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(20.03.12) Il resoconto dell'incontro di Cavernago (Bg) svoltosi sabato scorso (17 marzo) con un primo nucleo di comitati aderenti

 

Nato il coordinamento

lombardo no biomasse

 

di Michele Corti

 

L'incontro di Cavernago è servito a produrre una sorta di "Linee guida" per i comitati già nati e per quelli che devono nascere. Nessuna comunità e singolo cittadino si deve sentire solo e impotente di fronte agli ecomostri; la rete dei comitati è pronta a sostenerlo. E il movimento che sta sorgendo in tante parti d'Italia è pronto a contobilanciare il peso delle lobby e a modificare un quadro normativo sciagurato che sta consentendo il Far West delle rinnovabili (non pulite). Di seguito gli interventi della giornata. Di particolare utilità le tre relazioni sulle possibiità di azione e sul "codice di comportamento" dei Comitati che non valgono certo solo per la Lombardia.

 

 

Adriano Carolo – Presidente del Comitato F9 che ha ospitato l’incontro

 

 

Nella sua introduzione al lavori oltre a presentare la scaletta degli interventi il presidente ha succintamente fatto la storia del Comitato F9 di Cavernago (il nome deriva dalla sigla della zona residenziale nel cui bel mezzo è stata "calata" la centrale a olio. Il Comitato F9 è un comitato “modello” che si è dotato di una struttura organizzativa e di organi statutari pronto per sostenere una guerra di trincea non breve.Ha messo in evidenza l’importanza dell’assistenza legale e della presenza di un avvocato all’interno del Comitato. Poi, però sono importanti anche gli aspetti tecnici e della comunicazione. “Non siamo qui per una conferenza sulle centrali a biomasse” ha pragmaticamente detto Carolo, ma per capire come si può unire le forze e come procedere. E a lasciato ai suoi il compito di relazionare.

 

Il "modello Cavernago"

 

In realtà l’incontro è stato utile non solo per conoscersi e per stabilire delle iniziative ma anche per capire il “modello Cavernago” , quello di un comitato “da copiare” con forte capacità organizzativa e un modus operandi “scientifico. Già l’efficienza con la quale gli amici di Cavernago hanno organizzato l’incontro era di per sé eloquente. Il “modello Cavernago” è stato in ogni caso illustrato con  tre relazioni: quella del consigliere Ezio Trinca Rampelin su “Come si crea un comitato” (che in realtà ha trattato anche “come opera un comitato” con tanto di appendice su “come realizzare un volantino”), quella del vice-presidente Enzo Galluzzo su “Come gestire i rapporti con le istituzioni” e quella dell’avv. Giuseppe Togni, membro del comitato nonché consigliere comunale di minoranza (ma i ruoli sono distinti e la partecipazione al comitato è a titolo personale).

Trinca Rampelin e Galluzzo hanno messo a disposizione le loro relazioni che potete scaricare in PDF (Come si crea un comitato Rapporti cittadini e istituzioni). Di queste relazioni riporto pertanto solo una breve sintesi, rimandando i lettori interessati ai documenti originali in extenso (ai quali si può accedere anche dal blog sgonfiailbiogas.blogspot.com). Dato l’interesse del tema trattato dall’avv. Togni riporto un’ampia sintesi dell' intervento (tratta dai miei appunti) che aveva solo il supporto di una presentazione PPT.

 

Ezio Trinca Rampelin- Consigliere Comitato F9

 

 

La relazione di Trinca Rampelin è un vero e proprio, piccolo “manuale per comitati no biomasse” articolata in 13 punti.Riportati telegraficamente di seguito (chi vuole leggerla tutta va a "Come si crea un comitato").

Primo. Si parte sul come costituire un comitato prospettando le diverse scelte con vantaggi e svantaggi. Si va dal comitato spontaneo informale costituito da tre persone che trovano un nome per il comitato , si danno degli obiettivi e si riuniscono periodicamente alle Onlus con tanto di riconoscimento giuridico. La forma intermedia è l’associazione senza scopo di lucro con atto costitutivo e statuto registrati (si esegue il deposito presso l’ufficio del registro pagando dei diritti). L’associazione ha una personalità giuridica e può ambire a riconoscimenti e a ricevere contributi pubblici. Per molte finalità del movimento di opposizione alle centrali il Comitato spontaneo è del tutto idoneo.

