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[Energie rinnovabili (?) e montagne sventrate]


La montagna sempre più "frontiera" di uno sfruttamento energetico

(18.03.09) Mentre si moltiplicano le captazioni idroelettriche la nuova "frontiera" dell'idroelettrico è rappresentata dalle centrali a pompaggio. La realizzazione implica lo sventramento di una montagna e l'energia prodotta è (ovviamente) meno di quella impiegata....

 

Risorse rinnovabili e pulite?

 

Da tempo, dietro l'etichetta di "energie rinnovabili", vengono proposte soluzioni molto ambigue sotto il profilo ecologico; spesso si tratta di nuovi e fruttuosi business spesso benedetti da incentivi pubblici.

Dai biocarburanti ad alcuni esempi di "energia da biomasse" sono stati  messi bene in evidenza gli impatti ambientali profondamente negativi di soluzioni presentate, almeno all'inizio, come una panacea per l'ambiente. L'acqua viene considerata "risorsa rinnovabile" ma si tratta di un equivoco pericoloso. Sappiamo che l'acqua dolce sul pianeta è costituita in buona parte da riserve formatesi in tempi lunghissimi che ora vengono rapidamente esaurite. I nostri ghiacciai alpini, in rapida regressione, esemplificano bene il carattere di risorsa tutt'altro che facilmente rinnovabile dell'acqua. Classificare l'idroelettrico come "risorsa rinnovabile", "energia alternativa" o "ecologica"  è quindi di per sé già un fatto discutibile.

 

Gli impatti dello sfruttamento idroelettrico "tradizionale"

 

 Nel nuovo "movimento" intorno alle "fonti energetiche rinnovabili" il "vecchio" idroelettrico continua ad essere protagonista. Anche nella versione "classica" (bacini idroelettrici in quota, gallerie, condotte forzate che incanalano alle centrali a valle l'acqua) la produzione idroelettrica non è certo esente da impatti negativi sulla montagna e l'ambiente. Il grado di sfruttamento delle acque di una realtà come la Valtellina è già elevatissimo eppure, grazie agli incentivi per le fonti di energia "pulita" si sta procedendo a captare fino all'ultima goccia d'acqua traforando montagne già ampiamente interessate da estese reti di cunicoli e gallerie. Energia "pulita" si dice, ma i corsi d'acqua vengono lasciati all'asciutto (solo di recente si parla di "minimo afflusso vitale"). Gli impianti idroelettrici comportano grandi alterazioni e interventi a carico del sistema idrografico. La capacità di adattamento delle biocenosi acquatiche, la diversità  e la produttività biologiche di sistemi sottoposti a drastiche oscillazioni delle portate e a interventi sugli alvei sono irrimediabilmente compromesse ed interi ecosistemi distrutti. Vanno poi considerati gli impatti degli enormi volumi di materiali movimentati, i prati, i pascoli, i paesi cancellati dai bacini idroelettrici, le tragedie come il Gleno e il Vajont. In cambio le popolazioni di montagna hanno avuto posti "sicuri" e ben pagati (sempre meno per via dell'automazione degli impianti) e i "sovracanoni".

Le popolazioni, almeno in teoria, sarebbero state risarcite dalla privazione dell'uso dell'acqua, un bene considerato inalienabile, attraverso i Consorzi BIM (bacini imbriferi montani). Ai BIM sono versati dei sovracanoni idroelettrici che - in base alla legge istitutiva di questi enti - dovrebbero essere impiegati per il "progresso economico e sociale delle popolazioni di montagna". I BIM sono nati prima delle Comunità Montane ma, dopo l'istituzione delle stesse, hanno continuato a funzionare: due enti con finalità coincidenti.

Diventati enti di "smistamento" della spesa e percepiti come "cassa" sono stati risucchiati nei meccanismi della "spesa politica", ovvero in quei meccanismi di mediazione che avvantaggiano il ceto politico-professional-imprenditoriale locale in quanto terminale e referente di interessi esterni alle comunità locali di montagna. Va da sé che i vantaggi di questi meccanismi per la popolazione di montagna (e la cura del territorio) sono modesti. Il meccanismo di risarcimento è apparente e lo sfruttamento della montagna reale.

 

Il "nuovo" idroelettrico: le centrali a pompaggio

 

Le centrali a pompaggio non sono in sé nuove. Bacini di raccolta dell'acqua che precipita a valle, attraverso le condotte forzate, per far girare le turbine delle centrali ve ne sono parecchi. Ma sono impianti che si integrano nell'ambito di reti vallive di bacini in quota e centrali a valle. La ragione per cui si usa l'energia elettrica per pompare in alto l'acqua è legata al costo differenziale dell'energia elettrica nelle diverse fasce orarie. Di giorno la domanda (civile e industriale) è elevata, di notte è molto bassa. Ma le centrali nucleari "lavorano" a ritmo costante e devono cedere di notte l'energia in "saldo". Ecco allora che una palese assurdità energetica diventa una soluzione economica. Di notte con l'energia elettrica a basso costo si pompa l'acqua rimandandola in cima alle montagne, di giorno la si fa cadere alimentando le turbine. L'energia idroelettrica prodotta è meno dell'energia utilizzata (si perde inevitabilmente un 30%).

La novità è che ora si vogliono costruire grandi centrali a pompaggio, non per integrare sistemi idroelettrici già esistenti, ma per puntare alla grande sullo sfruttamento del differenziale di costo della tariffe elettriche.

Così tra tra Renon e Bolzano è in progetto la costruzione di una di queste centrali, realizzata totalmente dentro la montagna, con costi preventivati di 300 milioni di euro. Qualche giorno fa la Kelag, azienda energetica leader della e una delle principali società austriache del settore Carinzia (controllata dalla Rewe, leader nel nucleare), ha dichiarato la paternità del progetto. L'impianto dovrebbe produrre fino a 318 gigawattora, consumandone 459 per funzionare. Per costruire l'impianto si dovranno portare via 2,4 milioni di metri cubi di materiale di scavo l'equivalente di 200mila camion. Si tratta di costi energetici (solo per lo scavo e il trasporto dei materiali) molto elevati.

Da parte della Provincia autonoma con un articolo di una legge "omnibus" si è inserita una clausola che prevede, nel caso di impianti di produzione elettrica che interessano più comuni (come nella fattispecie) che la provincia possa modificare d'ufficio il piano regolatore nel caso di non approvazione da parte dei comuni. La Kelag conta di avviare la centrale nel 2015. Al momento ha una procedura di Via favorevole e l'ok della giunta provinciale. Se ottenesse le modifiche urbanistiche e le licenze edilizie dai Comuni di Renon e Bolzano, potrebbe far partire i lavori.

Tutto a posto e tutto chiaro allora? Non proprio se le società energetiche locali si sono chiamate fuori reputando troppo rischioso un affare basato su un differenziale elettrico tendenzialmente in via di riduzione (il differenziale si è ridotto da 3,5 a 2,1 negli ultimi 6 anni). A parte una sostenibilità ambientale che pare difficile da dimostrare (VIA o non VIA) anche la sostenibilità economica non è così certa. E allora? I dubbi su i nuovi "eldoradi" energetici della montagna (pensiamo anche ai "Parchi eolici") rimangono tutti.

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