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(17.02.13) Un fortissimo NO al biogas da Castiglion Fibocchi

Castiglion Fibocchi dopo Capalbio rappresenta una battaglia importante di quella che è una vera e propria guerra scatenata daalla speculazione biogasista contro l'agricoltura di qualità, contro le comunità rurali, contro un modello migliore di economia e di società. Dove il patrimonio rurale e civico sono forti e c'è la consapevolezza della loro importanza il biogas non passa leggi tutto

 

(23.01.13)Biogas: chi ricatta chi?

Ai comitati che chiedono paletti per frenare il far west delle biomasse si obietta che gli agricoltori sarebbero pronti a fare ricorsi su ricorsi per difendere quella che è una "fonte indispensabile di reddito".  Quali agricoltori? leggi tutto

 

(09.12.2012)Ad Assisi le biomasse diventano tema etico I comitati no biogas biomasse sono impegnati con tutte le loro energie nel contastare la realizzazione delle centrali. Nonostante ciò trova spazio nella loro iniziativa anche la riflessione sulle implicazioni morali dell'operazione "energia da biomasse": una spregiudicata speculazione che calpesta principi di equità, trasparenza, precauzione. Al convegno di ieri ad Assisi c'era il vicario del vescovo di Perugia. Un segno di una attenzione al problema che speriamo coinvolga anche altre diocesi da qui al prossimo appuntamento ad Assisi (primavera 2013) per la Marcia per la terra contro le bioenergie insostenibili. leggi tutto

 

(28.11.12) Serio rischio biologico con il biogas (sottovalutato specie in Italia) La co-digestione di matrici organiche di ogni tipo, animali e vegetali, di Forsu e - come succede già in alcuni paesi - dei fanghi di depurazione pone gravi rischi di contaminazione, in primo luogo biologica, a carico dei terreni agricoli utilizzati per la produzione di alimenti per gli animali e per l'uomo. In altri paesi come la Germania sono state introdotte normative per il trattamento e il controllo dei substrati in entrata e dei digestati. In Italia nulla di ciò e si spinge l'accelleratore di folli incentivi leggi tutto

(04.10.12) Biogas: tecnologia sporca e insicura? In Germania parrebbe di si.Una lunga catena di incidenti nelle 7 mila centrali a biogas germaniche. Le documenta un sito a partire dal 2010. 90 incidenti che comprendono non solo svasamenti di contenuto fetido dei digestori nei corsi d'acqua ma anche tante esplosioni e tantissimi incendi, Anche con persone ferite e ustionate. In un caso un ustionato è morto. Da segnalare un sabotaggio che ha provocato lo sversamento del contenuto di un digestore. Come possono i mercanti del biogas venire a drci che in Germania va tutto bene? In Germania stanno abbandonando il biogas e ci rifilano una tecnologia obsoleta. Con la complicità della politica e dei collusi negli apparati pubblici leggi tutto

 

(11.11.12) Le bioenergie fanno male al clima

La maledizione del biogas e delle biomasse viene giustificata con... Kioto. Ma le bioenergie peggiorano l'effetto serra. E ora anche la scienza e la politica se ne accorgono. Anche se i provvedimenti frenati dalla lobby sono parziali e non tempestivi  leggi tutto

 

(18.10.12) Il Biogas può uccidere. Helge Boehnel a Capalbio (GR)

Dalla Germania arriva la tecnologia (ma anche il lobbismo industrial-finanziario) che alimentano il far-west del biogas, l'affare sporco del secolo. Per fortuna con i veleni arrivano spesso anche gli antidoti. Il Prof. Boehnel, autorità scientifica in materia di botulino (una tossina mortale prodotta da un tipo di Clostridi anaerobici che si sviluppano nei digestori del biogas). Gli scienziati a libro paga del capitalismo speculativo diranno che Boehnel è un terrorista, un ciarlatano (come Séralini). Peccato che Goettingen è una delle università più prestigiose d'Europa e lui ha diretto per dieci anni un Istituto di biotecnologie dove si studia il botulismo

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(26.09.12)Biogas: altro che emissioni zero!

