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Dalla val d'Aosta un duro j'accuse: state uccidendo l'allevamento

(04.04.18) Vista dalle "regioni ordinarie", la Valle d'Aosta potrebbe sembrare un'isola felice, come da cartoline turistiche. Invece le voci dall'interno parlano di piccole aziende messe all'angolo, di un mito Fontina appannato, di burocrazia assillante. Pubblichiamo volentieri questo j'accuse dalla Valle d'Aosta postato sul nostro gruppo facebook da Elfrida Roullet  leggi tutto

Il trionfo (di Pirro) di Wolf Alp
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Petizione contro il lupo della provincia autonoma di Bolzano: boom di firme
(17.03.18) Ventun mila firme in pochi giorni, 12 mila nelle prime 24 ore. Numeri che la dicono lunga su come sia sentita la minaccia della proliferazione dei lupi in südtirol. Una minaccia che non lascia indifferenti  anche il Trentino e il Veneto, anche se qui, tra il sentire popolare e le istituzioni non c'è la stessa consonanza

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(30.08.17) La Svizzera torna alla carica per ottenere una revisione della Convenzione di Berna. Il 23 agosto 2017 il Consiglio federale (governo) svizzero ha approvato la proposta di rinegoziazione con il Comitato permanente della convenzione internazionale di Berna tendente a declassare

Il «ritorno allo stato selvaggio» («rewilding»):  parchi e insediamento di grandi predatori
(24.08.17) Georges Stoffel,contadino bio e alpeggiatore di Avers (comune dei grigioni al confine con la Valchiavenna) spiega come la lobby ambientalista internazionale vuole trasformare le Alpi con l'insediamento dei grandi predatori. Sarà cancellato un paesaggio alpino millenario, caratterizzato da una biodiversità unica nel suo genere, creata dall'economia alpestre

Si fanno più gravi gli attacchi dei lupi nel comasco
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Il lupo causa gravi perdite a un gregge della Valbrembana
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La politica "verde" 
gestita da burocratiignoranti (i lupi nel Parco  Ticino) 
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(03.03.17) Il dna inchioda il partito del lupo. Aveva ragione l'uomo aggredito nel torinese 
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(30.12.16) Piano lupo: gli ambientalisti vittime delle loro bugie
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La protesta degli allevatori della Lessinia assume forme sempre più clamorose. Quest'anno la strage ha riguardato ben 63 capi bovini. Alcuni allevatori sono stati ripetutamente colpiti. Come Moreno Riva un allevatore trentenne, che - alla quarta predazione avvenuta martedì scorso - con l'appoggio e la solidarietà di colleghi e amici che "hanno messo la faccia" ha caricato sulla pala del trattore l’ultima manzetta dilaniata in malga dai lupi martedì e l’ha scaricata in piazza, davanti al monumento ai Caduti.

(19.12.15) Piano lupo: i lupocrati vogliono dettare legge ai pastori
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(19.12.15) La convivenza con il lupo è impossibile  
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(04.09.15) Pastori francesi prendono in ostaggio i vertici di un parco
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Il drammatico j'accuse della pastora Anna Arneodo continua ed essere l'articolo più popolare di ruralpini. Se non l'hai ancora letto vai a leggere
Ci uccidete senza sporcarvi le mani


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Zootecnia - Lupo

Basta con le bugie sui lupi!


di Michele Corti


(04.06.18) Dirigenti e funzionari dei servizi forestali e faunistici di tutte le regioni disinformano i cittadini per sostenere le faziosità animal-animaliste. Il che diventa grottesco in Trentino, dove la politica, in vista delle provinciali di ottobre, si sta smarcando dal lupismo. Ma che credibilità ha una classe politica che consente ai suoi funzionari di propalare bugie e che, sino ad oggi, ha partecipato alla campagna per promuovere la "convivenza" con i lupi?


