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Ruralpini si batte da tempo contro le 'rinnovabili' selvagge

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(27.02.11) Anche in Polesine. Biogas selvaggio

Il biogas è l'eldorado di industriali e speculatori. Non solo a Cremona. Anche nel Polesine, terra di monocolture intensive di mais, bietola e soia si sta scatenando la corsa agli impianti da 999KW. Oltre ad essere considerati 'piccoli' (alla faccia, ci vogliono 300 ha per alimentarli!) e godere del soprapprezzo di 28 centesimi per KWh sfuggono anche alla moratoria un po' ipocrita stabilita dalla Regione Veneto che ha bloccato solo gli impianti > di 1MW. Non si capisce perché Zaia, che è stato da ministro attento a parecchi problemi agricoli, non si sia ancora accorto da governatore del Veneto che i prezzi dei terreni e gli affitti stanno schizzando in su con tutto detrimento dei veri agricoltori.

 

(18.02.11) Roma.  Confagricoltura non vuole limiti alle coltivazioni bioenergetiche

I parlamentari hanno infatti la seguente limitazione in materia di produzione di biogas

“... Con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, sentito il Ministero dello sviluppo economico ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono stabiliti parametri volti a definire le percentuali massime di coltivazioni dedicate impiegabili negli impianti a biogas, al fine di evitare squilibri negli approvvigionamenti e nei prezzi delle produzioni agricole da destinare all’alimentazione umana e zootecnica; tale percentuale non può essere superiore al 15 per cento del totale delle coltivazioni dell’azienda agricola". Apriti cielo. Qualcuno vede sfumare le prospettive di superprofitti dal business drogato del biogas.  E la Confagricoltura che rapprersenta sempre più il business agroenergetico e sempre meno I veri agricoltori arriva a sostenere che queste limitazioni " impediscono l’adeguato sviluppo delle coltivazioni energetiche in luoghi e situazioni dove la loro produzione potrebbe rappresentare l’unica vera opportunità di reddito. E creano un brusco arresto degli investimenti nel settore agroenergetico". Capito? Per la Confindustria ormai l'agricoltura sta in piedi SOLO con il business drogato delle bioenergie. Ma la preoccupazione è per gli agricoltori? No perché i veri agricoltori in provincie come Cremona hanno già cominciato a pagare caro il business del biogas (prodotto a partire dal mais). Gli affitti dei fondi sono schizzati in su perché gli speculatori hanno margini talmente elevati da fare offerte fuori mercato pure di accaparrarsi i terreni. In realtà a Confagricoltura preoccuno gli investitori. Non solo gli agricoltori sedotti ma, soprattutto, il giro di società di progettazione, realizzazione, consulenza. Resterebbe col culo per terra tanta gente che sperava in guadagni facili. In una nota odierna la Confagricoltura esprime il suo totale dissenso sugli orientamenti emersi dalle Le Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera in merito allo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva2009/28/CE sull'uso dlele cosidette fonti di energia rinnovabile.

 

 

 

 

(06.03.11) Intorno ai decreti sulle energie 'rinnovabili', che volevano porre dei limiti a regimi di incentivazioni 'fuori di testa', si scatenano le reazioni delle lobby del settore ormai forti per le prospettive di grandi sovraprofitti e in grado di ricattare il governo

 

Il business sempre più sporco delle energie 'pulite'

 

Gruppi parlamentari sudisti che ricattano la maggioranza, attacchi durissimi delle lobby delle energie agroenergie (che hanno totalmente portato dalla loro la Confagricoltura), società energetiche scatenate ad accaparrarsi terreni offrendo prezzi stratosferici per affittare terreni. A prezzi che anche in Italia centrale arrivano a 1.500 €/ha. E allora c'è sotto qualcosa...

 

di Michele Corti

 

Le 'rinnovabili' sono state presentate come una risorsa per l'agricoltura. Le interessate sirene industriali camuffano la corsa all'occupazione dei suoli agricoli con 'parchi solari' e quella alla coltivazione di cereali da destinare ai 'digestori' come 'occasione di diversificazione del reddito' e 'multifunzionalità'.

In realtà le 'rinnovabili' sono una vera trappola per l'agricoltura. La Coldiretti ha non lievi responsabilità storiche per la subalternità del mondio rurale e dell'agricoltura ma negli ultimi anni ha avuto il merito di proclamare con chiarezza che gli OGM costituiscono una minaccia montale per i sistemi agricoli italiani. Pur con un certo ritardo si è mossa anche contro il biogas e il fotovoltaico selvaggi intuendo che costituiscono minacce gravissime per l'agricoltura.

