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Fotoracconto/Torchio di Cerveno (Valle Camonica) 
 

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Casa Museo di Cerveno

Vicolo Sonvico
25040   Cerveno
Tel. 0364/434012
Fax. 0364/434644

info@comune.cerveno.bs.it

 

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(02.12.10) Da quando è stato restaurato nel 2008 l'immerso torchio a leva di Cerveno è protagonista di una sentita 'Festa dell'uva' che rappresenta una tappa importante delle nuove celebrazioni del ciclo agrario in Valle Camonica

 

La Festa della torchiatura a Cerveno

 

Il torchio di Cerveno è parte integrante e cuore dell'Ecomuseo della Concarena che interessa i comuni di Malegno, Losine, Cerveno e Ono San Pietro. Testimonianza di un importante lavoro collettivo di restauro è anche un emblema di come la valorizzazione delle radici storico-culturali della ruralità si intrecci al rilancio di tradizioni produttive agricole e di circuiti economici 'integrati' turistico-agroalimentar-culturali

 

testo  e foto di Michele Corti

 

Cerveno in Valle Camonica è famoso per la 'Santa Crus' processione-rappresentazione della Passione ispirata dagli straordinari gruppi lignei realizzati a metà del '700 dal Simoni. Pur nel solco della tradizione dei Sacri Monti lombardi queste opere hanno una particolare forza espressiva e drammatica che ha direttamente ispirato la 'sacra rappresentazione' che si snoda in forma processionale per le suggestive vie del paese (vedi sotto un particolare) per poi culminare in uno spazio aperto

 

 

Un'altra particolarità della 'Santa Crus' è di non cadere nel periodo pasquale ma in maggio e di essere organizzata ogni dieci anni. La ragione di questa periodicità è nel grande impegno che essa richiede. Ma cosa centra la 'Santa Crus' con il vino e la torchiatura? Il nesso è costituito dalla Casa Museo di recente realizzata a Cerveno nell'ambito dell'Ecomuseo della Concarena Montagna di Luce (la Concarena è la montagna che sovrasta Cerveno, montagna sacra per gli antichi Camuni legata al fenomeno del sole che, al tramonto,  in corrispondenza dei giorni equinoziali, filtra attraverso la profonda fenditura  della cima).

La Casa Museo è un grande edificio rurale abitativo del XVII secolo recentemente restaurato. Il Museo espone autentici reperti del ciclo della vite e della vinificazione, nonché singolari testimonianze di storia locale e gli aspetti più significativi della tradizionale 'Santa Crus' (foto 'storiche', costumi di scena). È diventato anche un punto di riferimento per l'organizzazione dell'evento stesso della 'Santa Crus' e cuore di altre iniziative culturali. 

 

All'interno della Casa Museo, negli ambienti che per secoli sono stati adibiti alla produzione sono conservati tutti gli attrezzi per la lavorazione enologica.  Un tempo la tradizione vitivinicola era molto radicata in questa parte della Vallecamonica. Da qualche anno essa è rinata e nel confinante comune di Losine , compreso nell'ambuito dell'Ecomuseo, è sorta una Cantina sociale.

Tra i vari strumenti del lavoro in cantina e in vigna una grande foto di una vendemmia contadina di tanti anni fa ha attirato la mia attenzione.

La foto è emblematica: in un momento importante del ciclo agrario come la raccolta dell'uva si assiste ad una 'mobilitazione' ed unione tra i sessi, le generazioni ed anche tra gli uomini e gli animali. Compresa la capretta de cà, che con la vigna non va propriamente d'accordo, ma che è parte della famiglia e quindi si mette in posa.

Tra i vecchi arnesi è esposto anche il modellino del grande torchio ricostruito a fianco della Casa Museo nel 2008 protetto da una tettoia.   