Si avvicinano le elezioni provinciali (a ottobre) a Trento e a Bolzano. A Bolzano nessuno dubita della tenuta della SVP. A Trento, invece, è diffuso il timore che la maggioranza di centro-sinistra, che governa dal dopoguerra (in continuità con la DC di Degasperi e di Piccoli), venga travolta dal successo della Lega. Alle politiche la sconfitta per i candidati del centro-sinistra è stata bruciante. Il voto provinciale risente di altri condizionamenti e motivazioni legate al pervasivo sistema clientelare messo in piedi nel corso di decenni di mancata alternanza di governo. Ma quello che è avvenuto in Friuli e ad Aosta toglie il sonno ad un centro-sinistra (PD + gli autonomisti "addomesticati" del PATT, più gli pseudoautonomisti dell'UPT dell'ex presidentissimo Dellai). Le divisioni nel campo, un tempo saldamente egemone, del centro-sinistra trentino, sono profonde. Dellai, cacciato dalla sua creatura (l'UPT) si era candidato con il PD ed è stato trombato. Mentre la campagna elettorale scalda i motori non c'è ancora un candidato (mentre dall'altra parte c'è da tempo Fugatti, segretario della Lega).
In questo contesto assumono un che di imbarazzante le giravolte politiche della Provincia, in particolare dell'assessore all'agricoltura Dallapiccola, in materia di grandi carnivori e loro gestione (o non gestione).
Dallapiccola è il politico che ha sostenuto a spada tratta la politica di reintroduzione dell'orso. Fino a contraddire il presidente Rossi sulle decisioni sugli orsi pericolosi, fino a coprirsi di ridicolo con il suggerimento di recarsi nei boschi muniti di campanelli "antiorso".


Dallapiccola, insieme al dr. Groff, il responsabile dei grandi carnivori all'interno del servizio foreste della Provincia autonoma di Trento, si è fiondato in più occasioni all'ospedale di Trento dove erano appena arrivati i vari aggrediti dagli orsi. Un comportamento ben poco corretto che, con la scusa della "solidarietà" mirava a raccogliere informazioni e a cercare forse di far cadere in contraddizione persone ancora sotto shock. Insieme al Dr. Groff, esempio da manuale di funzionario palesemente condizionato da un atteggiamento favorevole alle politiche di reintroduzione dei grandi carnivori, Dallapiccola ha partecipato a numerose serate di propaganda, sempre tendenti a convincere i cittadini che con orsi e lupi di deve (chi l'ha deciso?) convivere.



Da quando il lupo, la scorsa estate, ha iniziato a picchiare duro anche in Trentino, l'assessore all'agricoltura ha smesso i panni del naturalista per cercare di convincere gli allevatori che la Provincia ("mamma Provincia", come è chiamata in Trentino, per via di una consolidata politica peternalistica e clientelare) sta dalla loro parte e non da quella dei Parchi e degli ambiental-animalisti. Impresa difficile perché è noto che la Provincia, le sino ad oggi inossidabili maggioranze di centro-sinistra, hanno avvallato senza dire beo i piani del Parco Adamello Brenta che, facendosi strumento dei gruppi di pressione ambientalisti, ha imposto la reintroduzione degli orsi, non solo al Trentino, ma anche alle regioni e provincie confinanti (compresa Bolzano che ha pochissimo gradito).
A marzo 2018, l'assessore in scadenza Dallapiccola, faceva propria una petizione dei comuni della val di Fassa che chiede l'autonomia della provincia per la gestione dei lupi. A differenza di quella del collega Schuler di Bolzano, che ha raccolto 37 mila firme, quella di Dallapiccola è risultata un flop consentendo agli animalisti di cantar vittoria per il successo della loro petizione tendente a ribadire che il lupo è sacro e non si può torcergli un pelo.



