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Poveri orsi, vittime dei loro finti amici

 

di Michele Corti

 

Sono grottesche e amare le storie degli orsi trentini. Dalle orse del "centro faunistico educativo" di Spormaggiore, castrate dopo le visite amorose di un maschio acrobata, agli orsi morti a seguito della narcosi utilizzata per catturarli e "controllarli".  

 

Le notizie degli ultimi giorni parlano di un Comitato pro orsi nato a Trento per rintuzzare le prese di posizione del presidente della provincia Dellai (che vorrebbe "tagliare" della metà la popolazione ursina trentina) ma, soprattutto controbattere le preannunciate mosse del Comitati anti orsi che raccoglie consensi non solo in val Rendena ma anche in tutte le Giudicarie e nelle terre nonese e solandre. A chi segue con attenzione la "saga dell'orso trentino" non sarà sfuggito che l'ammucchiata animal-ambientalista vede, a fianco delle organizzazioni più oltranziste, la Legambiente delle speculazioni sulle "rinnovabili" e di altri business ma l'assenza del WWF.

 

Oggi anche all'interno del mondo ambientalista si apre una riflessione critica sulla gestione dell'orso e i rischi della deriva zoolatra

 

Non è un caso perché in occasione della recrudescenza delle polemiche sulla gestione degli orsi trentini il WWF trentino aveva sorpreso molti sostenendo che l'abbattimento degli orsi pericolosi potrebbe essere utile per garantire una presenza meno problematica del plantigrado. Riflessioni simili sono comuni all'estero (non è necessario andare lontano, basta seguire il dibattito in corso in Francia all'interno delle stesse organizzazioni ambientaliste sul controllo del lupo). In Italia, dove la cultura ambientalista è nata tardi ed è maggiormente condizionata da una radicata cultura urbanocentrica (che "apre" alla caccia e alla dimensione selvatica solo in chiavi filtrate dal retaggio aristocratico), la posizione del WWF trentino è stata "uno shock". In realtà da anni, da quando è nato il progetto Life Ursus non sono mancate le voci "dissidenti", provenienti dall'ambiente dei naturalisti ma anche degli animalisti e degli ecologisti. Voci isolate. Almeno sinora.

 

La svolta del 2012

 

Nella primavera 2012 una serie di episodi hanno innescato una prima riflessione autocritica anche nelle cerchie ambientaliste. Non ci sono solo i segni di insofferenza sempre più forti da parte delle popolazioni valligiane e l'allarme sociale creato dalle "prodezze" degli orsi, i risultati delle indagini demoscopiche che hanno confermato il calo a picco della "popolarità" egli orsi, la morte di due orsi a distanza di poche settimane in due distinti incidenti stradali, la morte di un altro orso a in seguito alla narcosi cui era stato sottoposto dopo la cattura in una trappola "a tubo" (lo scopo è sempre quello di radiocollarare e "controllare" gli orsi pudicamente definiti "problematici"). C'è dell'altro. Il diluvio di commenti in calce agli articoli dei siti di informazione, nei blog, nei forum indica come gli "adepti dell'orso" abbiano o stiano superando la soglia pericolosa oltre cui all'umanizzazione dell'orso, dell'ex-predatore, dell'ex-nocivo segue (ma è inevitabile oltre un certo limite), la disumanizzazione dell'uomo. Per chi ha involontariamente investito gli orsi con la propria auto (peraltro distrutta nell'impatto) si chiede senza mezze misure la "pena di morte" mentre i più "moderati" tra gli adepti si limitano a osservare che "sarebbe stato meglio che nell'incidente fossero morti gli automobilisti e si fosse salvato l'orso". Sono in molti a proclamare la loro nuova morale: "La vita di un animale vale di più della vita di un uomo" e ad operare un vero e proprio ribaltamento: "l'unico animale nocivo è l'uomo". magari auspicando l'apocalisse nucleare come rinnovata "igiene del mondo".