Continua la corsa al biogas per quanto frenata dall'aumento del costo delle biomasse e dalla resistenza politica e sociale (vedi Regione Marche dove i comitati hanno ottenuto un pronunciamento di sospensiva del consiglio regionale). Intanto i dati che emergono sulle emissioni nocive nell'aria desta forte preoccupazione. Che si aggiunge agli altri pesanti impatti ambientali, economici e sociali. la Regione Emilia-Romagna ha "graziato" dalle centrali a biomasse le aree con concentrazioni oltre i limiti di legge delle polveri sottili. Regione Lombardia dove il business è ancora più forte se ne guarda bene

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(06.08.12) Colture da biomasse rubano l'acqua

Lasiccità è grave. Il calo della produzione di mais nazionale avviene in un contesto di siccità generalizzata e le ripercussioni sui prezzi saranno pesanti. Le pagheranno gli allevatori già penalizzati dalla concorrenza delle biomasse. Aumenteranno importazioni e prezzi. Ma il governo dei tecnici ha fatto un nuovo regalo ai vampiri del biogas. leggi tutto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(19.02.13) Nell'imminenza delle elezioni per il rinnovo del Prlamento Il Coordinamento nazionale Terre Nostre dei comitati no biogas, no biomasse e per la salute e l'ambiente ha redatto un Memorandum sul quale invita a prendere posizione i candidati

Memorandum sulla proliferazione

delle centrali a biogas/biomasse

 

di Coordinamento nazionale Terre Nostre

deicomitati no biogas, no biomasse e per la salute e l'ambiente

 

 

Con il Memorandum viene sottoposto all'attenzione dei candidati il problema della proliferazione incontrollata di centrali biogas/biomasse, centrali che - anche in ragione della loro densità in alcune aree - si stanno rivelando dannose per l'ambiente, la salute, l'agricoltura, l'economia, la coesione sociale, la vivibilità di tante aree del nostro paese. Sono frutto di scelte poco ponderate o fortemente squilibrate a favore di interessi speculativi che concedono incentivi nettamente superiori alla media europea per "energie rinnovabili" che in realtà non lo sono e che, a fronte di ingiustificati profitti privati, stanno comportando una serie di impatti negativi (anche in violazione di norme europee e di interessi e diritti fondamentali di rilevanza costituzionale).

 

 

I Coordinamenti regionali e i Comitati desiderano conoscere la posizione dei candidati dei loro collegi/circoscrizioni su un tema che i media nazionali - considerati gli enormi interessi in gioco - tendono a mentenere in ombra ma che ha assunto rilevanza sociale con l'accendersi di centinaia di situazioni di conflitto in tutta Italia e l'aprirsi di ulteriori fossati tra cittadini e comunità da una parte e Pubblica Amministrazione dall'altra. I cittadini sono sconcertati per come l'interesse speculativo - grazie ad uno spegiudicato greewashing - riesce a prevalere sul bene comune mentre i responsabili pubblici si tricerano dietro gli alibi di normative che "negherebbero loro le mani". In realtà loro e i vari enti pubbici chiamati a valutare i progetti non si accorgono nemmeno di palesi incongruenze tecniche e normative che sono i Comitati, sostituendosi ad una funzione pubblica che viene meno al suo ruolo, a fare rilevare.

 

Anche dopo le elezioni il Memorandum servirà per capire chi si schiererà con la speculazione senza scrupoli mascherata da "bio" e chi con le comunità locali, l'agricoltura di qualità, la tutela di valori quali la qualità dell'aria, il paesaggio.

 

 

Ai candidati alle elezioni per il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati

 

Probabilmente sarà a conoscenza della corsa alla realizzazione, in tutte le regioni d'Italia, di centinaia e centinaia di centrali termoelettriche alimentate con l'energia prodotta da biogas e da biomasse liquide e solide.