Trento e Bolzano: due strategie diverse

A Trento si spera nella benevolenza romana, a Bolzano si punta ad andare alla radice del problema , creando una coalizione di regioni alpine che faccia pressione su Bruxelles.
Con lo scaldarsi della campagna elettorale a Bolzano e a Trento la politica deve dimostrare di fare qualcosa per pastori e allevatori, lasciati vilmente in balia della politica di reintroduzione del lupo. Entrambe le provincie sperano che il nuovo governo, con la presenza della (detestata) Lega, conceda loro maggiore margini di manovra. A Bolzano, però, da mesi, è in atto una politica di pressione su
lla Commissione Europea in sintonia con Baviera e Austria.
Qualche giorno fa, con una delegazione di Sudtirolo, Baviera e Austria,  il commissario europeo per l'ambiente, Karmenu Vella, ha per la prima parlato di "soluzioni regionali diversificate" in materia di politica del lupo. Molto attivo sul tema è, 
Herbert Dorfmann, l'europarlamentare SVP di Bressanone, non sospetto di motivazioni elettoralistiche (almeno immediate) dal momento che per il parlamento europeo si voterà solo nel 2019.
A differenza dei politici italiani (trentini compresi) Dorfmann ha espresso chiaramente e apertamente le sue critiche all'immobilismo della Ue che non intende rivedere il regime si super protezione del lupo e condanna allo spopolamento intere regioni di montagna. La difesa ostinata di un regime di protezione del lupo, che risale a decessi orsono (quando le popolazioni di lupi erano ancora assenti dalla maggior parte dei paesi Ue), rappresenta un posizione palesemente ideologica di omaggio all'ambientalismo urbano e alle sue potenti lobby. Una posizione alla quale Dorfmann non fa sconti. Il politico sudtirolese ha dichiarato che nelle regioni alpine, quali il Sud e Nord Tirolo e il salisburghese, le misure di difesa passiva (recinti e cani) sono inefficaci e controproducenti (per il turismo). Dorfmann chiede che, a livello regionale, sia possibile applicare le deroghe previste dalla Direttiva Habitat (che stratutela il predatore), indipendentemente dai piani nazionali.
In Italia il piano lupo, che prevede una solo simbiolica possibilità di sparare ai lupi (per contenere
la loro proliferazione e i danni insostenibili all'alpeggio e al pastoralismo), è  fermo da anni per l'opposizione propagandistica e preconcetta degli animal-ambientalisti che del lupo fanno una bandiera ideologica (e uno strumento economico).
A Bolzano ne hanno piene le scatole però di questa sudditanza italica all'ambientalismo.
Anche a Trento, però, la Provincia sta sbandierando la presentazione di un disegno di legge finalizzato a una gestione autonoma dei lupi. Ma è solo propaganda elettorale. Fumo negli occhi per gli sprovveduti. La dimostrazione? In queste settimane Groff, cui è affidata la materia orsi e lupi, continua imperterrito a propalare le sue bugie. Ha persino detto che in Trentino i branchi di lupi sono composti, al massimo (sic), da tre lupi (come se ci potesse essere un "branco" di meno di tre lupi!). Come è possibile? Quanti cuccioli partoriscono le lupe "trentine" (o quanti muoiono)? Quando vengono scacciati dal branco?



Arte Sella: le famose installazioni in Valsugana. Ora chi va a visitarle può imbattersi in lupi in carne e ossa.

Siamo alla farsa, alla fake-zoologia interpretata da Groff

Groff non si è limitato a sentenziare che i branchi di lupi trentini sono "al massimo" di tre esemplari (chissà quale è il minimo, torniamo a chiedere all'"esperto" della Provincia). Il funzionario si spinge anche a definire "fake news" una foto scattata in val di Non che, secondo lui, ritrarrebbe dei lupi "piemontesi". Notare la data: marzo 2018.

Pur di  anestetizzare i sudditi (per i lupisti i cittadini sono come "bambini" e non gli si può dire la verità, altrimenti di "allarmerebbero") la provincia di Trento fa credere che branchi di cinque lupi esistono solo... in Piemonte (dove ne sono stati avvistati sino di una dozzina abbondante). Peccato che in Trentino pochi mesi prima gli stessi forestali della Provincia avevano filmato un branco non di cinque ma di otto lupi. Pur di tirare acqua al loro mulino sostengono con la massima disinvoltura contraddicono sé stessi (in questo il gran maestro di Lupology, Boitani, è uno specialista).




