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(03.03.10) Una canzone decidata al Bitto, formaggio di libertà (nota per i non lombardi: malga = mandria di vacche o capre da latte al pascolo).

 

Credo proprio che il periodico “Coumboscuro” che leggo estratto da Ruralpina n.21: titola “Bitto storico un formaggio di libertà per le Alpi”. Evento importante che tutti noi dobbiamo sostenere con forza, proprio per mantenere la proprietà del territorio alpino, che ne ha scritto la storia millenaria.
Condivido quindi, la battaglia del Bitto storico, che si identifica con la battaglia della libertà alpina. Nel mio mestiere, in tempi non sospetti da cause e polemiche sul nostro celebre formaggio, l’amore della montagna, mi ha ispirato ad scrivere una canzone sulla Regina delle alpi, con merito da pubblicarne il testo.

LA REGINA DEL PELO BRUNO
Lassù dove muore il pino/con il cielo a portata di mano
Il suo muggito si sente chiaro/per tutta la valle fino al piano.
Tutto è colore dun sol fiato/il verde del pascolo
e l’azzurro del cielo/che fa sfondo alla malga dal bruno pelo.

Ritornello:
Son la Regina/son di razza bruno alpina
con il sale e l’èrba fina/seguo sempre il mio pastor.
Son la Regina, son la Regina/son di razza bruno alpina
Con un poco del mio latte/fo contenta la cascina.

Dopo ‘l di el vegn la sira/’l rumur dei cioch e i trugn
I se smorza pian pianino/ finche si munge al mattino.

Finalino:
Son la Regina son la Regina/son di razza bruno alpina
Con un pascolo di fieno/in casèra faccio il pieno
Son la regina son la Regina/son di razza bruno alpina
Dal mio sterco profumato/ nascon fiori sul bel prato.

Serafino Vaninetti       vanseraf@alice.it

 

(22.02.10) More Maiorum e gli oliveti valtellienesi

 

Caro Michele, un sincero grazie per averci intensivamente menzionati. Una realtà come la nostra è una realtà che ha bisogno di essere sostenuta con azioni simili a queste. In contrapposizione allo scempio industriale che nella Valtellina sta avvenendo, abbiamo pensato di associarci e dare il nostro contributo per costruire qualcosa che permettesse di qualificare diversamente quanto facciamo. More Maiorum è a tutti gli effetti una impresa agricola, siamo in conversione Bio e in conversione Demeter. Viviamo lo spirito associativo proprio per edificare e tessere un nuovo modelo sociale di aiuto reciproco che favorisca principalmente la filiera corta (intesa verso gli associati) e il rapporto uomo e ambiente che lo circonda.Se un giorno hai l'occasione di passare qui, siamo ben orgogliosi di mostrarti il nostro lavoro e di ospitarti. Grazie di cuore Francesco francesco.mondora@moremaiorum.org

 

(18.02.10) Ma quei finanziamenti agli impianti da sci non potrebbero essere spesi per il turismo sostenibile e l'agricoltura? Non possiamo che esser d'accordo con Lega ambiente di Lecco

 

Caro Corti, ti invio il comunicato di Legambiente Lecco sui pericoli che corrono le ultime terre alte a seguito dell’esasperazione di finanziamenti per i comprensori sciistici in Lombardia, in particolare nelle valli bresciane, bergamasche e lecchesi. Vorrei raccontarti un episodio: già a fine 1900 e precisamente nel 1997 la Regione finanziò lavori per le piste ai Piani di Bobbio e Artavaggio ( circa 17 mld vecchie lire) per progetti in massima parte non realizzati ed oggi riproposti. Prima dei lavori ai piani di Bobbio, lì  si caricava un alpeggio e si produceva un buon grasso. Uno dei principali allevatori era l’Osio di Colico, al quale si rivolse un negoziante di Lecco che si convinse della bontà del formaggio d’alpe di Bobbio e acquistò un certo quantitativo di forme.  Nel 1997/8 le ruspe lavorarono a Bobbio e spianarono l’altipiano eliminando tutti i sassi, i rododendri, la fauna e così tutto il manto erboso alpestre venne asportato e sostituito con semine di orzo, segale e avena  (vedi opuscolo Martino Gargenti “Maria Rosa 10 Luglio 1874”). Dopo i lavori caricarono ancora quel alpeggio a Bobbio, il negoziante acquistò una certa partita di formaggio, ma questa volta il prodotto era pessimo e così dovette rendere le forme. Da allora non ne volle più sapere. Ora dopo 10 anni si ritorna alla carica con operazioni più invasive e anche Artavaggio corre rischi: pensare che lì un alpigiano di Vedeseta carica ancora l’alpe e produce ottimo taleggio e “strachitund”. Gli “intelligenti” amministratori che spingono per queste opere di trasformazione montana sono gli stessi che parlano di prodotti tipici, di tradizioni, di salvaguardia delle radici, di biodiversità. Cosa ne pensi? Cosa si può fare? Cordialità  Pierfranco Mastalli – presidente di Legambiente Lecco onlus   pierfrancomastalli@libero.it