La Confagricoltura, invece, si identifica sempre più con le lobby agroindustriali sia nel caso degli OGM che delle 'rinnovabili selvagge, tanto che all'interno della Confederazione stessa esiste un'associazione di produttori agro-energetici.

In occasione del dibattito nelle commissioni parlamentari sul Decreto, che poi è stato molto 'ammorbidito' rispetto alla volontà iniziale di 'tagliare' i folli incentivi alle 'rinnovabili', la Confagricoltura ha assunto, come prevedibile, una posizione durissima sul tetto massimo del 15% si superficie aziendale da destinare alle coltivazioni 'da biogas'.  Vogliono poter coltivare al 100% le aziende per produrre energia.  Il tetto, invece, era chiesto dalla Coldiretti e su di esso si erano espresse favorevolmente (ma inutilmente) le commissioni parlamentari.

 

 

Il governo cede alle lobby (ormai forti) delle 'rinnovabili'. Ci rimettono le imprese e le famiglie

 

Purtroppo nel Decreto approvato il 5 marzo è sparito anche un altro 'tetto'. Quello degli 8.000 MW del fotovoltatico. La scelta di dare un segnale forte di non disponibilità del governo a sostenere il folle livello di incentivazione delle 'rinnovabili', è in buona misura rientrata. Anche perché gli incentivi fatti uscire dalla porta potrebbero rientrare dalla finestra con un prossimo decreto.

Con disappunto del ministro dello sviluppo Paolo Romani che si preoccupa per la sempre più salata bolletta energetica che il sistema manifatturiero italiano (ma anche le famiglie) dovranno pagare per sostenere la 'bolla' delle 'rinnovabili'.  Basti pensare che in Germania, paese all'avanguardia, nel settore - ma certo in modo più serio e ponderato - gli incentivi per il fotovoltaico sono 1/3 di quelli elargiti in Italia.  Il Ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacono ha poi sostenuto che l'idea del 'tetto' è stata un 'equivoco'.  

 

Sudismo ambientalista?

 

Amore per l'ambiente? Figuriamoci! A ottobre la Prestigiacomo doveva trasmigrare in Forza Sud. la formazione 'sudista' di Micchichè. Quest'ultima, in occasione della discussione sul Decreto ha minacciato di non votare il federalismo e di far cadere la maggioranza.  Pur restando nel Pdl si vede che la Prestigiacomo a certi interessi sudisti nel campo delle rinnovabili è sempre sensibile. Interessi immacolati? Molto difficile da credere anche senza dare ragione a Sgarbi (che come noto identifica l'eolico con la Mafia) e allo stesso Tremonti (che ci vede 'corruzione') . In ogni caso Forza Sud, pur riponendo nel cassetto le peggiori minacce, non contenta dell'ammorbimento del decreto, ha trovato ancora il modo di criticarlo pesantemente.

Tra le misure che vanno un po' a raffreddare le speculazioni più aggessive direttamente ai danni dell'agricoltura c'è il limire del 10% delle superficie aziendale da destinare ai 'campi solari' (pannelli 'a terra'). Meglio di niente.

 

Un 'ambientalismo' che mette in crisi l'agricoltura e incentiva la opeggiore monocoltura

 

I finti ambientalisti, uniti con le associazioni dei Signori del Vento (Anev) e dei Signori del fotovoltaico (Assosolare) hanno plaudito alla Prestigiacomo che è riuscita a prevalere su Romani. Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Greenpeace, Ises Italia, Kyoto Club, Legambiente, Wwf  hanno festeggiato tutti lo scampato pericolo di un freno alle sfacciate speculazioni. Ricordarsi di questi signori e di queste sigle quando, a livello locale, fanno finta di opporsi alle operazioni di devastazione del paesaggio meno difendibili!.

 

"Quando vediamo mega-impianti del tutto scollegati alle reali potenzialità produttive aziendali e sappiamo che quella struttura per funzionare ha bisogno di materiale vegetale che non è possibile produrre nell’azienda che realizza la centrale, ci preoccupiamo e molto. A volte abbiamo il sospetto che questi pseudo-imprenditori siano semplici soccidari. Ed abbiamo motivo di credere che c’è necessità di ripensare questo modello speculativo dal fiato corto".