Non attaccano mai! Se attaccano non sono lupi

Groff ha recentemente dichiarato che i branchi trentini sono diventati dieci. Un fatto che è compatibile solo con due ipotesi: o nel 2017 e 2016 (quando è stato dichiarato un solo branco) sono state raccontate menzogne nascondendo la presenza di branchi già costituiti o... qualcuno ha lanciato illegalmente dei lupi. Tertium non datur. Ha fatto recentemente impressione il moltiplicarsi delle segnalazioni di presenza di lupi in Valsugana, una valle in precedenza non ancora colonizzata. Qui sono state ripetutamente individuate carcasse di selvatici divorati dai lupi (anche grossi cervi) anche nell'isolata val Calamento, nel cuore del bellissimo comprensorio malghivo del Lagorai. Ormai non c'è valle trentina che non debba temere gli attacchi dei lupi: da Est a Ovest, da Sud a Nord.
Groff ha recentemente ribadito anche che,  a livello europeo, negli ultimi 100 anni non c'è un solo caso di persona attaccata da un lupo.  Si potrebbe replicare che la Russia è, almeno in parte, in Europa e che i casi di persone ammazzate dai lupi in Russia sono innumerevoli. Ma anche lasciando perdere la Russia, e anche la Bielorussia, le regioni caucasiche (per i geografi Europa) e la Turchia (per una parte almeno indubbiamente europea), i casi documentati di aggressioni da lupi in Europa - compreso quella occidentale - dal 1918 ad oggi sono numerosi (vedi la tabella sotto riportata). Non pochi, inoltre, sono casi di aggressioni mortali. E la giustificazione della "rabbia silvestre" è presente solo in pochissimi casi. Per di più, salvo i casi recenti del XXI secolo, frutto di una compilazione di wikipoedia, gli altri sono riferiti in relazioni e opere "classiche" di esperti lupologi (compreso Luigi Boitani) come la review, a cura della LCIE (la lobby accademico-conservazionista dei grandi carnivori espressione del WWF), di Linnell et. al (2002)(1). Nonostante la firma di Boitani i casi italiani sono assenti dal rapporto, ma, a parte la "censura" dei casi italiani, come fa Luigi Boitani a proclamare il dogma dell'innocenza del lupo
("Negli ultimi 100 anni non abbiamo prove di attacchi di lupi a persone in Europa") quando è tra le firme della relazione Linnel che di attacchi documentati ne riporta parecchi?  Che tipo di prove pretendono Boitani & e C? Il selfie con il lupo da parte  degli aggrediti?Qual'è la credibilità dei lupisti che giocano su ogni minimo dubbio per costruire prove a discarico del loro "assistito"?

In ogni caso è interessante rilevare che la relazione Linnel conclude prudentemente che, in Italia, "non si sono riscontrati casi documentati di attacchi o uccisioni dopo la seconda guerra mondiale" (p 20).
Perché questa prudenza? Perché, a leggere bene si scopre che Boitani ammetteva che i dati italiani erano "incompleti" .  Pietro Genovesi (ex INFS), che aveva fornito i dati per l'Italia,  non  aveva inserito per esempio alcuni casi di aggressioni mortali in Abruzzo al tempo della prima guerra mondiale. Essi sono riferiti dal periodico Le Vie d'Italia , la rivista del Touring club (a. 20, n. 8, agosto 1924), non l'ultimo bollettino locale.  Il Dr. Giuseppe Altobello di Campobasso scriveva:

1° Nel 1914, in una giornata tempestosa invernale, una donna rimase vittima dei lupi in contrada Portelle, all’inizio della Piana di Cinquemiglia presso Roccaraso. 2° In uno degli inverni di guerra, un soldato che ritornava dal fronte in breve licenza, nel percorrere di notte la strada che dalla stazione di Palena va al paese, fu assalito e sbranato dai lupi. 3° L’inverno scorso tre donne che scendevano da Rivisondoli a Canzano furono circondate da un branco di lupi affamati e la più vecchia fu uccisa dai feroci carnivori. 4°Quest’anno, e propriamente nel gennaio, presso Cittaducale un mendicante è stato trovato morto, dilaniato dai lupi.