 

 

(14.02.10) Ha paura del motocross selvaggio, ovvero di essere travolto lui e il cavallo dagli scatenati motociclisti

 

Ciao, Complimenti per quello che hai scritto http://www.ruralpini.it/Fotoracconto_2.htm

Io sono un giovane della val Cavallina; da sempre ho la passione dei cavalli con cui faccio passeggiate. Ormai strade per passeggiare a cavallo ce ne sono poche perchè la cementeificazione avanza a gambe levate e poi ci sono le motocross. Ogni anno mi vedo chiudere sentieri e percorsi perchè le moto fanno danni.

Dei pochi che sono rimasti alcuni sono stati ridotti a percorsi pericolosissimi da fare anche a piedi per via dei solchi e dei sassi che ora ci sono (la scorsa primavera scendendo da un monte lungo un sentiero che avevo fatto un anno prima ed era perfetto, ho rischiato di far rompere le gambe al cavallo ma non potevo fare inversione e tornare indietro perchè il sentiero era stretto); sugli altri il sabato e la domenica HO PAURA ad andarci perchè rischierei di farmi travolgere ... me e il cavallo.

Nella mia zona le moto da cross sono veramente tante ... passano a piena velocità nei centri dei paesi, nei sentieri, dappertuttooooo ...vanno come folli e se ne fregano dei segnali di divieto che ci sono.

Sul tuo articolo ho letto"Sui sentieri, mulattiere, strade agrosilvopastorali vige il divieto di mezzi motorizzati se non per servizio o comunque autorizzati, però in zone come le valli bergamasche dove la pratica del motocross è molto diffusa qusti divieti non sono rispettati. Le conseguenze non sono da poco. " ... Questa è una legge? Dove è scritta? Come si chiama? Chi dovrebbe vigilare su queste cose? comuni, forestale??? Io sto pensando di andare in comune a lamentarmi, ma la vedo dura ... penso proprio che non cambierà proprio nulla vorrei anche scrivere a l'eco di bergamo, ma prima di farlo vorrei sapere se appunto quello che ti chiedo sulla legge è vero. A presto.

Sulle strade agro-silvo-pastorali è vietato il transito di mezzi motorizzati, ai sensi dell’art. 21 comma 3 della L.R. 27/04. La circolazione è condizionata al rilascio di apposite autorizzazioni (per i proprietari, gli agricoltori, boscaioli e per motivi di servizio)

 

(13.02.10) Sul latte crudo e Ruralpini che torna alla carica

 

Ciao Michele,  Il latte crudo è sicuro ma come tu ben sai non avendo subito nessun trattamento termico (pastorizzazione/ sterilizzazione) è piu suscettibile a contenere una elevata carica batterica. E' rischioso per lo Staphillococcus presente come ben sai sulla cute e sulla mammella e se l'operatore che preleva il latte non esegue le opportune prassi igieniche sanitarie c'è un'alta probabilità di incontrarlo nel latte. Ciò si può ovviare applicando le opportune prassi igieniche sanitarie ed effettuando un autocontrollo (HACCP). Io consiglio di bere latte crudo alle persone che a volte mi domandano su tale argomento, spero anche, che gli allelavatori abbiano piu fiducia ai veterinari aziendali e i colleghi delle ASL. Mi auguro che tutti lavoriamo per il bene comune.

 Ti saluto, Matteo Vincenti - medico veterio - meat hygene ispector dott.matteovincenti@googlemail.com

 

L'influenza A che sembrava una catastrofe ed è servita a vendere un vaccino che viene ora gettato ecc.

