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Inforegioni/I lupi sotto casa

 

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(04.04.11) Il Consiglio Comunale di Prazzo (Cn) vota sui lupi leggi tutto

(04.04.11) Quando il lupo è pericoloso per l'uomo? leggi tutto

 

(13.03.11) San Damiano Macra (Cn)Incontro con gli allevatori

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(10.03.11) lupi corrono sulla pista di fondo insanguinata. E la gente ha paura (succede a Prazzo, Cn) leggi tutto

 

(26.02.11) Resistenza pastorale. É partita dalla Val d'Ossola (VB) la prima esperienza di azione organizzata dei pastori contro il lupo leggi tutto

 

(22.02.11) Tutti gli interventi dei pastori a Moretta (Cn) vai a vedere

 

(17.02.11) Continuano gli interventi in tema di lupo e montagna aggredita e svuotata eggi tutto

 

 

 

(29.04.11) Ieri una giovane mamma di Prazzo ha fotografato un lupo mentre passeggiava tranquillo sotto il suo balcone. Ora il bimbo di tre anni non può più giocare

 

Quando il lupo è sotto casa il diritto alla

sicurezza è stato violato

di Michele Corti

Una società buonista e iperprotettiva, che garantisce a tutti sin troppi diritti (anche a chi non se li merita) condanna i bimbi di montagna agli arresti domiciliari, colpevoli di essere (ancora) nati e di ritardare la consegna della montagna a sua divinità il lupo e ai suoi adepti

 

Parlare di società schizofrenica, di paradossi, di ipocrisie non basta più. Qui siamo di fronte alla nuda evidenza di fatti sociali elementari che parlano della doppiezza immorale di una società  dominata dalla cultura e dagli interessi industriali e urbani. In nome della 'rivincita della natura', del risarcimento di danni inferti agli equilibri naturali dallo sviluppo industriale ora chi ha la sfortuna di vivere in montagna viene privato della libertà come tributo ad una 'selvaticità' inventata e idolatrata incarnata dal lupo.

L'operazione è cinica e astuta e conta sul fatto che i montanari sono pochi, dispersi, privi di risorse di accesso ai media e al potere politico.

L'errore di valutazione degli 'imprenditori politici del lupo' è però grave. Se il lupo è in grado di suscitare forti reazioni emotive solleticando curiosità, spirito di avventura (virtuale) dei piccolo borghesi sensibili ai richiami ambiental-animalisti televisivi esso è altrettanto in grado di suscitare reazioni contrarie in coloro che non vivono nei condomini cittadini ma nelle frazioni di montagna. Reazioni che una vasta componente della società di montagna (che non ha ancora del tutto rescisso le radici con la cultura tradizionale) è pronta a fare proprie suscitando un movimento sociale anti-carnivori .

 

 

Di fronte alla foto sopra non si può non reagire.   Lidia Fresia questa foto l'ha scattata davanti alla stalla, sul balcone di casa sua in frazione Ferreri di San Michele di Prazzo (Val Maira, Cn), il lupo era sulla strada provinciale. Lidia abita lassù col compagno e il loro bimbo di tre anni che ora - tanto per cominciare - non gioca più in libertà, ma è la libertà di tutti ora sotto attacco. Perché in montagna non si può più lasciare che i bambini escano di casa? Chi ha deciso gli arresti domiciliari per i bambini montanari? Chi lo sappiamo, possiamo fare nomi e cognomi: i direttori dei Parchi, i responsabili del Centro conservazione dei grandi carnivori di Entraque, i dirigenti dei servizio Parchi in regione, i responsabili del Settore faunistico della Provincia, del Progetto lupo, i dirigenti del WWF, dell'Enpa a livello regionale e Provinciale, gli esperti accademici e i consulenti del suddetto Progetto Lupo, i responsabili del Comitato lupo presso l'Ispra.

 

 

Perché chi abita in montagna deve essere assediato dai lupi? Perché il bimbo di Lidia non può andare in triciclo e non potrà usare la biciclettina? Perché non si può mandare ragazzi anche grandicelli a far legna nel bosco da soli o a portare al pascolo le bestie. Perché la vita di montagna non può più essere vissuta? Chi condanna agli arresti domiciliari i bimbi vuole spegnere la vita di montagna, accelerare la pulizia etnica. Non siamo a livello di Pol Pot (un'altro che si riteneva illuminato e progressista) ma la differenza è solo nella minore brutalità. Pol Pot   ha sterminato 2/3 milioni di cambogiani non non voleva trasferirsi in modo coatto dalla città alla campagna. Da noi la pulizia etnica è al contrario: si spinge con le buone o con le cattive la gente a concentrarsi nelle aree urbane dove è impossibile sfuggire al controllo sociale che oggi si esercita in primo luogo attraverso la dipendenza dalle reti complesse dela produzione e del consumo di cibo ed energia.  Il lupo è un arma perfetta. I bambini cui è vietato giocare fuori casa o sciare sulla pista da sci (foto sopra con i resti di un banchetto dei lupi dello scorso inverno) sono colpevoli di essere (ancora) nati, di ritardare la consegna dell'intero spazio vitale (lebensraum) montano al lupo.