 Negli stessi anni il Messaggero del Mugello dell'11 marzo 1923 riferisce di un colono ucciso da una lupa che rientrava alla tana depredata dei cuccioli. Assalito alla gola e alla faccia l'uomo fu trasportato all'ospedale di Marradi ma vi morì. Un resoconto circostanziato che pare difficile escludere. Eppure questi casi sono stati ignorati. Se Boitani si tutela, scrivendo tra le pieghe del rapporto Linnel che i dati italiani erano incompleti (e con il prudente riferimento al "dopo seconda guerra mondiale"), gli adepti del lupismo "scientifico" hanno tenuto per buono il rapporto Linnel incompleto. Così tutta una genìa di lupisti recita come un mantra: "da un secolo non si registrano casi di agressioni del lupo a degli esserei umani". Non si registrano perché li hanno censurati loro, i lupisti in mala fede, gente che sacrifica volentieri la verità al totem del lupo (e alle loro cattedre, cadreghe varie in organismi nazionali e internazionali e finanziamenti).

Inchiodati da Comincini

Per piegare i fatti alle loro opinioni i lupisti hanno anche ignorato la realtà, diffusa e persistente, dei lupi antropofagi dei secoli precedenti. Lo hanno potuto fare impunemente solo sino a quando i sono stati inchiodati dal lavoro dello storico Comincini, basato su certificati di morte e rapporti di polizia, fonti "indigeste" per i lupisti in quanto difficilmente confutabili  (2).
Il lupo storico aggredisce, uccide e divora l'uomo, il lupo "buono", ovvero il risultato della narrazione e della costruzione sociale di una nuova e ribaltata immagine del lupo, bandiera di una natura che rivendica risarcimenti per i danni inferti dall'uomo "cattivo", è innocuo, timido. Ma il lupo vero è quello storico che, in circostanze che si rinnovano, può essere pericoloso.

Sul "negazionismo" dell'antropofagia lupesca, proprio dell'atteggiamento lupofilo dei naturalisti contemporanei, vale la pena riportare le parole di Comincini (3).

La negazione dell'antropofagia del lupo da parte dei naturalisti contemporanei, se recepita in ambito storiografico, porta ad equivoci nell'interpretazione delle fonti. Tra mondo naturalistico e mondo storiografico non c'è dialogo. Il primo, ignorando la propria letteratura antica (non stiamo qui a indagare se in buona o cattiva fede), accredita al suo esterno l'immagine del lupo buono rafforzata dall'assenza di una sua antropofagia oggi. E il mondo degli storici, dovendo conciliare questa immagine del lupo buono con quella del lupo cattivo che emerge dalle fonti, non può interpretare queste con l'unica giustificazione fornita dagli stessi naturalisti: la rabbia.

Il lavoro di Comincini, che ha analizzato centinaia di casi di aggressioni da parte del lupo, ha consentito di rigettare l'ipotesi della rabbia quale causa dell'antropofagia lupesca. Anche i casi riportati in Appendice (aggressioni da parte del lupo dal 1918 in Europa) confermano questa tesi. La rabbia, addotta quale giustificazione per l'antropofagia lupesca certifica la cattiva fede dei naturalisti lupofili. Ovviamente il lupismo non demorte e oggi si fabbricano nuovi alibi per il "lupo buono": i cani randagi, gli ibridi.

