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(17.02.13) Ieri a Castiglion Fibocchi (Arezzo)si è tenuto un importante convegno contro il biogas. Sono state ribadite ed approfondite le motivazioni che in tutta Italia spingono i comitati a dare battaglia

 

Da Castiglion Fibocchi

un NO fortissimo al biogas

"nè qui nè in nessuna altra parte"

 

di Michele Corti

Castiglion Fibocchi dopo Capalbio rappresenta una battaglia importante di quella che è una vera e propria guerra scatenata dai Signori della speculazione biogasista contro l'agricoltura di qualità, contro le comunità rurali, contro un modello migliore di economia e di società. Un modello che vuole ripartire dalla valorizzazione del capitale sociale, territoriale, culturale, naturale per ribaltare le prospettive di declino economico e morale.  Laddove questi patrimoni sono ancora forti e c'è la consapevolezza della loro importanza il biogas non passa

Ieri a Castiglion Fibocchi (AR), un paese immune (sinora) da gravi deturpazioni ai piedi delle montagne del Pratomagno, si è svolto un importante convegno sul biogas. È stato programmato in prospettiva della riunione della conferenza dei servizi - presso la provincia - del 28 febbraio ma ha assunto una dimensione molto al di là della locale battaglia. Nei partecipanti (gente del posto, ma anche comitati e relatori venuti da fuori) era chiara la consapevolezza che al biogas (vale anche per la combustione di biomasse solide e liquide) si deve opporre una forte resistenza locale ma utilizzando le risorse di reti di resistenza di area vasta, regionali e inter-regionali. In queste rete alcune realtà possono costituire dei riferimenti per la tenacia, la capacità di inziativa, il ventaglio di azioni messe in campo. Castiglion Fibocchi è una di queste realtà.

Una battaglia di civiltà che esclude il particolarismo e rifiuta l'etichetta "Nimby"

Anche nel Convegno di ieri qualcuno ha però accennato al "qui è assurdo farlo, lo facciano da un'altra parte". Relatori e pubblico - sentite le motivazioni economiche, ambientali, agricole, mediche che spingono a dire no a questa pericolosa speculazione - hanno subito ribadito: "no qui ma anche no da tutte le altre parti".

I prodotti della terra al centro del tavolo dei relatori: sono loro che parlano per primi

Va subito detto che, come ho avuto modo di osservare in altre occasioni, spesso sono le comunità piccole che reagiscono con più efficacia alla minaccia biogas/biomasse. Castiglion Fibocchi è un comune di 2 mila abitanti consapevole della sua vocazione: agricoltura di qualità, turismo culturale ed enogastronomico. C'è coesione sociale e il sindaco non ha esitato a schierarsi contro il biogas con il Comitato:

"La realizzazione del progetto nella zona indicata, non può trovare condivisione da parte di  questa Amministrazione, trattandosi di area di particolare pregio paesaggistico, vocata alla coltura della vite e dell’olivo, dove aziende agricole anche a regime biologico e complessi agrituristici, con buoni flussi turistici, offrono tradizionalmente prodotti di alta qualità".

Già dal sito del comune si capisce che è un comune dinamico con aziende proiettate in una dimensione internazionale. Il titolare dell'azienda vitivinicola (biologica) Le Moraie - uno degli esponenti più attivi del Comitato era appena rientrato da Monaco di Baviera. Di certo la Toscana ha una "rendita di posizione" che altre regioni non hanno ma basta vedere cosa sta succedendo in Puglia o nelle Marche per capire come l'immagine internazionale turistica, culturale e agroalimentare una regione può migliorare.

Chi ha interesse a compromettere il patrimonio rurale italiano?

Il patrimonio culturale italiano non è solo quello delle città d'arte e neppure solo di quella lunga serie di città, cittadine e borghi dagli splendidi centri storici presenti in tutte le regioni, ma quello sterminato patrimonio di castelli, villaggi, monasteri, edifici rurali, ponti, mulini sino ai minuti manufatti e a tutta la cultura immateriale sedimentata. Castiglion Fibocchi è un esempio emblematico: c'è l'antica Via Cassia vetus, un esempio interessante per la tipologia ad arco ribassato, di ponte medioevale (foto sopra), una serie di ville e di casali che pur nella loro funzione agricola assumono valore storico e monumentale. Proprio di fronte al sito dove dovrebbe sorgere la biogas "Casa Lunga"), si trova una delle Case Leopoldine (con riferimento al Granduca Leopoldo II) , con la colombaia, la loggia e il portico, sono fra le più belle della zona. In quella che dovrebbe trovarsi di fronte alla centrale c'è "Il Poggiale", quella (foto sotto in cui è stata girata "La vita è bella" di Benigni. Aggiungasi che il luogo dove i biogasisti hanno messo gli occhi è nel cono paesistico del paese.