Il motivo del giro di vite è stato E.Coli O157 . Sullo Stafilococco aureus a sentire vet e allevatori le buone prassi possono prevenire e non salta fuori da un giorno all'altro essendo legato alla gestione della stalla.

le cariche batteriche sono quelle che dicono le analisi, cioè basse e con le modalità di trasporto, consevazione, erogazione non hanno possibilità di elevarsi. se un allevatore non è in grado di controllare Stafilococco aureus coag+ e di avere cariche totali bassi meglio lasciar perdere il latte crudo. Invece E.coli è uno spauracchio secondo me strumentale e strumentalizzato. Se poi il consumatore arriva con la bottiglia sporca o tratta malòe il latte crudo incorre in rischi analoghi alla manipolazione inappropriata di altri alimenti e non se ne può imputare il latte crudo in sè


Concordo nelle tue affermazioni Michele ed è vero quello che dici su E.Coli e sulle modalità di conservazioni in stalla, sul trasporto ed erogazione dei distributori automatici. Il Coli va temuto non bisogna sottovalutarlo visto che non determina una banale diarrea. Io da un pò di mesi vivo in Inghilterra, un giorno leggevo la notizia di due fratellini ricoverati in ospedali perché avendo visitato un allevamento di bovini con la scuola avevano sottratto l'infenzione da Coli. Ricoverati di urgenza in ospedale le condizioni di uno dei due bimbi si erano aggravate per una insufficenza renale data appunto dal Coli.  Si c'è un pò di strumentalizzazione sul Coli ma non si prende l 'infezione solo con il latte crudo, contatto con animali, carni crude o non cotte bene, latticini. Dalle mie ultime informazioni universitarie la fonte piu probabile di E.Coli sarebbero gli amburgher di cui vanno tanto pazzi i ragazzi. Poi nd ne vogliamo parlare della Campilobatteiriosi data dal consumo di carne avicola o le larve di Trichinella pseudospiralis trovata in un cinghiale il 7 gennaio 2010 nella carne o il rischio elevato di salmonella per la detenzioni di rettili a acquari o il possibile ruolo dei 52 cani positivi ad H1N1 per la trasmisisione dell influenza all'uomo a tal proposito ci saranno agigornamenti sul ruolo del cane nella trasmissione all 'uomo.

Esempi scientifici c'e ne sono una marea ma dobbiamo essere a conoscenza che la biologia è in continuo movimento; dipende come li viviamo questi cambiamenti se con timore come i mass media c'e li trasmettono o come un normale evolversi del fattore vita.

Credo fermamente che si puo sempre miglirare con la trasparenza e penso chi lavora in questo settore può sempre far meglio per istruire a volte consumatori ignoranti affinchè non si facciano influenzare dai media che piu delle volte anzi nel 99% non ne sanno un tubo di scienza basta vedere la BSE che crisi economica sul consumo di carne bovina ha avuto pero poi sulla TSE che è la sorella minore della BSE neanche se ne parlava...poi come anche è avvenuto per l'influenza. A me i media non mi fottono quando posso il latteo crudo lo compro. Saluti

dott.matteovincenti@googlemail.com

 

(13.02.10) Sul latte crudo e Ruralpini che torna alla carica

 

Splendido, grazie! L'ho già inoltrata ad amici con bambini e non solo.
Laura - la.scarani@tiscali.it

 

(12.02.10) Su ciamaa l erba

 

Buongiorno, mi chiamo Stefano Pontiggia e sono iscritto al corso di dottorato in antropologia presso l'Università di Milano-Bicocca. Le scrivo per una informazione. Ho letto con vivo interesse il vostro articolo sui rituali del chiamare l'erba e scrivo per alcune informazioni. Ho intenzione di compiere alcuni studi e possibilmente una piccola ricerca sull'argomento e per questo ho preso il testo 'Chiamare l'erba. Rituali di propiziazione primaverile nel comasco e nel Nord Italia' di Roberto Valota (ed. Cattaneo). Vorrei osservare un rituale dal vivo; i miei interessi sono verso quei momenti collettivi in cui maggiormente possano emergere elementi di critica ai capannoni e all'industrializzazioni segnalate nell'articolo. Quello che chiedo è di indicarmi dove tale rituale sia ancora praticato nelle zone dell'alto lago di Como (so di Aprica, in provincia di Sondrio, ma non di altri luoghi). Esistono rituali interessanti nell'altro Lario? Io abito a Cantù (CO), e vorrei comprendere principalmente i fenomeni ruralpini più vicini ai miei luoghi. Nella speranza di una risposta, ringrazio per l'attenzione e le porgo i miei più  cordiali saluti
Stefano Pontiggia -  repont@email.it

 

Caro Stefano. Il 'rituale' di Aprica mi dicono essere un po' turistico. Quello di Morbegno mi pare più frutto di un ripensamento per finalità di riflessione sul legame comunitario e territoriale e di critica sociale. Per l'alto Lario scrivi all'indirizzo cc (Anna) che può darti info aggiornate. Senti anche Giovanni Mocchi etnomusicologo molto interessato ai tipi di riti in discorso.A risentirci

 

(11.02.10) Latte crudo. Sfuso è obbligatorio bollirlo, in bottiglia si può non bollirlo !?