Secondo: distribuzione ruoli e modalità delle riunioni. In un comitato le persone attive non sono mai moltissime e bisogna cercare di ripartire il carico di lavoro cercando nuovi volontari anche per sostituire quelli che per ragioni varie – è fisiologico – si ritirano. Le riunioni non devono essere dispersive ma su punti ben precisi.

Terzo: dialogare con gli enti in forma scritta sfruttando lo strumento dell’Istanza e nel caso dichiarandosi insoddisfatti (sempre per iscritto).

Quarto: Cosa fare quando gli enti non rispondono (sollecito con raccomandata, ricorso al Difensore Civico, ricorso a un legale).  

Quinto: Rapporti con i media. Devono essere assidui ma non assillanti.

Sesto: Il portavoce. A volte è opportuno distinguere il presidente dal portavoce; quest’ultimo non deve essere aggressivo ma sereno e chiaro nelle sue prese di posizioni. Il presidente non deve essere geloso se il portavoce è più citato dai media e deve parlare meno frequentemente ma con autorevolezza.

Settimo: Il vero nemico è la burocrazia. Bisogna capire che il vero nemico non sono i politici ma quel muro di gomma rappresentato dalla burocrazia. Anch’esso ha punti deboli e può cedere, ma serve pazienza e costanza. Non basta un assalto.

Ottavo: Il sindaco. Localmente è l’interlocutore più importante e averlo dalla propria parte è fondamentale. Va ricordato che è Ufficiale sanitario. Le sue responsabilità vanno sempre ricordate negli incontri pubblici.

Nono: la “partecipazione” prevede negli statuti che tutti gli organi istituzionali siano aperti all’istanza dei cittadini mediante Audizione. Va sfruttata inoltrando richiesta scritta.

Decimo: Manifestazioni di piazza. Stimare bene la partecipazione per evitare l’effetto boomerang. Annunciarle con anticipo e notificare all’autorità di p.s. (Commissariato o stazione dei C.C.). Non serve alcuna autorizzazione perché per costituzione manifestare è un diritto.

Undicesimo: L’esposto. Se si ritiene che vi siano illegittimità è possibile ricorrere alla magistratura (Procura), all’Asl, alla Polizia locale, alla procura regionale della Corte di Conti per segnalarle. Senza cadere nella trappola di lanciare accuse non motivate.

Dodicesimo: Forme di protesta creative. Al di là delle manifestazioni “classiche” possono essere inventate forme originali di protesta (il Comitato F9 ha consegnato al presidente della provincia le chiavi di casa – simboliche – dei membri del comitato stesso con la scritta “ex residente di Cavernago”). Usare i video (You Tube ecc.), creare performances irridenti, realizzare gadgets.

Tredicesimo: Utilizzare ampiamente gli strumenti Internet senza dimenticarsi della “realtà reale”.

 

 

Enzo Galluzzo- Vice-presidente Comitato F9

 

 

Rapporti dei comitati con le istituzioni. Galluzzo nel suo vademecum ha trattato i due casi: 1) Comune dalla parte del Comitato; 2) Comune dalla parte delle centrali.

Innanzitutto bisogna entrare in possesso della documentazione (il progetto e gli allegati). Anche Galluzzo è ispirato dal pragmatismo e dall’esperienza concreta del Comitato di  Cavernago.  Non date credito agli amministratori comunali che dicono di non aver ricevuto nulla, bisogna insistere e se vi fossero ostacoli rivolgersi  dell’opposizione per far si che sia questi a richiederne copia (a lui l’amministrazione comunale è tenuta a darne copia).

Una volta ottenuta la documentazione è necessario richiedere ufficialmente un incontro all’amministrazione comunale per capire all’interno di questo quali sono le reali intenzioni e gli eventuali passi che l’amministrazione stessa intende perseguire. Se l’amministrazione comunale è seriamente contraria alla centrale, a questo punto si può richiedere l’immediata istituzione di un tavolo di lavoro comune, quindi si chiede di indire un’assemblea pubblica per portare a conoscenza dell’intera cittadinanza dell’eventuale costruzione di una centrale ed esporre i passi che si intendono fare per ostacolarla. Accertarsi che l’amministrazione comunale partecipi alla prima Conferenza dei Servizi e motivi la contrarietà alla centrale utilizzando il fattore riguardante la tutela della salute pubblica innanzitutto e poi eventuali ulteriori motivazioni. Anche nei riguardi della stampa operare sempre il più possibile di conserva con il comune

Se sindaco, maggioranza o tutto il consiglio fossero favorevoli alla costruzione della centrale bisogna proseguire da soli facendo in modo che l’amministrazione conosca il meno possibile la strategia e le mosse del Comitato.