Su questi aspetti ha insistito il Prof. Massimo Ricci, il professore di architettura che ha scoperto il segreto della cupola del Brunelleschi e che ha sostenuto durante il convegno di ieri le motivazioni di ordine paesistico contro la centrale.

Piani agronomici fatti con lo stampino che rappresentano un pericolo per la fertilità del terreno e potenziali impatti ambientali (consumi idrici, inquinamento falde)

Chiamati a sostenere le motivazioni del NO sotto il profilo agricolo eravano io e il Dr. Mauro Mugnai, agronomo paesaggista (pres. dell'Ordine in provincia di Arezzo). Sorvolo sulle motivazioni di ordine generale per concentrarmi su quelle messe in evidenza da Mugnai per il caso specifico. L'agronomo aretino ha prodotto per conto del Comitato una voluminosa contro relazione (anche in questo caso molto pià dettagliata delle relazioni dei proponenti). Nella relazione e nella sintesi illustrata al convegnno Mugnai ha messo in evidenza una lunga serie di incongruenze. Esse sono motivate dal fatto che i progetti sono fatti "con la fotocopiatrice" adattando solo alcuni particolare di uno schema generale messo a punto dalla lobby (industrie che producono gli impianti e grosse società - spesso partecipate dalle prime che propongono la realizzazione di "batterie" di nuove centrali). La corsa agli incentivi ha fatto sì che nel 2012 si sia scatenata una vera frenesia ad accaparrarsi autorizzazioni e ad accendere i motori delle centrali. Ovvio che la progettazione lascia spesso molto a desiderare, sul piano agronomico, della sicurezza, della viabilità. Se le centinaia di comitati in tutta Italia avessero le risorse (informazione, relazioni, denaro da investire) per incaricare dei professionisti (agronomi e ingegneri) le centrali - nonostante il quadro normativo ad esse molto favorevole - verrebbero "affondate" una dopo l'altra. Quello che il Coordinamento dei comitati intende fare è fare circolare le risorse, le informazioni, per consentire anche ai comitati meno "attrezzati" di fornire "cartucce" da sparare in sede di osservazioni tecniche e di azioni legali.

 

Mugnai, per riprendere l'interessante relazione dell'agronomo, ha parlato di scarsa credibilità dei piani colturali (cosa ci fa il girasole? con quale acqua si irrigherà il mais?). Ha parlato di un quadro (ma è sempre così in ogni progetto) poco convincente di disponibilità dei terreni, sia per quanto riguarda i titoli di condizione che per la loro dislocazione. Ha messo in evidenza come gli avvicendamenti colturali proposti (triplice raccolto) rappresentano una soluzione molto "spinta" tale da portare ad esaurimento della fertilità e da non poter essere applicata nella generalità dei casi. "Abbiamo terreni a forte permeabilità inframmezzati da terreni limosi, c'è il forte rischio che in questi ultimi le applicazioni del digestato si presentano molto problematiche per la scarsa penetrazione e la ridottà attività microbiologica".

 

 

Le comunità locali pagheranno anche un prezzo in termini di la insicurezza stradale e di deterioramento della rete viaria

 

Anche l'Ing. Claudio Gino Gianni, altro professionista incaricato dal Comitato, ha "smontato" il progetto proposto. Non solo i dati relativi alle capacità di stoccaggio del progetto dei biogasisti si sono rivelati del tutto sottostimati ma l'Ing. Gianni ha anche messo in evidenza l'inadeguatezza della rete viaria a sostenere l'enorme aumento di traffico pesante. La centrale, oltre che con mais, sorgo, triticale, girasole, dovrevve funzionare con sanse e acque di vegetazione dei frantoi. I tre frantoi individuati (uno solo a Castiglion Fibocchi, gli altri a notevoli distanze) non sarebbero in grado di fornire tutti i sottoprodotti indicati ma, se fosse cos', in ragione del numero di automezzi pesanti necessari si avrebbe una grave deformazione del manto stadale e notevoli disagi per l'utenza e costi di manutenzione delle strade.