Lebensraum? pulizia etnica? Ogni allusione a un progetto hitleriano non è assolutamente casuale. Ma i lupofili sono politicamente corretti, progressisti come si fa a dire questo? A parte che in Francia si parla da anni di ecofascismo a proposito della politica di reintroduzione del lupo basterebbe osservare come l'ideologia lupista è talmente progressista che, mascherata dietro formule pseudo-scientifiche c'è una visione  pre-feudale che ci riporta alle riserve di caccia dell'alto medioevo dove i guardia-parco preso il malcapitato contadino-bracconiere che aveva osato 'prelevare' la fiera lo impiccavano senza tanti complimenti.  La fiera in quanto 'nobile' valeva molto più della vita dei contadini.

Imporre oggi che il pastore non possa difendersi dal lupo, impedire che al lupo si possa sparare anche quando arriva a pochi metri dalle case non è in stretto parallelismo con la situazione altomedioevale?

 

 

Il progetto, però, ha successo se la montagna viene conquistata come un carciofo. Valle dopo valle. É un po' come il lupo che, quando caccia da solo cerca di isolare le pecore più deboli senza destare l'allarme del gregge.  La forza del progetto conta sulla capacità narcotizzante delle 'favole ecologiche' e sulla superiorità culturale e sociale degli ambienti prolupo (spesso solo per conformismo e per sentirsi parte della società 'che conta'). Nelle valli dove il problema del lupo si fa sentire la preoccupazione dei Signori del lupo è quella di minimizzare (sono 'pochissimi', le predazioni sono opera dei cani, non c'è alcun pericolo per l'uomo). Un corollario di questa strategia è presentare il problema come faccenda della sola componente 'professionale' agricola o come una 'questione tecnica' da lasciare agli 'esperti della fauna'.

 

Dove il problema si è fatto serio si punta sullo spirito di rassegnazione e sul fatto che, sfoltiti i pastori e gli allevatori, attori sociali un po' più organizzati e reattivi del resto della popolazione, la capacità di resistenza sociale è ormai compromessa. Le scarse comunicazioni tra valle e valle facilitano il disegno dei Signori del lupo. Fortunatamente essi hanno sottovalutato la reazione emotiva che le notizie della sempre più inquietante presenza del lupo suscita anche nelle popolazioni dei fondovalle e della zona pedemontana dove può scattare un riflesso di solidarietà. Riflesso di testa ma anche di pancia, perché l'idea che diritti elementari come la sicurezza e la libertà dei bimbi siano sacrificati sull'altare dell'egoismo sociale della 'setta del lupo' provoca indignazione morale ma anche mal di pancia. Ancor più lo provoca l'idea che un bimbo potrebbe essere ghermito e sbranato dai lupi. Del resto il lupo che va a passeggio davanti alle case cosa sta facendo? La passeggiata la può fare ovunque se proprio vuole sgranchirsi le zampe. Se ispeziona lo spazio abitato è perché vuole capire fin dove può spingersi, quale sia il reale presidio umano.

Qualora il lupo valuti che le difese umane siano deboli perché non colpire? E se ci fosse un bimbo che gioca da solo perché non prenderlo? Al lupo non hanno ancora raccontato che la favola di Cappuccetto Rosso va riscritta, ovvero che lui è buono. L'etica del lupo prevede solo una valutazione di rischi, costi e benefici. Se circola in ambienti dove i segni della presenza umana sono numerosi (e persino le tracce olfattive) è segno che l'uomo non gli fa più paura e può diventare una preda potenziale.

Diventata una questione di sicurezza la strategia 'gradualista' dei  Signori del lupo rischia di saltare. Se le valli si muovessero unite consapevoli che questo problema può essere quello che da la sveglia alla montagna e può catalizzarne le risorse interne (e magari anche qualche alleanza esterna) l'apparente forza soverchiante della lupofilia, basata su un sentimento lupofilo urbano vasto ma superficiale e contraddittorio, potrebbe essere sconfitta.

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