Gli attacchi all'uomo di intensificano

L'intensificata frequenza in anni recenti di aggressioni all'uomo da parte dei lupi non deve sorprendere. Da una parte, essa riflette l'aumento numerico della specie, dall'altra è frutto di una maggiore circolazione delle notizie. Ancora nel Novecento, quello che avveniva in villaggi isolati dell'Europa orientale, non sempre veniva a  conoscenza dei mezzi di informazione.
Come facciano gli "esperti" delle amministrazioni pubbliche a ribadire il mantra : "non ci sono aggressioni da lupi da 100/150/200 anni" è, in ogni caso, solo la prova che essi, pur essendo pubblici funzionari, pagati dal contribuente nell'interesse (teorico) dei cittadini, mentono. Falso ideologico che diventa tecnicamente tale quando comemsso da pubblici funzionari nell'esercizio delle proprie competenze.
Una menzogna che diventa pericolosa e dolosa quando, succede spesso, che i suddetti esperti "certifichino" che "non potevano essere lupi perché i lupi hanno paura dell'uomo". Il lupo (delle bugie lupiste) è buono, è timido. Questo lavaggio del cervello è pericoloso perché un turista potrebbe tentare di avvicinare i lupi o comunque comportarsi in modo improprio in loro presenza pensando che siano "meno pericolosi dei cani" come i lupisti arrivano a proclamare.
 Peccato che, per sostenere la richiesta, dal sapore elettorale, di una norma che consenta alla provincia autonoma di Trento, una gestione autonoma del lupo che possa prevedere l'abbattimento di alcuni soggetti, la stessa Provincia, quella che per boccaa di Groff nega la pericolosità dei lupi, parli, al contrario, di "lupi problematici". E perché, allora, si è chiesto (e ottenuto in questo caso) che i forestali trentini possano sparare proiettili di gomma per allontanare i lupi "confidenti" che si avvicinano agli  abitati? I lupi secondo groff non sono timidi e schivi?


Una squadra di "lupari" addetti al controllo del lupo in Francia. Qui, nonostante l'abbattimento di 40 capi all'anno (oltre il 10% dei lupi "francesi"), la popolazione lupina (e le predazioni) continuano ad aumentare.

In Trentino, Veneto, Südtirol la gente di montagna non crede alla "reintroduzione spontanea"

Ovvio che, anche sulle statistiche della presenza dei lupi da essi forniti, gli allevatori, i pastori, gli abitanti della montagna e delle aree interne a rischiuo lupo non si fidano. E ovvio anche che ci siano più che dei dubbi sulla spontaneità dell'espansione prodigiosa (per la sua rapidità) del lupo sulle Alpi orientali. La storia d'amore ambientata a Verona di Giulietta e Slavc (il lupo che sarebbe arrivato dalla Slovenia mettendo famiglia con la lupa "piemontese") è una favola per bambini. E' coincisa "casualmente" con l'avvio del progetto Wolf Alp che ha segnato, dal 2013 al 2018, un "fantastico" ripopolamento con i lupi della montagna veneta e del Trentino. Da 0 a 100 lupi in un quinquennio. Un record mondiale. Ma per i lupisti il lupo sulle Alpi è "vulnerabile", "ancora a rischio di estinzione". Quanti lupi vogliono? La risposta è semplicissima: abbastanza da cancellare le forme tradizionali di allevamento alpino, abbastanza da costringere la zootecnia nelle stalle a consumare mangimi industriali e da lasciare libero lo spazio già agro-silvo-pastorale quale nuova "riserva naturale" per i nuovi feudatari che, con il pretesto della "conservazione della natura" intendono assumere il controllo delle Alpi per gestire lucrosi business (diritti sull'acqua, crediti di carbonio, pagamenti per servizi ecosistemici, tutti asset che possono alimentare strumenti finanziari e relative speculazioni). Lo scontro sociale, politico, ideologico intorno a questi temi è di quelli epocali.

Note

(1)
Linnell, J.D.C., Andersen, R., Andersone, Z., Balciauskas, L., Blanco, J.C., Boitani, L., Brainerd, S., Breitenmoser, U., Kojola, I., Liberg, O., Löe, J., Okarma, H., Pedersen, H.C., Promberger, C., Sand, H., Solberg, E.J., Valdmann, H. and Wabakken, P. 2002. The fear of wolves: A review of wolf attacks on humans. NINA oppdragsmelding 731. 65 pp
.

(2) M. Comincini, A.Oriani, "Microstorie", in M. Comincini (a cura di) (2002). L’uomo e la “bestia antropofaga”. Storia del lupo nell'italia settentrionale dal XV al XIX secolo, Unicopli, Milano, pp. 193-253 

(3) M. Comincini, "L'antropofagia del lupo nelle fonti storiche",
M. Comincini (a cura di) (2002). L’uomo e la “bestia antropofaga”. Storia del lupo nell'italia settentrionale dal XV al XIX secolo, Unicopli, Milano, p.p.7-37 (p. 30).