Saprà anche che la realizzazione di suddette centrali è giustificata esclusivamente dall'elevato livello degli incentivi erogati attraverso i certificati verdi e la tariffa onnicomprensiva, livello che, anche dopo la revisione della tariffa “flat” operata con il V° conto energia, rimane doppio di quello medio europeo.

La sproporzione tra l'utile ricavato da soggetti privati (per lo più società finanziarie) e i disagi e gli impatti territoriali negativi, indotti dalle centrali a biogas e biomasse, ha determinato il sorgere di centinaia di comitati spontanei e di altrettante situazioni di conflitto, tensione sociale e contenziosi legali.

Le gravi tensioni sociali indotte dalla corsa agli incentivi per la produzione di energia elettrica “rinnovabile” sono legate alla mancata informazione alle comunità locali circa l'avvenuta presentazione di domande di autorizzazione per la realizzazione di suddetti impianti, alla scarsa possibilità dei portatori di interessi di far valere le proprie osservazioni nel contesto di procedure autorizzative uniche espletate nell'arco massimo di soli 120 giorni, e all’insufficienza delle linee guide nazionali (e regionali) circa la localizzazione delle centrali. Scarse sono anche le possibilità delle amministrazioni locali di opporre pareri negativi in sede di Conferenza dei servizi stante le previsioni dell' art. 12 D.Lgs. 387/03 che dispone che: "... Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti sono opere di pubblica utilità indifferibili ed urgenti ...".

 

Effettisulla qualità dell'aria e della salute (palese contraddizione con la Direttiva europea sulla qualità dell'aria e sulla VIA)

 

Tale grave forzatura emerge in tutta evidenza qualora vengano valutati i bilanci energetici netti delle centrali. Essi risultano modestamente positivi, a fronte di una serie di impatti innegabili, anche in forza di valutazioni discutibili dell'assetto cogenerativo degli stessi, ovvero della valutazione del recupero energetico del calore dissipato dai motori. La constatazione che il risparmio di energia fossile e di emissioni climalteranti è marginale, se non nullo, dovrebbe di per sé mettere in discussione i presupposti della utilità pubblica di tali impianti.

La mancata considerazione di questi aspetti fondamentali per la qualità dell'aria è frutto del mancato recepimento della Direttiva europea che impone di non compromettere ulteriormente la qualità dell'aria laddove questa è già compromessa come avviene nella maggior parte della Pianura padana e in altre aree del paese dove le concentrazioni di polveri sottili restano al disopra dei limiti massimi per un numero di giorni superiore a 50.

Una ulteriore distorsione che richiede l'attenzione del nuovo governo e del nuovo parlamento riguarda il contrasto tra la Direttiva europea sulla Valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e le norme applicate da quelle regioni che evitano di sottoporre gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biomassa di potenza fino a 999 kwe alla citata VIA o alla procedura di Screening che, secondo la Direttiva, non possono essere legate solo alla potenza delle centrali ma anche al cumulo con altri impianti e fonti emissive nello stesso territorio e ad altri elementi giustamente previsti dalla normativa europea.

Questa situazione dipende da una inadeguata o mancata classificazione di questi impianti che l’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale) delle Marche e l’AUSL di Vercelli hanno classificato l’attività di produzione di energia elettrica come industria insalubre di 1a classe come previsto dal DM 05/09/94 al punto 7 lettera C (centrale termoelettrica).

 

Palesecontraddizione con le politiche di governo del territorio

 

Le centrali a biomasse, grazie al singolare quadro normativo delle autorizzazioni, non impattano solo sulla qualità dell'aria ma anche sulle politiche di governo del territorio e su diritti fondamentali dei cittadini residenti nelle vicinanze degli impianti.