Prof. Corti , la Sua segnalazione e’ sicuramente interessante , oltretutto noto dall’ etichetta da Lei pubblicata che la scadenza e’ di 5 gg mentre per legge e’ di 3 gg. Sono pochi i casi di LC imbottigliato , sapevo di  Baronchelli ma non di altri . Posso sapere a quale prodotto si riferisce ? Grazie e complimenti per il suo sito. info@biola.it

(08.02.10) Sul lupo un dibattito 'laico' è possibile

Salve, leggo con interesse l'esauriente approfondimento sulla vicenda Piemonte-Lupi.

Condivido buona parte delle affermazioni contenute nel sito e premetto che la mia posizione personale è molto "laica" e che non sono contrario a soluzioni quali abbattimenti, sempre che siano fatti "non all'italiana" ma secondo una procedura definita, in modo da andare nella direzione della risoluzione del conflitto e non nella direzione di aggiungere un trofeo ambito a cacciatori abbienti.

Credo però che il problema non sia abbattimenti si/abbattimenti no, di fatto sappiamo tutti che gli abbattimenti illegali sono continui e sicuramente superano i numeri dei francesi e svizzeri. Tecnicamente però sono scettico nei confronti degli abbattimenti, sia in termini di costo (risorse umane) per abbattare un lupo (con tutto l'iter conoscitivo/decisionale/autorizzativo), sia in termini di risultati sul fenomeno predatorio. Sappiamo inoltre che andremo nella direzione delle sanzioni comunitarie, come succede per la Francia, con altre risorse che se ne vanno. Forse l'unica soluzione sarebbe quindi all'italiana" con una autorizzazione alle squadre di caccia al cinghiale di effettuare (quindi per questa fase gratuitamente) abbattimenti di lupo durante le battute, visto che i selettori non hanno questa frequenza di avvistamento? O autorizzare i pastori ad abbattere il lupo nelle proprie aree di pascolo, come succede in Francia? (da allevatore trovo questa soluzione più equa, anche se di utilità probabilmente marginale).

Credo quindi che in un contesto di vocazionalità della specie, intervenire con sporadiche rimozioni di animali, possa portare al risultato della trappola per i topi nella fogna di New York, con un forte inasprimento sociale, che di questi tempi potrebbe essere risparmiato.

Chiaro che invece da un punto di vista politico il risultato sarebbe demagogicamente valido, per le categorie colpite, e a caduta per i politici che le rappresentano.

Da 5 anni stiamo portando avanti con l'associazione allevatori di Firenze e Pistoia, due progetti di mitigazione dei danni, e credo che nel nostro piccolo abbiamo ottenuto dei risultati molto interessanti. Credo quindi che questa strada possa costituire la strada principale per la gestione del problema, cercando di far ottenere agli allevatori risorse e soluzione procedurali per la realizzazione e la gestione delle opere di prevenzione.

A sua disposizione per qualunque informazione.

 

Un cordiale saluto, Duccio Berzi dr. Duccio Berzi - CSDL - Centro per lo studio e la documentazione sul lupo Ente non lucrativo - C/o Museo del Paesaggio storico dell'Appennino - Loc. Moscheta, 50031 Firenzuola, Firenze info@canislupus.it

(06.02.10) Andrea Angelini ci manda la foto della sua manza Grigia alpina

(05.02.10) Licia ci ha mandate parecchie belle foto con le quali abbiamo fatto due gallery: capre a Trasquera e vita ruralpina a: Trasquera