Molti tra questi invasati (nella maggior parte dei casi inoffensivi pantofolai per fortuna) sarebbero disposti a sacrificare la vita umana, sino ad uccidere, per salvare i loro protetti.

Qualcuno si sta forse rendendo conto di quanto questa deriva sia corrosiva per la convivenza sociale. Un po' tardi. Ferinitas e humanitas si scambiano di ruolo. L'humanitas è riservata alla fiera, all'uomo può essere applicata la ferinitas (come nei Gulag).

 

Il mondo alla rovescia (ma nel tempo ordinario)

 

Il nuovo status dell'orso, quello che abolisce per decreto lo status di "fiera", lo proclama un peluche vivente, un "timidone", un "vegano". Così si dichiarano cessate unilateralmente le ostilità (l'orso non lo sa e  ne approfitta come può), viene abbattuta quella barriera ontologica tra dimensione selvatica e domestica faticosamente costruita in decine di migliaia di anni di cultura dell' Homo sapiens per proteggere dal disordine e dal caos la vita sociale nella sua dimensione reale e simbolica. I confini potevano essere violati solo in determinati contesti rituali (lupercali, carnevale) o da parte di iniziati (sciamani, guerrieri-lupo, guerrieri-orso). Oggi l'inversione è quotidiana. L'orso può aggirarsi in mezzo ai paesi senza rischiare la pelliccia (in paesi con una coscienza ecologica più salda questo non avviene), può fare ogni sorta di danno ("tanto ci sono gli indennizzi"). Alla soggettivizzazione dell'orso, assurto a vindice della natura violata, a catalizzatore di pulsioni e aspirazioni represse, corrisponde l'oggettivizzazione, la perdita di valore di cose un tempo preziose: i beni necessari a procurare il sostentamento. Oggi disprezzati e monetizzati.

 

Il paradosso della wilderness che diventa totalizzante controllo urbano (tecnologico, capitalistico)

 

All'orso, assurto di nuovo a divinità sull'onda di caricature di neo-paganesimo e del disorientamento che colpisce anche la Chiesa, vengono offerti generosi olocausti (tanto più generosi tanto più essi sono offerti non dagli adepti ma vengo imposti a "gente dappoco", gretta, dalla mente ottusa, incapace di aprirsi alla nuova religione). Gli animali domestici sono le prime vittime dell'inversione e della caduta della barriera tra domestico e selvatico. La protezione, la considerazione di cui hanno goduto per 10 mila anni lasciano il posto ad un "mondo alla rovescia" in cui l'uomo gioiosamente e spontaneamente offre in pasto alla fiera gli svalutati animali domestici. Un modo di tagliare il ramo dove si è seduti. Ma il nichilismo è anche questo. Gli animali e le coltivazioni sono svalutate perché nel "nuovo pensiero selvaggio" diventano obsoleti, residuo di un passato di cui vergognarsi. La società è ridotta a una sola dimensione: l'urbs che, divorato l'ager (ritenuto ormai superfluo in una società ultratecnologica, sino a ieri, con grandi risorse di energia fossile a buon mercato), ha trasformato il saltus e l'ager stesso in silva e opera la trasformazione della silva stessa in un appendice dell'urbs. Non è solo una silva pensata nei termini della domesticità e della trasformazione di "parco giochi urbano". È anche una silva, una ferinitas controllata, gestita, monitorata. Usata per il business (se non c'è questa molla oltre quella della "distinzione sociaciale", dell'esibizione dell'adesione a valori che marcano la superiorità sociale, è difficile che certe tendenze attecchiscano...)