Secondo quanto disposto al comma 7 dell’art. 12 del citato D. Lgs: " ... gli impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili, possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici e pertanto non è necessario adottare varianti di destinazione d’uso. L’A.U. costituisce, dove occorre, variante allo strumento urbanistico ... ".

Desideriamo ancora richiamare la vostra attenzione sulle conseguenze di quanto disposto dal suddetto comma: una quasi totale licenza di realizzazione delle centrali a dispetto dei diritti fondamentali di cittadini che si sono visti installare dei biodigestori o delle centrali a biomasse a pochi metri (avete letto bene) dalle proprie abitazioni. Per non parlare di localizzazioni che non tengono conto della presenza di aree di valore ambientale, storico, paesaggistico, di corsi d'acqua e delle conseguenti possibili esondazioni. Non mancano centrali a biogas (con digestori della capacità di migliaia di metri cubi di liquame) realizzate sui versanti delle colline con poca o nulla possibilità di evitare gravi sversamenti in caso di incidente.

Le comunità che hanno avuto la sfortuna di vedersi realizzata nel raggio di poche centinaia di metri una centrale a biogas lamentano regolarmente emissioni maleodoranti e forte rumorosità dei motori oltre a un via vai di mezzi pesanti che per alcuni mesi rende impraticabili o di rischiosa e problematica percorrenza le strade comunali o vicinali utilizzate per l'alimentazione delle centrali. Strade che, come sovente si verifica nelle campagne, sono costeggiate da fossati che rendono pericoloso il transito con mezzi pesanti provenienti da direzione opposta in ragione della scarsità di piazzole di scambio.

 

 

Una seria minaccia all'agricoltura e all'economia rurale (turismo, agroalimentare)

Considerare le centrali termoelettriche a biogas e biomasse di " utilità pubblica " comporta pesanti distorsioni anche in campo agricolo e sulla complessiva economia rurale dei territori. Le società che gestiscono le centrali (costituitesi come "agricole" solo al fine di massimizzare incentivi e di operare in regime agricolo ai fini fiscali e della PAC) sono in grado di monopolizzare il mercato degli affitti dei terreni agricoli e di spingere all'insù i costi dei servizi agrimeccanici e dell'acqua di irrigazione aggravando la già problematica redditività delle aziende agricole piccole e medie e mettendo a rischio interi comparti produttivi legati a specifiche produzioni locali di qualità sostituiti da coltivazioni intensive in monocoltura, fortemente dipendenti da elevati livelli di input di pesticidi, concimi chimici, acqua di irrigazione. Inutile sottolineare poi come l'estensione, che in alcune provincie raggiunge già decine di migliaia di ha di superficie agricola al servizio di una energia che non è assolutamente rinnovabile venendo da una agricoltura industriale altamente energivora ed inquinante, mette in discussione livelli già bassi di autosufficienza per diverse filiere agroalimentari strategiche.

Il caso del digestato da biomasse è emblematico di pura sottrazione di vita ad un ambiente che invece ne avrebbe bisogno assoluto e che, essendo già in grave carenza, non può reagire che con patologie che portano a morte prima l’ecosistema e poi noi irresponsabili artefici.

Oltre alla perdita di produzioni tipiche, la presenza delle centrali minaccia anche quelle aziende che si sono incamminate sulla via dell'agricoltura biologica e dell'agriturismo e che dipendono per la loro attività da una elevata qualità ambientale oltre che da un paesaggio agricolo non compromesso.

In base a queste considerazioni e alla luce del fatto che l'obiettivo assegnato all'Italia (burden sharing) per la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato ampiamente superato risulta urgente introdurre rapidamente dei correttivi ad una normativa specifica lacunosa e contraddittoria con la tutela di esigenze fondamentali e con lo stesso quadro normativo europea e nazionale.

