità del suolo: bene prezioso, le biomasse la mettono a rischio

Il suolo coltivato è una grande risorsa per l'alimentazione e per gli equilibri ambientali. L'agricoltura industriale ne ha causato il deterioramento ed è ora di correre ai ripari. Specie in un paese come l'Italia dove le condizioni climatiche e gli indirizzi agricoli fanno sì che vi siano suoli poveri o poverissimi di sostanza organica. La politica di utilizzo energetico delle biomasse che riduce le restituzioni di sostanza organica rappresenta un tragico errore

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(02.03.12) Costano (PG). Una comunità viva

Con poco più di mille abitanti il paese di Costano in Umbria è riuscito a organizzare una grande mobilitazione contro la minaccia di una nuova centrale a biogas. Un modello e un punto di riferimento non solo in Umbria. Dove la comunità è viva e il legame sociale forte le minacce esterne possono essere sventate leggi tutto

 

(24.02.12) Anche in Lombardia cresce l'opposizione alle bioenergie

Alcune provincie, buona parte del mondoagricolo, Slow Food e i Comitati stanno costituendo un fronte per fermare una corsa sfrenata all'autorizzazione di centrali a biogas e biomasse. Dopo la presa di posizione del consiglio provinciale di Cremona si annuncia la costituzione di un Coordinamento regionale dei comitati che si oppongono alle centrali. La prima riunione si terrà a metà marzo a Cavernago, paese simbolo del NO biomasse leggi tutto

 

(19.02.12) Il movimento decolla: stop centrali a biogas e biomasse

Dopo il convegno di Altedo di sabato si preannuncia una settimana densa di incontri e convegni per dire basta alla proliferazione di centrali a biogas e biomasse motivata solo dalla speculazione. Una speculazione pericolosa per l'agricoltura che rischia di comprometterla ancora di più leggi tutto

 

(14.02.12) Sabato coordinamento No biogas e biomasse ad Altedo (Bo)

Uniti per salvare le campagne dalla proliferazione delle centrali a biogas e biomasse. Ci saranno comitati di tutte le regioni del Centro e del Nord ad Altedo di Malalbergo (BO) sabato prossimo. Lo scopo: coordinare la campagna nazionale per la moratoria e per la richiesta di linee guida e piani energetici regionali rispettosi del territorio e dell'agricoltura di qualità. leggi tutto

 

(08.02.12) Felonica (MN): cresce la protesta rurale

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A Focomorto di Ferrara sabato scorso si è abbozzata anche la strategia per i prossimi mesi. Oltre a cercare di fermare in ogni modo la realizzazione degli impianti in loco serva una campagna nazionale che chieda ai politici di imporre uno stop. Altrimenti ci sarà la corsa a sfruttare il sistema super agevolato vigente che non mette seri paletti né in termini di vera efficienza energetica che di rispetto delle vocazioni agricole dei territori e dei diritti dei residenti. leggi tutto

 

(26.01.12) Biogas: verso una svolta. Sabato a Ferrara primo coordinamento inter-regionale

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(11.11.12) La commissione europea con una proposta di direttiva del 17 ottobre, pur recependo solo in parte le preoccupazioni di larga parte della comunità scientifica inizia a porre un freno alla bioenergie

 

 

La minaccia delle bioenergie

 

è anche al clima

 

 

Gli effetti del cambio di utilizzo delle terre indotti dalla crescita delle

colture bioenergetiche peggiorano il bilancio di gas ad effetto serra

 

 

di Michele Corti

Biomasse insostenibili. Ora anche la comunità scientifica e la politica se ne accorgono. È da alcuni anni che una serie nutrita di contributi scientifici hanno messo in evidenza l'effetto ILUC (indirect land use change - modifiche indirette dell'utilizzo dlele terre agricole). Per misurarlo sono stati messi a punto sofisticati modelli sia per l'aspetto economico al fine di prevedere dove e quali e quanti cambiamenti avverranno sia sotto l'aspetto ecologico per capire quali effetti questi cambiamenti indurranno sul bilancio tra emissioni e "cattura" dei GHC (i gas causa di effetto serra): CO2, N2O e CH4. Il raggiungimento dell'obiettivo del 10% di carburanti "verdi" (sic) nel 2020 comporta in Europa il cambio di uso di 17,5 milioni di ha (EU, 2007). Una superficie molto più estesa di qualla agricola utilizzata italiana (12 milioni di ha). Questa superficie, nell'ordine di 4-7 milioni di ha sarà reperita in parte all'estero (attraverso l'importazione di oli da Sudamerica e Asia)(Bowyer, 2010), in parte utilizzando superfici incolte, in parte sostituendo coltivazioni ora dedicate alla produzione di alimenti per l'uomo e gli animali domestici. La sicurezza con la quale gli eurocrati giudicano possibile abbandonare milioni di ettari in Europa alla produzione di cibo si basa sulle ottimistiche previsioni neoliberiste di un mercato mondiale sempre più competitivo che continuerà a garantire alimenti a basso costo.