Caro Michele,
ecco alcune foto, sono tutte mie tranne una di  Luisella Guzzetti. Le foto di Manna Norma sono relative al lavoro in Alpe Vallescia a 2063, ed i  formaggi sono trasportati a spalla nella sciuéra ai 1400m a Cima Campi, dove ha  la stalla intermedia (la ragazza di 40 anni pesa 45 kg....) Trasquera e Bugliaga sono  dei posti incantati dove il lavoro è davvero ancora  quello degli avi....è un museo vivente ed ancora attivo con tutte le attivitàbosco-legna-pascoli-animali-latte-formaggio ancora tutti ben concatenati tra  loro, ma vengono a mancare le nuove leve,  i vecchi stanno sparendo ed il  degrado è imminente. Noi siamo a Bugliaga Dentro e da "villeggianti" cerchiamo di fare del nostro meglio per sostenere ed incentivare la loro cultura, ma spesso anche loro non  ci credono ed appena possono... si costruiscono la villa stile Holliwood e vanno  a lavorare o sposarsi altrove. Per ogni necessità o visita in loco sarei felice di poterti aiutare. Il tuo lavoro è importante e credo profondamente in quello che stai cercando di portare avanti. Se non si salva adesso questo mondo rurale, si rischia di far saltare un  anello della catena di trasmissione delle conoscenze che andranno perse per sempre. Buon lavoro

Licia - licia.rotondi@libero.it

(03.02.10) Ha bisogno di consigli ... ma la voglia di lavore in montagna c'è ... sulle orme dei padri

 Avevo compilato il modulo su Ruralpini l'anno scorso mi pare..solo che allora ero impegnato lavorativamente..e non potevo mollare il lavoro.. Ho conosciuto i proprietari di una piccola azienda agricola a conduzione familiare della Val d'Intelvi (CO)..a S.Fedele Intelvi con alpeggio a Blessagno. La famiglia Ruju. Bravissime persone, sono stato da loro due giorni, una volta per conoscerli..mi hanno fatto vedere l'alpe..un'altra volta in paese li ho aiutati a fare dei mestieri. Ora ho lasciato il mio lavoro per motivi personali da un mesetto circa. Li ho ricontattati, mi hanno detto di tornare a trovarli per parlare un po'. Loro la scorsa estate hanno avuto un ragazzo che li ha aiutati come volontario..conosciuto credo attraverso Ruralpini.Il punto è che io lo vorrei fare come lavoro, non come volontario..non ho assolutamente pretese di guadagnare chissachè. Come funzionano i contratti in questo ambito? A me piacerebbe in futuro tornare in Valchiavenna dove i miei genitori hanno una baita in alpeggio..ristrutturata come seconda casa, ma ci sono tanti altri ruderi in giro..lì in alpe ormai nessuno porta più animali.. Mi piacerebbe prendere delle capre e fare formaggio..e vivere di quello.. Ma non ho esperienza con gli animali..lavoro il legno, mi piace lavorare all'aperto, nel bosco, sui prati..ma con gli animali non ho mai provato.. La famiglia Ruju alleva capre verzaschesi e produce formaggi..mi piacerebbe fare un'esperienza da loro..ma c'è qualcosa che mi frena..forse il fatto che i miei genitori, soprattutto mio padre (coi quali vivo, faccio 24 anni tra un mese), hanno una mentalità diversa..mio padre è cresciuto in montagna, ma poi l'ha lasciata..ha trovato lavoro in paese e è stato per 35 anni impiegato in banca..puoi immaginare che il suo modo di vedere il lavoro è diverso..Un'altra cosa che mi piacerebbe fare sarebbe aprire anche un piccolo rifugio su nella 'mia valle' dove non ve ne sono attualmente..la Val Bodengo..è da lì che viene mio padre, è lì che abbiamo la baita.  Ale alessandro.capelli@email.it

Simpatiche capre 'frise'

(27.01.10) Le invio il ritratto di una delle mie care amiche che vive in Engadina.

Laura Scarani  la.scarani@tiscali.it

Almeno i maiali sono ingrassati bene ... e la vacca non ha preso la mastite

(27.01.10) ...come  le  dicevo  le  invio  la  foto.  Le  posso   dire   che  questo   è  successo   nel   1995  all'Alpe   Corte  chiuso  (Valle Strona, VCO) caricato   nr  14   vacche   da  latte  e  sei   maiali.   In   questa  maniera   sono   state    salvate   le   vacche   i  maiali   sono   cresciuti   belli   come   dalla  foto.  Chi   a  fatto  la  foto  giorni   prima   non  ha fatto  in  tempo  a  estrarre  la  macchina   fotografica  dallo   zaino   in  quanto  la  vacca  si  e   mossa:  aveva  quattro  maiali ,  uno  ogni  mamell.   Con   questo   voglio   sperare   che    non   mi   capiti   mai   piu   caricatori   del   genere   le  vacche  e   maiali   all'alpe   il  caricatore   all'osteria  in   paese.  Distinti   saluti  