APPENDICE - Aggressioni da parte di lupi in Europa dal 1918 con conseguenti morte e lesione delle persone attaccate. Sono state escluse la Russia europea, la Bielorussia, la Turchia, il Caucaso.
Vittima
conseguenze
età
sesso
data
rabbia
località
circostanze
Lydia Vladimirovna ferite
70
F
19.01.2018
SI
Villaggio di Omyt, distretto di Zarechni regione di Rivne Ucraina Il lupo ha attaccato la donna nel cortile quando era impegnata nelle faccende domestiche. Prima le ha  il braccio destro e poi provò a morderla alla gola. Proteggendosi con un secchio la donna si è salvata la vita mentre l'animale lo strappava furiosamente. Un vicino ha sparato al lupo che è risultato affretto da rabbia silvestre. La signora si è sottoposta alle cure mediche e si è salvata.
Anna Lushchik, Vladimir Kiryanov , Lyubov Gerashchenko, Lina Zaporozhets ferite
63, 59, 53, 14 M,
F,
F,
M
04.01.2018

Villaggio del distretto di Koropsky , regione di Chernihiv , Ucraina
2-3 lupi hanno attraversato un piccolo villaggio. Nel giro di 10 ore, a partire dalle 21, uno di loro ha attaccato e ferito 4 persone. Lina Zaporozhets è stata salvata dal suo computer portatile addentato dal lupo mente lei riusciva a fuggire entrando nel cortile di casa. I feriti furono trattati nell'ospedale del distretto centrale di Koropsky. Uno dei lupi è stato abbattuto a fucilate nel centro del villaggio e sottoposto all'esame per la rabbia.
Celia Hollingworth morte
63
F
23.09.2017

Regione di Maroneia, NE Grecia
I resti smembrati sono stati trovati da vigili del fuoco dopo due giorni dalla scomparsa. La frammentazione delle ossa risulterebbe incompatibile con il consumo da parte di cani o sciacalli. I lupi sono presenti nella zona. Da oltre 8 mesi dall'evento non si hanno ancora gli esiti degli esami sul Dna, circostanza che desta ragionevoli sospetti sull'insabbiamento del caso da parte del lupismo internazionale.
Donna anziana
ferite

F
01.08.2017

Villaggio di Makrohori Reg. Korrestia Kastoria,  Macedonia occ., Grecia  L'anziana stava recandosi a foraggiare le proprie pecore quando venne assalita all'improvviso da un lupo. Trasportata d'urgenza all'ospedale di Kastoria le furono praticate le prime cure.
Tre uomini adulti
ferite

M,
M,
M.
05.02.2017
SI
Villaggio di Zaderiyivka , regione di Chernigiv, Ucraina Due grardie di frontiera, durante il turno di riposo sopraggiunte alle grida di soccorso di un uomo, poi risultato gravemente ferito, lo hanno salvato utilizzando i loro coltelli e riportando a loro volta delle ferite. Tutti sottoposti a vaccinazione e cure mediche.
Un pastore
ferite

M
30.01.2016

Batinci, Skopje, Macedonia Il pastore è riuscito a uccidere con un'ascia il lupo penetrato nell'ovile, pur rtiportando ferite che hanno richiesto cure mediche presso l'ospedale di Skopje.
Dijanu Kurtović ferite
33
F
26.09.2014

Drnis, contea di Sibenik-Knin, Dalmazia, Croazia

Un lupo ha attaccato la donna che passeggiava con il cane mordendole la mano e provocando ad essa gravi lesioni. Con l'aiuto del cane la donna è riuscita ad allontanare il lupo ed è stata poi sottoposta a cure e vaccinazione.
Quattro persone
morte (1) e ferite (3)
77,
?,
15,
30