Il torchio è stato ricostruito con parti originali del 1638 concesse da Piero e Giuseppina Bazzoni. Era stato smantellato alla metà del secondo secolo e alcune delle componenti sono state rinvenute e riportate alla luce in un cortile di un'abitazione del paese. Esse sono state 'integrate' con altre appositamente ricostruite grazie al lavoro di ricerca di Gaudenzio Ragazzi, all'abilità tecnica di Germano Fasani ed al convinto sostegno dell'ex sindaco Anna Bonfadini, quest'ultima attualmente impegnata nell'Ecomuseo e nella gestione della Casa Museo. L'imponente struttura ha richiesto l'appassionato lavoro corale di molte persone del paese oltre a quelle citate. La sua ricostruzione rappresenta un'operazione unica nel Nord Italia; un'operazione non scevra di difficoltà tecniche che hanno messo a dura prova i 'restauratori'. L'enorme trave è stata realizzata utilizzando il tronco di un castagno selvatico bicentenario individuato nei boschi della zona. La vite è stata realizzata con il legno di un vecchio ciliegio. Il lavoro per ricostruire il torchio è stato lungo e faticoso: è partito dalle ricerche di Gaudenzio Ragazzi, è passato dalla visita ad un torchio simile a Grosotto in Valtellina per arrivare al recupero dei pezzi originali in paese. Un percorso che ha fuso ricerca e manualità e che ha potuto contare sulla radicata cultura artigianale locale non solo per quanto riguarda il legno ma anche per la lavorazione del ferro e della pietra, tutte componenti cruciali della macchina. Un'operazione nello spirito più autentico dell'ecomuseo che unisce memoria, cultura materiale e immateriale, circolazione di saperi, collaborazione, coinvolgimento. Dall'esperienza corale di restauro alla celebrazione della Festa del Torchio (o Festa dell'uva) il passo è stato breve.

L'operazione di torchiatura nel 2009 aveva riscosso un grande successo. E così si è voluto ripeterla quest'anno. È stata preceduta da  presentazione nella sala conferenze della Casa Museo con alcuni interventi finalizzati a illustrare il senso dell'evento nel contesto delle iniziative dell'Ecomuseo e della Rete degli ecomusei e la lettura di alcune fresche poesie in lingua locale ('fresche' rispetto a tanta poeseia 'dialettale' spesso ripetitiva). Poi, quando già cominciava a far buio - la giornata era cupa - siamo usciti sotto la pioggia. Pioggia che ha sottolineato il successo, dell'evento dal momento che non ha frenato l'affluenza e dall''interesse del 'pubblico'. Così il timore di qualcuno circa il venir meno dell'effetto 'novità' s è rivelato infondato e si è confermata la 'domanda' per riti come questo che consentono alle persone di recuperare un legame con i cicli stagionali, con i ritmi della produizione di alimenti. Una sintonia con persone e cose che non è un optional o un soprammobile nostalgico come certuni pensano ma rappresenta un bisogno,di essere comunità, di 'abitare un territorio'.

Così la Festa del Torchio, vita la riuscita dell'edizione 2010, sarà celebrata anche negli anni a venire. Ma torniamo alla cronaca. La pioggia  non ha mai cessato durante la torchiatura. Era l'anticipo di un autunno che si è poi dimostrato particolarmente piovoso e freddo. Per fortuna c'era la possibilità di scaldarsi con le caldarroste. La preparazione delle caldarroste è stata assicurata dall'ecomuseo 'Nel bosco degli alberi del pane' gestito dal Consorzio della Castagna con sede nel vicino paese di Paspardo. Una sinergia utile.

In aggiunta alle castagne veniva distribuito anche vin brulè. Così rifocillati i presenti hanno potuto assistere - sotto gli ombrelli - alle lunghe e laboriose operazioni di torchiatura. Germano Fasani (nella foto sotto mentre illustra al pubblico il procedere delle operazioni) ha opportunamente precisato che si tratta di un'operazione che si svolge una volta l'anno e che non è facile prendere 'la mano' con una macchina imponente ma anche delicata come il grosso torchio.

La leva è stata alzata e sollevata diverse volte prima di procedere alla spremitura delle vinacce.

Al momento opportuno i travetti che sostengono una delle estremità dell'enorme leva (l'altra è sostenuta dalla vite) sono stati tolti e posizionati sopra la leva consentendo a quest'ultima di scaricare la sua forza sul cumulo di vinacce.

Nel corso di tutte queste manovre i 'torchiatori' hanno il compito di azionare la vite. Le forze in gioco sono notevoli e i meccanismi di trasmissione, ancorché rudimenatali, devono essere molto efficienti.

Oltre alle componenti in legno un ruolo importante lo svolge la grande pietra su cui poggia la vite contenuta in apposito 'pozzetto'.

Tutte le componenti 'operative' del torchio riflettono la tipologia originale della macchina. Per motivi di sicurezza, però, la 'testa' del torchio è ancorata con due tiranti di fili d'acciaio ad un basamento in calcestruzzo. Dopo tante manovre la leva inizia a pressare le vinacce e il torchiato sgorga. La Festa ha il suo culmine. Il rito è compiuto. E non è solo 'folklore' ve lo assicuro.

 

 

 

 

pagine visitate dal 21.11.08

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