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L'esperienza
ruralista segue la fase post-leghista. Non è un'esperienza
politica nel senso, tutto sommato "classico",
di quelle precedenti. L'impegno professionale, quello
culturale e civile e quello propriamente politico
non si collocano più su piani separati. Non
c'è distinzione, è un'unico impegno. una sintesi
che è anche esistenziale. Il primo Incontro ruralpino
è del 2006 ma negli anni precedenti l'idea ruralista
ha avuto tempo di maturare e precisarsi (come testimoniano
anche numerosi scritti contenuti in questo sito).
Il superamento dell'ambientalismo e l'esigenza della
creazione di aggregazioni "rurali" lo
avvertivo anche quando ero in Regione negli anni
'90 così come negli anni successivi sentivo l'esigenza
di allargare la politica a quelle sfere tradizionalmente
considerate ambito del "naturale" o di
una "tecnica" falsamente neutrale.
Oggi non concepisco più l'autonomismo al di fuori
di una territorialità "incarnata", ruralista,
comunitaria, di quella dimensione che accomuna i contadini
e le comunità rurali del Nord e del Sud (del mondo)
e le comunità (di scambi, di cibo) che essi sono
in grado di creare con chi è costretto a vivere
nelle aree urbane. Ruralismo significa anche non
violenza, rigetto non solo di quella violenza di
cui avevo fatto esperienza all'inizio delle mie
esperienze politiche, ma anche delle politiche aggressive,
accentratrici, espropriatrici, colonizzatrici
generate dalle culture urbanocentriche.
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