 

Lo diceva lo scorso ottobre il segretario della Coldiretti di Cremona, la provincia colpita per prima e di più dalla speculazione sul biogas. Una speculazione che avanza anche nelle zone maidicole del Veneto e del Piemonte, ma non solo. In Veneto la Regione ha bloccato gli impianti di biogas > di 1MW. Ma Zaia che se ne intende sa bene che ci voglio 300-500 ha di superficie irrigua per sfamare un 'piccolo' (alla faccia!) impianto di 999KW. Eppure ancora in questi giorni il Presidente del Veneto è andato a inaugurare un impianto del genere. In Piemonte la Regione ha posto un tetto del 25% delle superfici a mais aziendali da destinare al biogas. E il risultato qual'è? Che la speculazione biogassosa si butta sul sorgo. Intanto i terzisti vendono le mietitrebbe e comprano trince e la monocoltura maidicola altamente impattante sull'ambiente e la biodiversità si estende tanto che con la imminente campagna di semine vedremo il mais crescere ancora.

Un 'movimento' alle rinnovabili benedetto come visto dai Verdi (Legambiente in testa)  che si dimostrano definitivamente i para-c..o dell'industria. Poi se la prendano con i cacciatori, i contadini i pastori. Comodo eh? E c'è ancora chi ci casca.

 

1500 €/ha di affitto nelle Marche? Ma cosa c'è sotto?

 

Segnali ancora più preoccupanti arrivano dal centro-Italia. Anche da zone al di fuori del corn-belt padano. Un lettore di Ruralpini ci segnala, molto preoccupato, che alcuni imprenditori agricoli stanno per cadere nelle grinfie di una società cremonese che promette anche qui - e non siamo nella pianura cremonese - ben 1.500 €/ha.  Ma chiede 'diritto di superficie' per 20 anni.

Una richiesta che può anche essere comprensibile nel fotovoltaico 'a terra' dove - in deroga (che pacchia!) alle norme urbanistiche e saltando le procedure di impatto - si 'edifica' sul terreno agricolo e ci si cautela con contratti di cessione dei diritti di superfic ie per 25-30 anni. Ma con il biogas perché? Cosa succederà tra venti-trent'anni? Che fine faranno quei terreni? A chi andranno in mano le terre?

Considerato che a pensar male 'ci si azzecca' (aforisma di un noto personaggio politico) volete vedere che le sporche  'energie pulite' sono il cavallo di troia per togliere la terra ai coltivatori? In un giro di prestanome, di finti imprenditori, di soccidari agroenergetici, di ipoeteche e di chi più ne ha ne metta non è che i cervelli della speculazione puntano anche a far schizzare in su il prezzo della terra e poi a farlo crollare e a diventare padroni per nuove speculazioni?

E tra vent'anni dopo che i coltivatori sono diventati percettori di rendite torneranno a coltivare? Li vedete I loro figli che ridiventano farmer? Io no. E di fronte alle offerte di capitalizzare ...

Nel secolo scorso, grazie agli sconvolgimenti di due guerre mondiali, ai sacrifici economici di generazioni, alle lotte sociali, alle trasformazioni giuridiche,  la proprietà della terra passò in Italia in larga misura dalle classi dei proprietari (aristocratici, borghesi) alle 'classi coltivatrici'.  

Ora che la terra torna ad essere un bene chiave, non solo per possibili cementificazioni, lottizzazioni ecc. ma anche per produrre energia (in realtà titoli di carta 'verdi') gli interessi finanziari stanno gettando le premesse per rimettere le mani sulla terra.

 

Imparare dalla storia

 

L'ultimo travaso din capitali finanziari in agricoltura in grande stile è avvenuto nel XVI-XVII secolo; siamo di fronte a qualcosa di analogo? Forse, però, più che ai banchieri fiorentini e milanesi di dell'età moderna è meglio stabilire un paragone meno 'grandioso' ma più calzante con la brutta stagione dei pescecane (avventurieri e trafficoni, ammanicati con politici e funzionari corrotti)  che acquistarono - per un tozzo di pane - in epoca napoleonica e all'esordio del Regno d'Italia sabaudo le terre rubate alla Chiesa. La loro ascesa sociale spiega parecchi dei guai del 'Mezzogiorno d'Italia'. Ma pare che le lezioni storiche non riescano a farsi ascoltare (specie da chi non ha alcun interesse a farlo).

 

 

                   

 

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