Tale ottimismo si scontra con la molto probabile crescita dei problemi di sicurezza degli approvvigionamenti internazionali in un mercato condizionato dalla crescita in tutti i continenti delle stesse bioenergie, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla crescita dei consumi umani (non solo diretti, ma soprattutto, indiretti indotti dalla crescita dei consumi di carne e prodotti di origine animale nei popolosi paesi "emergenti"). Con un atteggiamento più prudente nei confronti del mantenimento di un grado più elevato di autoapprovvigionamento l'Europa dovrà "pompare" molto di più dall'estero i suoi biocarburanti determinando effetti ancora più vasti in Brasile, India, estremo oriente dove sono a rischio foreste e savane che non sono solo un "sink", un magazzino dove accumulare CO2 e impedire che la concentrazione atmosferica salga all'inverosimile ma anche un grande deposito di biodiversità. La corsa alle bioenergie che viene giustificata in forza del protocollo di Kyoto va a scontrarsi non solo con lo stesso protocollo (che mira a ridurre l'aumento dei gas climalteranti in atmosfera) ma anche con la Convenzione sulla biodiversità siglata dala Ue e dagli stati membri. I politici pressati dalla potentissima lobby industriale e finanziaria delle agroenergie tendono spesso a dimenticare queste gerarchie del diritto. Forse perché la vita (la diversità non è un lusso ma una condizione di esistenza, cosa da non dimenticare mai) è un interesse mal rappresentato (mentre i mercanti di morte, quelli che per l'avidità con i loro profitti si rappresentano sin troppo bene).

PRIMA

Rimanendo sul tema dell'effetto ecologico va innanzitutto notato che ogni trasformazione di superfici con vegetazione permanente (foreste, savane, brughiere, ma anche pascoli e prati stabili coltivati) ha effetti molto negativi sul bilancio dei gas serra che si ripercuotono per anni. Nel caso delle bioenergie molto spesso non siamo in presenza di un effetto diretto del cambiamento (è il caso dove si continua a produrre mais non più per il bestiame ma per i biodigestori) ma di effetti indiretti. Quel mais che prima era prodotto per alimentare il bestiame deve essere sostituito da altri alimenti che proverranno spesso da lontani paesi. A Cremona la superficie è già quasi tutta occupata dalla monocoltura maidicola. Se si trasformano i pochi prati rimasti in arativo si avrebbe un effetto diretto molto negativo del cambiamento: le macchine agricole, le pompe di irrigazione emettono CO2, la grande quantità di concimi azotati "divorata" dal mais si traduce in notevoli perdite di N20 in atmosfera. Non solo ma con le arature e le lavorazioni in genere (e lasciando il terreno nudo per lunghi periodi) si mineralizza la sostanza organica accumulata nel terreno del terreno (per l'azione e la presenza di batteri, funghi, insetti, vermi e delle radici delle piante, molto più sviluppate nel caso di piante foraggere da prato che non la stessa parte aerea).