 

Ma i rischi più preoccupanti riguardano la salute

 

Preoccupazioni ancora più gravi sono state sollevate dai medici relatori al convegno: Il Dr. Giovanni Vantaggi (ISDE) e il Prof. Pierluigi Rossi (medico igienista e specialista di medicina preventiva). Vantaggi, che ha riferito di aver già tenuto in decine di località relazioni informative sui rischi per la salute delle centrali, si è concentrato sulle emissioni inquinanti delle combustioni (anche il biogas è bruciato, non va mai dimenticato). Dopo aver spiegato come la materia si trasforma ma non si distrugge e che la combustione non distrugge per incanto la massa ma produce sotto forma di fumo una enorme massa di piccole particelle che veicolano molti composti inquinanti (ossidi di azoto, IPA, furani, diossina ecc.).  Ha utilizzato dati del Prof. Tamino e di altra fonte per quantificare le notevoli emissioni di queste centrali "ad energia pulita" mettendo in evidenza le conseguenze delle polveri sottili sulla salute (malattie cardiovascolari ma anche neurodegenerative). Si parla in capo ad un anno di decine di tonnellate di inquinanti che ricadono al suolo o vengono anche respirati.

 

 

Rossi, che anche vice-presidente della provincia, ha allargato la considerazione dei rischi anche ad altri potenziali pericoli che vengono spesso passati sotto silenzio concentrandosi sul carattere di "bomba microbiologica" delle centrali a biogas dove possono trovare un habitat favorevole moltissime specie di microrganisni potenzialmente patogeni. Ha anche reso noto un parere pro veritate stilato dal prof. Giorgio Palù, un microbiologo preside della facoltà di medicina di Padova nonchè rettore dell'università patavina. Palù, che ha redatto il parere su richiesta del Comitato di Castiglion Fibocchi sostiene che le preoccupazioni del prof. Boehnel sul rischio botulinico sono del tutto fondate e ritiene che siano necessarie delle precauzioni - oggi non applicate - per i biofermentatori. Rossi ha anche molto opportunamente ricordato che il rischio legato all'inquinamento delle falde con i nitrati (presente con le discariche ma anche con le biogas) comporta implicazioni per la salute dal momento che l'assunzione di nitrati con l'acqua potabile comporta la produzione nell'intestino di nitrosammine cancerogene.

 

Non ci sono alibi per i sindaci Don Abbondio

 

Ho lasciato per ultimo l'intervento dell'Avv. Greco, "vincitore" a  Capalbio nonché legale del Comitato di Castiglion Fibocchi perché il messaggio di Greco è quello più importante da trasmettere ai Comitati di tutta Italia. Se medici, agronomi, ingegnerti, biologi portano una valanga di motivi che dovrebbero indurre le persone di buon senso e oneste a dire NO, l'avv. Greco sostiene una cosa di immediata valenza pratica per i Comitati: 1) Non è vero che sindaci e amministrazioni locali abbiano le mani legate: il sindaco come autorità sanitaria ha il diritto-dovere di opporsi a impianti che alcune amministrazioni pubbliche hanno classificato come "insalubri", i piani di governo di territorio non possono essere stravolti dalle centrali e i comuni possono opporsi sulla base dei propri strumenti urbanistici e di specifici dispositivi come già alcuni TAR hanno sentenziato; 2) Non è vero che nell'assenza vergognosa dell'emanazione da parte delle Regioni di linee guida sui criteri di inidoneità ci sia una totale assenza di "paletti" in qanbto le sia pure circoscritte indicazioni delle linee nazionali metterebbero un forte argine (se applicate) al far west delle autorizzazioni in itinere (e in arrivo).

 

 

A Castiglion Fibocchi i biogasisti sono stati stigmatizzati come i "nuovi barbari". Enfasi eccessiva? No. Assolutamente. Qui, come in tante località italiane (che si sono autoimmunizzate da una modernizzazione subalterna che faceva tabula rasa di tanti patrimoni) si respira una civiltà che parla di storie di lungo periodo, di memorie che parlano di etruschi, romani, longobardi. C'è una civiltà rurale che non è certo arretratezza ma proiezione al futuro e volontà di difendere e valorizzare le proprie vocazioni e le proproe risorse orgogliosa della propria identità.

Al plebiscito organizzato per l'annessione al Regno sabaudo della Toscana, Castiglion Fibocchi si espresse con schiacciante maggioranza a favore del mantenimento del Granducato (su 293 aventi diritto, 169 votanti, il regno separato ebbe 106 voti contro 46 che andarono all'annessione e 17 nulle. Volete che chi ha avuto il coraggio di dire NO 150 anni fa andando controcorrente e comunque dispiamcendo al nuovo potere non sappia dire di NO oggi alla barbarie biogasista?


 

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