Se il Comitato si trova l’amministrazione comunale dall’altra parte della barricata analizzata approfonditamente la stessa ed evidenziati i possibili punti da attaccare, scrivere al Presidente della Provincia e per conoscenza all’assessore all’ambiente ed ai vari capigruppo riportando innanzitutto il punto fondamentale della salute pubblica e di seguito riportando i vari punti attaccabili e riportando le motivazioni relative alla contrarietà. Richiedere un incontro e poi di essere ammessi alla Conferenza dei Servizi in quanto terzi in causa non individuati. Cercare uno o più contatti all’interno del Consiglio Provinciale in modo tale che tali contatti possano presentare una mozione da portare all’ordine del giorno. Gli stessi contatti politici vanno cercati con la Regione e possibilmente con un parlamentare che possa presentare delle interrogazioni. Tenere sempre sotto controllo le determine provinciali e la documentazione integrativa presentata dalla società. Se vi sono margini presentare ricorsi al Presidente della Repubblica, esposti. Tenere sempre vivi i contatti con i politici di riferimento.

Nei confronti della cittadinanza. Organizzare un’assemblea pubblica invitando tecnici, medici, legali, ecc… per mettere al corrente la cittadinanza sui passi fatti e sui possibili impatti negativi che la costruzione della centrale può portare. Organizzare la raccolta firme contro la centrale (con l’obiettivo di avere un numero di adesioni pari a 50% + 1 degli iscritti alle liste elettorali).

La petizione può essere presentata platealmente al presidente della provincia (o regione se non c’è la delega sulla materia). Tra una assemblea e l’altra tenere informata degli sviluppi la popolazione con volantini e attaccando la società sui punti deboli che mano a mano sono portati in evidenza.

 

Avv. Giuseppe Togni, membro del Comitato F9 di Cavernago e legale dello stesso

 

 

Togni ha illustrato gli aspetti legali dell’opposizione allecentrali a biomasse e biogas premettendo che il Decreto Legislativo 29 dicembre2003, n. 387 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità” non consente molti margini di iniziativa.

 

Il D.lds 387che attua la direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 ma lo stato italiano, per fronteggiare il ritardo nel raggiungimento della quota di energia da fonti rinnovabili, ha applicato la direttiva con un eccesso di zelo favorendo in tutti i modi la produzione elettrica dalle fonti rinnovabili. L’art. 12 del D.lgs ha rafforzato le previsioni europee arrivando a classificare la realizzazione delle centrali elettriche a energia “pulita” quali opere d’interesse pubblico, indifferibili e urgenti (comma 1. “Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti”).

 

Lo stesso art. 12 stabilisce la procedura semplificata diautorizzazione unica, l’edificazione in aree agricole in barba ai piani urbanistici e la conclusione del provvedimento unico da parte delle regioni (o degli enti da esse delegati) entro il termine di 180 giorni. Nel loro insieme queste disposizioni rappresentano un primo e serio ostacolo alle azioni di opposizione. Una delle conseguenze della natura d’urgenza delle opere è che il giudice non può assumere provvedimenti di natura cautelare. È palese come la procedura autorizzativa adottata costituisca anche una palese contraddizione con le politiche di trasferimento di competenze ai comuni. L’autorizzazione unica rappresenta una variante automatica del Piano di Governo del Territorio e salta DIA e autorizzazioni edilizie. Uno dei motivi per chiedere con forza l’emanazione di linee guida consiste nella possibilità che esse escludano l’installazione delle centrali nelle zone residenziali restituendo almeno un po’ di controllo ai comuni nella fascia maggiormente abitata.

 

La velocità del procedimento non consente ai comuni dielaborare in tempo utile osservazioni e obiezioni tali da consentire di esprimere, come richiesto, un parere motivato. I comuni molto difficilmente hanno poi a disposizione competenze specialistiche per analizzare i progetti sotto ogni aspetto e non hanno neppure a disposizione risorse per affidare incarichi a consulenti. Da questo punto di vista i comuni vanno spinti a costituire delle commissioni di lavoro aperte ai cittadini in modo da poter disporre più facilmente delle necessarie competenze.

 

Anche i Co