Un effetto domino che fa male al clima

Mineralizzare la sostanza organica significa smobilizzare un deposito di C e aumentare le emissioni di CO2 nell'atmosfera. Questo è un esempio di cambiamento diretto ma sono i cambiamenti indiretti che pesano di più. Per alimentare le vacche cremonesi rimaste senza l'insilato - che viene "dirottato" ai digestori - nella stragrande maggioranza dei casi si ricorre all'aumento dell'uso di alimenti provenienti dall'estero. Se manca l'energia nella dieta delle vacche bisognerà rimpiazzarla con cereali, prima di tutto mais. Il margine di aumento delle importazioni comunitarie è limitato, potrebbe aumentare la quota di importazione dagli Usa dove il mais si sostituisce alla soia. Meno soia negli Usa più soia in Brasile. In Brasile la soia sostituisce i pascoli e i pascoli a loro volta la savana. Una catena complessa ma inesorabile che comporta una serie di trasformazioni che peggiorano il bilancio dei gas serra (senza contare la biodiversità). I cambiamenti indiretti dell'uso delle terre (ILUC) contano per il  66–89% delle emissioni totali di GHG legate all'effetto di cambiamento dell'uso delle terre per le bioenergie (WBGU, 2008).

Quelle che erano "sink" (pozzi, depositi) di CO2 diventano delle fonti di emissione netta in atmosfera (Fargione et al., 2008; Searchinger et al., 2008). Tanto più le trasformazioni avvengono a spese di ecosistemi o agroecosistemi con uno stock elevato di carbonio, tanto più è forte il bilancio negativo della CO2 (Palm et al., 1999; Don et al., 2011). Sono strasformazioni che si ripercuotono per decenni sull'atmosfera terrestre mandando.... in fumo il protocollo di Kioto e i suoi buoni propositi.

Tabella - Schema dei rischi associati con l'ILUC

Rischio Classificazione Popolazione/gruppo a rischio
Emissioni di GHC e ridotto sequesto di carbonio Ambientale L'intera popolazione globale
Perdita di biodiversità Ambientale Piante e animali vulnerabili nelle aree interessate dall'ILUC; dipendenza della popolazione da servizi ambientali in precedenza garantiti dai sistemi ecologici eliminati dall'ILUC
Insicurezza alimentare Socio-economico Popolazioni residenti in località dove la produzione alimentare declina in conseguenza dall'ILUC
Violazione di diritti di proprietà delle terre Socio-economico Popolazioni i cui diritti di proprietà non sono stabiliti in modo ben defnito e che non hanno le risorse per tutelarli
Degrado ed esaurrimento di risorse idriche e di suolo Socio-economico e ambientale

Ecosistmi che dipendono da una larga disponibiliutà di acque pulitre. Popolazioni umane che dipendon da risorse idriche già scarse o suscettibili alla contaminazione

fonte: J. Palmer (2012) Risk governance in an age of wicked problems: lesson from the European approach to indirect land use change Journal of Risk Research, 15 (5) 495-513.

L'inganno dei "residui"

Di recente, con la crescente evidenza degli effetti negativi delle bioenergie gli scienziati e gli stessi organi politici si stanno orientando ad una moratoria dell'oso di biomasse agroforestali "vergini", coltivate appositamente o prelevate dalle foreste per concentrarsi sull'uso dei residui. Confondere rifiuti urbani, residui colturali, scarti dell'industria alimentari in un'unica categoria è altamente fuorviante e pericoloso. Usare la paglia e i reflui zootecnici per la produzione di biogas comporta la mancata restituzione di C al terreno rapperesenta una politica irresponsabile. L'orizzonte temporale dell'agrispeculazione è di 15 anni (la durata delle tariffe onnicomprensive assicurate) ma una società responsabile deve guardare in là, alle condizioni fertilità del terreno tra 20-30 e più anni. In Italia i terreni agricoli sono già oggi poveri di sostanza organica. Un fatto legato alle caratteristiche dei terreni e al clima (nettamente più caldo dell'Europa centrale) ma anche a pratiche di intense e prodonde lavorazioni del terreno. La concentrazione delle attività zootecniche specializzate in poche zone vocate ha privato molti sistemi agricoli di apporti di ferlilizzanti organici mentre nelle stesse aree di produzione la redistribuzione è molto inefficace perché il raggio di trasporto dei liquami è (lo dicono l'economia ma anche le normative) di pochi km. Così non solo nell'Italia più mediterranea (Puglia, Sicilia) ma anche nella pianura padana stipata di suini, vitelloni, vacche da latte vi sono suoli agricoli fortemente carenti di sostanza organica, di C (meno dell'1% che è un livello a rischio desertificazione).

Un nuovo "business"?