Oltre ad invitarvi ad informarvi maggiormente su quanto sta avvenendo nella vostra circoscrizione/collegio intendiamo chiedervi anche di manifestare la vostra disponibilità a farvi interpreti, in caso di elezione, delle istanze dei cittadini che già oggi vivono i disagi legati alla presenza delle centrali a biogas e biomasse e di quelli che si stanno opponendo con tutte le loro forze alla realizzazione di ulteriori centrali, ma in condizioni di netta inferiorità a causa di un quadro normativo pesantemente squilibrato a favore di alcuni interessi economici.

Vi chiediamo quindi di dichiarare la vostra disponibilità ad operare affinché le distorsioni e le gravi tensioni indotte da una proliferazione indiscriminata di impianti a biogas e biomasse siano prontamente corrette ed in particolare a:

  • agevolare il diritto di audizione dei Comitati per la salute e l'ambiente che si oppongono alla proliferazione speculativa delle centrali a biogas e biomasse;

  • contrastare le attuali proposte in itinere di modifica della Direttiva 2011/92/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale, nelle parti in cui, in generale, renderebbero più agevole, rispetto alla attuale situazione, l’insediamento degli impianti in questione, con particolare attenzione alle parti che escluderebbero l’ assoggettamento a procedura di screening o di VIA, eludendo l’applicazione integrale e per tutti gli impianti dei criteri di cui all’ All. III della medesima direttiva, ovvero senza tener conto, oltre che della taglia degli impianti, anche del cumulo con altri progetti, delle utilizzazioni delle risorse naturali, della capacità di carico ambientale del contesto in cui si propone l’impianto, della densità della popolazione, ecc…

  • contrastare le proposte di modifica della Direttiva 2011/92/UE nelle parti in cui consente discrezionalità alle autorità procedenti di identificare e determinare il pubblico, interessato nel procedimento, nonché nella discrezionalità della definizione del prerequisito di “effetti significativi” ai fini dell’assoggettamento a screening e/o a VIA;

  • introdurre l’ obbligo di giustificazione concreta delle reali esigenze di insediamento dei progetti proposti, nelle pianificazioni locali e sovaralocali, come presupposto per la procedibilità degli iter autorizzativi;

  • sostenere proposte di revisione normativa del D. Lgs. 387/03 nel senso di una riconsiderazione del carattere di opera di pubblica utilità urgente indifferibile delle centrali a biogas e biomasse e della definizione di linee guida a maggior tutela dei valori residenziali, culturali, ambientali, storici, agricoli e paesaggistici;

  • operare una sostanziale riduzione del livello eccessivamente elevato degli incentivi concessi a fonti energetiche di discutibile “rinnovabilità” e tali da determinare – come purtroppo è ormai possibile verificare nei fatti – pesanti impatti ambientali e socioeconomici oltre che gravi distorsioni nel settore economico dell'agricoltura ma anche nel mercato immobiliare;

  • introdurre provvedimenti normativi al fine di applicare, in sede di autorizzazione, anche l’obbligo, a carico del proponente del risarcimento dei possibili danni a terzi e dei costi esterni del progetto, in termini di salute e svalutazione patrimoniale, con obbligo di garanzia fideiussoria delle cifre stabilite, ai fini della cantierabilità dell’ eventuale impianto autorizzato;

  • Introdurre obblighi normativi per la definizione del quadro epidemiologico della situazione ante-operam, ai fini della possibilità di valutazione degli eventuali impatti sanitari post-operam;

  • introdurre obblighi normativi per la predisposizione, ai fini dell’ottenimento delle autorizzazioni dei progetti, di un contestuale piano di riduzione delle emissioni che assicuri un saldo pari almeno zero del livello di emissioni inquinanti per il particolato e per i relativi precursori, almeno per le aree considerate e/o definite a rischio di superamento dei valori limite ambientali.

  • proporre provvedimenti legislativi che incentivino in modo più incisivo gli interventi a favore del risparmio energetico e del miglioramento della qualità dell'aria.

18 febbraio 2013

 


 

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