 

Il deserto pensato ma violato

 

L'orso attira nella "solitudine" nei recessi nemorosi (sic) torme di adepti che ardono dal desiderio di piazzare trappole fotografiche, di fare i guardoni, di possedere i loro feticci. Non è lo spazio della meditazione e delle prove iniziatiche dei guerrieri, diventa un luogo da webcam. Una foto, meglio se un po' ritoccata con Photo shop, un ciuffo di pelo, una fatta. Le squadre dei forestali intanto girano per i boschi per piazzare trappole, per "monitorare" gli orsi (tanto la benzina la paga pantalone). Li "allontanano" con l'elicottero (che non funziona ancora a pannelli solari ...), con i pedardi, con le pallottole di gomma. Li "dissuadono" in mille maniere, sempre alle calcagna di queste "fiere solitarie". Il povero orso diventa un ibrido (sensu Bruno Latour) , metà essere biologico e metà tecnologico. Emette segnali gsm, radiofrequenza, è bardato di radiocollari e Gps.  In attesa del cyber-orso. Che wilderness!

Come se non bastasse la riduzione della fiera ad ibrido c'è la vecchia classica esibizione della fiera nel serraglio. Che pena. Poveri orsi.

 

 

Tre siti in cui i "liberi orsi" stanno in gabbia

 

In Trentino esistono tre strutture per la detenzione in cattività degli orsi: due sono anche strutture "didattiche" ovvero recinti dove l'orso in gabbia si mostra ai suoi ammiratori (almeno quelli di bocca buona). I comuni dell'alta Val di Non hanno fatto carte false per riattivare la "buca" dell'orso, il recinto (piccolino) presso l'eremo francescano dove fino a qualche anno fa veniva tenuto un povero orso per la gioia dei turisti e a ricordo del prodigio di San Romedio che impose all'orso che gli aveva sbranato il cavallo di fungere lui da cavalcatura. Poi c'è  il Casteller, una struttura faunistica presso Trento dove a spese della Provincia è stata sistemata la prigione degli orsi "birichini". Ma la struttura che ha la finalità di far vedere gli orsi al pubblico e che si ammanta di seri connotati didattico-educativi è il Parco faunistico di Spormaggiore gestito dal PNAB (Parco Nazionale Adamello Brenta, il Parco dell'orso). Sopra la bellissima struttura in tubi Innocenti che regge un enorme telone segnaletico. Dopo decenni di criminalizzazione degli zoo a Spormaggiore il Parco oltre agli orsi ha portato i lupi e sta per arrivare la lince. È il format dei Centri grandi carnivori che, per non farsi mancare nulla, fanno leva sul richiamo e dal "fascino" dei "Grandi predatori" nel loro insieme (scommettiamo che al Centro del lupo di Entraque in Valle Gesso a Cuneo arriveranno presto orsi e linci?).

 

Boccaccio 2000

 

La storia delle orse del "Centro di Spormaggiore" è istruttiva ed esemplare. Una storia boccaccesca e grottesca. Nel 2006 le due orse Cleo e Kora (l'assegnazione di un nome è palese strategia linguistica di umanizzazione) che si trovano nell' Area Orsi erano diventate un' attrattiva troppo forte per gli orsi che vivono in (pseudo) libertà. Uno dei quali, in primavera, preso dalla fregola aveva scavalcato il recinto da consumato acrobata per accoppiarsi con loro (tutte, alcune?) Avranno preso i tamponi vaginali? Un episodio di quelli che rafforzano nell'immaginario collettivo l' ambigua identificazione che l'uomo nella sua storia ha sviluppato nei confronti dell'orso, un alter-ego bipede, peloso ma forte, guerriero e sessualmente insaziabile (il successo degli animali "carismatici": orso, lupo aquila, risiede in larga misura, ancora oggi come presso i nostri antenati paleolitici, in questi meccanismi di autoidentificazione).

Il Parco dell'Adamello Brenta, signore delle orse e demiurgo di tutta l'operazione di ripopolamento ursino, degno successore dei signori feudali e fedele esecutore testamentario del  "papà degli orsi trentini" (il senatore milanese Gian Giacomo Gallarati Scotti dei principi di Molfetta), decise - previo parere "scientifico" dell'Istituto Nazionale della fauna Selvatica (ci mancherebbe), di castrare le orse. Le 1000 firme contro la sterilizzazione non vennero invece prese in considerazione.  Vi era il rischio  della presenza di focosi maschi presso la recinzione  (per il personale e per i visitatori, l'orso è un peluche, però non si sa mai...) e non si potevano moltiplicare gli orsi per mancanza di spazio (oltre che per non urtare la suscettibilità etica dei puristi conservazionisti). Sull'esito dell'operazione chirurgica delle due orse l'Ansa del 28 settembre 2006 si preoccupò di emettere un comunicato per tranquillizzare che temeva con ansia per le orse:

 

"L' intervento di sterilizzazione delle due orse è stato effettuato ieri sera con un' operazione di ovariectomia (asportazione delle ovaie). L'intervento, realizzato in anestesia totale, ha avuto successo, dicono i veterinari, e già in serata le orse si sono risvegliate. L' operazione e' stata svolta attraverso chirurgia laparoscopica da un'equipe di esperti coordinata dal dottor Friedrich, con l'assistenza della dottoressa Fraquelli".

 

Come precisa inequivocabilmente l'Ansa si trattò di castrazione (= asportazione delle gonadi maschili o femminili che siano). Ovviamente la "parolaccia" non venne mai pronunciata. La castrazione (anche senza scomodare Freud) è operazione che come poche segna la perdita della ferinitas tanto che nelle culture venatorie tradizionali era spesso praticata sulla preda uccisa per poterla "incorporare" all'universo domestico e quindi consumarla. Che analogie!

 

Jurka libera: la prigioniera è incinta (il rispetto dei diritti ursini)

 

Le firme contra la castrazione delle orse di Spormaggiore furono poche rispetto alle 18 mila che, l'anno successivo (2007), chiedevano la "liberazione" di Jurka (l'orsa più birichina di tutta la storia di Life Ursus). Per appoggiare questo obiettivo politico si tenne anche una manifestazione nazionale a Trento. Il linguaggio e gli slogan utilizzati erano identici a quelli usati per chiedere la liberazione dei prigionieri politici (ma senza il minimo di auto-ironia). Per mesi sui blog animalisti ci si chiedeva angosciati (e un po' morbosi) se la detenuta fosse anche "incinta". In questo caso a maggior ragione avrebbe dovuto essere liberata per non condannare alla prigione anche il piccolo. Poi anch'essa venne castrata con la buona pace degli adepti.

I casi delle orse libidinose di Spormaggiore e di Jurka non sono i soli che inducono a riflettere su questa gestione dell'orso che, per poter mettere in scena una rappresentazione buonista della wilderness e della ferinitas, si ritorce amaramente contro gli orsi empirici che pagano lo scotto delle rappresentazioni sociali che li riguardano. Loro malgrado.

 

Galeotto fu il cassonetto dell'albergo di lusso

Nel 2008 si decise di catturare un'orsa che aveva preso il vizietto di rovistare nei cassonetti di un albergo di Molveno elegante località turistica (fosse accaduto in un paesino...). Anche in questo caso l'obiettivo era di controllarla. Dovevano solo addormentarla per infilarle il radiocollare , ma quando l' orsa ha sentito la freccia narcotizzante entrarle nel fianco è fuggita verso il lago  dove è morta annegata probabilmente dopo essere caduta in acqua da una scarpata quando l' anestesia ha fatto effetto. Questi sono gli episodi più eclatanti ma in questi anni le cronache trentine sono piene di notizie sugli interventi della "Squadre speciale orsi" (a quando una serie televisiva?), alla periferia di Trento, presso i campi giochi dei paesi. E in tutti i casi l'orso viene "dissuaso" in maniere più o meno invasive.

Chi sono gli amici degli orsi? Chi, come i rurali (già compatiti come specie primitiva in definitiva via di estinzione) ma anche una parte degli ambientalisti,  ritiene che le frontiere tra domestico e selvatico vadano, almeno in parte, ripristinate o gli arctolatri e licolatri (adepti beceramente nichilisti della nuova religione antiumanista) e con loro gli "imprenditori della wilderness" che vedono nell'orso (fin che dura e non succede un fattaccio) una gallina dalle uova d'oro?

 

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