Con la nuova Pac vi saranno incentivi per l'adozione di tecniche, macchine, metodi atti a migliorare la sostanza organica nel terreno. Una scelta che rispecchia una reale preoccupazione per garantire un minimo di sostenibilità (al di là dei mantra) all'agricoltura europea. Poca sostanza organica significa suscettibilità all'erosione, necessità di maggior uso di concimi chimici (che richiedono molta energia per la loro sintesi), di pesticidi, di acqua di irrigazione (il terreno povero di sostanza organica trattiene ben poco l'acqua). Per tornare ad innalzare la sostanza organica sarà non solo necessario ridurre le lavorazioni profonde ma anche apportare al terreno residui colturali e ammendanti. Peccato che questi ultimi siano sempre più accaparrati dagli impianti di produzione delle bioenergie (biogas e combustione). Un bel dilemma: alimentare il suolo o le centrali?  Un dilemma che dovrebbe far riflettere chi in cattiva o buona fede continua a parlare di "scarti" del sistema alimentare come rifiuti da eliminare, come qualcosa che vale meno di zero e che può essere bruciato (direttamente o tramite conversione in biogas) senza controindicazioni.

Il rifiuto non deve esistere

Non è così! Il "rifiuto" non esiste, se è stato creato dal ciclo economico industriale è la spia di uno squilibrio, di una mancata chiusura dei cicli degli elementi nutritici. La materia deve essere riciclata come tale se vogliamo sfruttare al meglio l'energia ed evitare gli inconvenienti delle combustioni (perdita di calore in atmosfera ma anche effetti molto indesiderati come le emissioni nocive: polveri sottili ecc.). Lo squilibrio è stato creato anche nel cuore del sistema agricolo e zootecnico. Le stalle, le porcilaie sono "pompate" di alimenti non prodotti nell'azienda e nemmeno nel comprensorio ma importati spesso da oltre oceano per spingere al massimo la produzione anche disponendo di poca terra. Tutti questi nutrienti che transitano dal sistema digerente e dal metabolismo animale finiscono per creare una quantità di "reflui" (azoto, ma anche fosforo e potassio) in grande surplus rispetto alla capacità dei terreni aziendali si utilizzarli. Così si pensa di bruciare la sostanza organica e di eliminare l'azoto con i depuratori (che consumano una bella fetta dell'energia prodotta sotto forma di biogas). La perdita di fertilità e di buone caratteristiche chimico-fisiche del terreno verrebbe compensata da forti concimazioni con i digestati (che hanno caratteristiche di concimi quasi chimici). Ma questo potrà funzionare sino a un certo punto. Poi l'isterilimento dei terreni. Da questo punto di vista le centrali non sono mai troppo piccole. Anche centrali da 100 o 50 kW contribuiscono a questo disastro annunciato.

Stop a tutte le biomasse?

Gli elementi scientifici di cui disponiamo inducono a rienere che le trasformazioni dell'uso delle terre indotte dalla estensione delle colture energetiche siano negative per il bilancio dei GHG. Ad alcune condizioni questo può essere mitigato se si evita di trasformare foreste, savane, pascoli (efficienti "pozzi" di CO2) in arativi e se si punta su colture da biomasse che richiedono poche lavorazioni e trasporti (causa di emissioni di CO2), pochi concimi chimici (causa di perdite di N2O in atmosfera)La strada oltre ad essere quella dell'utilizzo di quei (pochi) veri "scarti" che non possono essere utilizzati per compostaggio, restituzione colturale, ammendo del terreno è quella dell'utilizzo di biomasse da coltivazioni permanenti attuate dove non "rubano il pane di bocca" a nessuno ovvero su terreni marginali, poco fertili senza una copertura forestale assestata. Pensiamo ai terreni abbandonati che si trovano in condizioni di transizione dinamica verso forme stabili. In Italia ve ne sono una marea. Ecco allora che la ratio degli incentivi avrebbe un senso: non assicurare superprofitti o rendite che di dir si voglia ai pescecani della speculazione (grossi gruppi economici con forte accreditamento presso la politica e padroni dei media) ma consentire di ottenere un profitto confrontabile con quello di altre attivitàagricole a chi si impegna a coltivare con colture perenni da biomassa a forte efficienza le colline abbandonate, i terreni marginali.