M,
M,
F,
F.
17.06.2012

Parco faunistico di Kolmården Wildlife Park, presso Norrköping, Svezia
La vittima era una giovane addetta al parco che lavorava da tre anni come addetto al branco di lupi di Kolmården. Era entrata da sola nel recinto dei lupi. In precedenza erano state ferite tre altre persone, tra cui una ragazza di 15 anni.
Mirko Marcella
ferite
45
M
06.11.2011

Farindola, Pescara, Abruzzo, Italia
Il pastore alla ricerca di capi dispersi per attacchi da parte dei lupi è stato accerchiato e morso a un polpaccio e si è sottratto all'attacco arrampicandosi su un albero. leggere ferite.
Ahmed Sabic
ferite
25
M
22.12.2009

Cista Velika, regione di Imotski, Dalmazia, Croazia
In seguito all'attacco di tre lupi ad un gruppo di bovini, condotto presso la propria abitazione, il mandriano è uscito di casa per cacciare i lupi. Uno di loro ha immediatamente attaccato l'uomo che ha riportato diverse lacerazioni. E' stato poi vaccinato e medicato presso l'ospedale di Imotski
Uomo adulto
ferite

M
12.12.2009

Pyhäjärvi, Liittoperä,
Finlandia
Nel mentre stava sistemando delle attrezzature forestali l'uomo è stato attaccato all'improvviso dal lupo che si allontanava dopo essere stato colpito dall'uomo che riportava serie ferite al braccio che hanno richiesto cure in ospedale.
Galina Solyanik, Zoe Rybalko e un'altra donna
ferite

F,
F,
F.
11.02.2008

Bohoyavlenka, Donetsk Oblast, Ucraina
Galina e le due amiche stavano raggiungendo l'azienda agricola alle 4 del mattino quando sono state attaccate da un lupo. Tutte sono state ricoverate nell'ospedale centrale del distretto.
Donna anziana
morte

F
1982
SI
Villaggio di  Mahtra, Estonia
Il lupo ha attaccato e ucciso l'anziana donna
Bambino
morte

M
13.08.1977

Dalmenhorst, Germania
Il lupo veniva trasportato ad un parco faunistico. Riusciva a scappare e rimase libero per quattro giorni.
Javier Iglesias Balbin
morte
3
M
10.07.1974

Rante, Spagna
Il piccolo, strappato a un'anziana che lo custodiva da una lupa è stato rinvenuto morto  in una macchia boschiva a 250 m di distanza dal luogo del rapimento
Jose Tomas Martinez Perez
morte
1
M
04.07.1974

Rante, Spagna
La lupa ha rapito il piccolo che stava sdraiato presso alcuni adulti e bambini più grandi e lo ha trasportato sino a un gruppo di cespugli dove, inseguita dagli adulti, lo ha abbandonato moribondo.
Uomo adulto


M
1961
SI
Slovacchia

Manuel Sar Pazos
ferito
4
M
21.06.1959

Villaggio di Tines, Castrelo, Spagna
Il bambino stava giocando con un amico quando è stato attaccato e morso dal lupo alla schiena prima di aggredire il secondo bambino. Il lupo è stato scacciato dagli adulti e successivamente ucciso.
Luis Vasquez Perez
morte
5
M
25.06.1957

Villaggio di Vilare, castrelo, Spagna
Il bambino che giocava in strada con un amico è stato attaccato e ucciso da una lupa in lattazione. La lupa ha aggredito un altro ragazzo e si è avvicinata a una ragazza di 15 anni prima di essere scacciata dagli adulti. Il corpo del bimbo ucciso è stato rinvenuto dopo un'ora in un cespuglio con morsi sulla testa, sul torace e sulla gambe.
Una bambina
morte
6
F
inverno 1932

Puumalan, Uikkaala, Finlandia
La bambina era andata a far visita a dei vicini e non era tornata. Furono trovati solo resti di ossa e di brandelli di carne.
Uomo adulto
morte

M
marzo 1923

Mugello, Italia
Il contadino aveva saccheggiato la tana e fu ucciso morso alla gola dalla lupa che rientrava
Uomo adulto
morte

M
10.02.1918

Chȃlus, Francia L'uomo è stato ucciso e divorato presso la propria abitazione



 

 

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