Tenere conto della qualità dell'aria, incentivare solo soluzioni realmente sostitutive di fonti fossili, farsi una ragione che le biomasse sono una soluzione parzialissima

Dove questo è compatibile con la qualità dell'aria beninteso, evitando ulteriori combustioni nella pianura padana e nelle altre zone con limiti di polveri sottili fuorilegge ed incentivando quelle soluzioni tecnologiche che l'industria e i finanziatori non attiveranno mai se è possibile lucrare senza fatica superincentivi bruciando, ovvero la purificazione del biogas e lasua immissione nella rete od uso per autotrazione. Questi usi essendo chiaramente sostitutivi e non sommandosi ad una produzione di energia elettrica in esubero avrebbero. Come si vede ci sono le condizioni per delle biomasse energetiche sostenibili ma sono molto ben circoscritte. Inoltre le biomasse in tutte le stime più ottimistiche anche se dilagano non risolveranno mai più del 10% del fabbisogno energetico europeo. Vale la pena di creare tutti questi disastri o è meglio pensare al risparmio energetico, all'efficienza energetica e a fonti veramente rinnovabili come l'olico delle alte quote, al solare termico, alle nuove frontiere del fotovoltaico (senza incubo smaltimenti come per le tecnologie che ci hanno rifilato sino ad oggi).

Bibliografia

Bowyer C. (2010) Anticipated Indirect Land Use Change Associated with Expanded Use of Biofuels and Bioliquids in the EU – An Analysis of the National Renewable Energy Action Plans, p. 24. Institute for European Environmental Policy IEEP, London.

Don A., Schumacher J., Freibauer A. (2011) Impact of tropical land-use change on soil organic carbon stocks – a meta-analysis. Global Change Biology, 17, 1658–1670.

EU (2007) The Impact of a Minimum 10% Obligation for Biofuel Use in the EU-27 in 2020on Agricultural Markets, Vol. AGRI G-2/WM D, p. 10. European Commission, Brussels.

Fargione J., Hill J., Tilman D., Polasky S., Hawthorne P. (2008) Land clearing and thebiofuel carbon debt. Science, 319, 1235–1238.

Palm C.A., Woomer P.L., Alegre J et al. (1999) Carbon Sequestration and Trace as Emissions in Slash-and-Burn and Alternative Land Uses in the Humid Tropics. (ed GROUPACCW), Nairobi, Kenya.

Palmer J. (2012) Risk governance in an age of wicked  problems: lesson from the European approach to indirect land use change Journal of Risk Research, 15 (5) 495-513.

Searchinger T, Heimlich R, Houghton RA et al. (2008) Use of US croplands for biofuels increases greenhouse gases through emissions from land-use change. Science, 319, 1238–1240.

WBGU (2008) Future Bioenergy and Sustainable Land Use. ed (WBGU) GACoGC. Earthscan, London.



Alcuni documenti significativi emersi dal dibattito in corso.

  • Raccomandazioni dell'accademia scientifica tedesca Leopoldina sull'uso delle biomasse a fini energetici (2012) mia traduzione in italiano della sintesi originale in inglese, nel documento c'è il link al rapporto originale esteso con blibliografia (PDF)
  • Parere della commissione scientifica dell'Accademia europea per l'ambiente sulla valutazione delle bioenergie ai fini della contabilità dei contributi all'effetto serra (SC Opinion on GHG in relation to bioneregy) (2012) (PDF)
  • Öko-Institut (2012) Sustainability Standards for internationally traded Biomass The “iLUC Factor” as a Means to Hedge Risks of GHG Emissions from Indirect Land Use Change - Working Paper  Uwe R. Fritsche with contributions from Klaus Hennenberg and Katja Hünecke, Energy & Climate Division, Öko-Institut, Darmstadt Office- (PDF)
  • Globale landflächen und biomasse nachhaltig und ressourcenschonend nutzen , Almut Jering, Anne Klatt, Jan Seven, Knut Ehlers, Jens Günther, Andreas Ostermeier, Lars Mönch, (2012) Umweltbundesamt [Agenzia federale per l'ambiente],  Dessau-Roßlau, De. (PDF) Comunicato stampa in inglese (link) versione ridotta (link) traduzione italiano a cura di Enrico Zecchini (PDF)
  • Commissione Europea ha deciso di affrontare il problema e il 17 ottobre è stata pubblicata una proposta di Direttiva (link) comunicato stampa (link)

 


 

 

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