Lavarini  Francesco  cheflavarini@gmail.com

 

Appello a Zaia

(25.01.10) Egregio ministro dell'agricoltura Onorevole  Zaia,
Le scrivo per evidenziare, a mio modesto parere, un'ingiustizia.
Le spiego innanzitutto la nostra situazione dall'inizio. Il mio fidanzato, nato, cresciuto ed attualmente residente a Puos d'Alpago (BL) ha aperto nel 2008 un'azienda agricola per l'allevamento di pecore, la nostra passione, lui ha 23 anni e come sottolinea spesso Lei è propenso all'aiuto ai giovani nuovi insediati nel settore agricolo che hanno gran passione per l'allevamento e l'agricoltura. Bene, noi siamo proprio fra quelli!
Abbiamo iniziato quest'avventura con un allevamento di pecore da carne con tipologia di allevamento a pascolo vagante, questa scelta non è stata delle migliori, visto che sta diventando sempre più difficoltoso, per via delle chiusure di vari comuni in pianura e ora alla proibizione dell'utilizzo dei cani, indispensabili, a causa del diffondersi della malattia rabbia. Messi alle strette dalle molteplici disavventure e data la giovane età e la voglia di rendere sicura e continuativa la nostra azienda agricola, abbiamo pensato di orientare la nostra tipologia di allevamento puntando alla realizzazione di una stalla per pecore da latte, dedita alla trasformazione del latte in prodotti caseari. L'ente addetto ovvero l'associazione Coldiretti ci ha suggerito la partecipazione ad un bando proprio appena uscito per ottenere degli incentivi, legato proprio alla realizzazione di stalle con annesse zone di trasformazione latte, caseificio e punto vendita, esattamente quello che avremmo voluto far noi. Da qui, l'amara sorpresa: le pecore, in tale bando, vengono considerate solo ed esclusivamente da carne e quindi valgono pochissimo punteggio al fine di poter concorrere con gli altri allevatori per ottenere gli incentivi . Sono privilegiati esclusivamente gli allevatori di bovini da latte. A questo punto mi chiedo: perché? Infondo, la trasformazione del latte di pecora avviene nello stesso modo di quello di vacca o no?
Ora come ora noi non possiamo assolutamente permetterci di realizzare a nostre spese una stalla che possa fornirci un adeguato reddito per poter vivere così dovremo chiudere l'azienda, perché purtroppo non abbiamo alcun aiuto . tutto ciò non è giusto, perché abbiamo fatto grandi sacrifici per poter aprire l'azienda e resistere fino ad ora con grandissimi sforzi economici e fatica anche fisica. Per una volta che ci sono dei ragazzi giovani italiani che si impegnano in qualsiasi modo per creare qualcosa, perché non è data alcuna possibilità di poter emergere?
So bene che Lei non ha alcuna colpa delle clausole di questo bando e che questa lettera non verrà considerata, ma vorrei solo capire se può consigliarci a trovare un altro bando più idoneo, che permetta di poter partecipare anche a noi, allevatori di pecore, ed essere messi in condizione tale di poter competere a pari opportunità con gli altri allevatori.
In attesa di un Suo gentile riscontro in merito, Le porgiamo i nostri Distinti saluti.

Daniela e Davide dany.turbo@libero.it

'Svelata la truffa ambientalista': non gli piace il titolo e ci accusa di populismo rural-demagogico

(25.01.10) Mi sono fermato dopo aver letto il titolo, visto la superficialità ed il populismo rural-demagogico con la quale anche lei affronta l'argomento. I verdi chi? quelli che lanciano i lupi col paracadute o quelli che gettano le vipere nei sacchetti dagli elicotteri? Probabilmente l'articolo dice anche cose interessanti e sacrosante, ma dopo un titolo del genere ho desistito dal proseguire la lettura.  Cordialità. p.s. non ho mai votato per i verdi e li considerò dannosi per la nostra politica, ma ciò non basta a farne il capro espiatorio per per tutti i nostri guai quotidiani  (un gruppo politico con una percentuale da prefisso telefonico poi...) Francesco Pastorelli  CIPRA Italia, Via Pastrengo 13, 10128 Torino, Tel. +39-011-548626 Fax +39-011-503155, E-mail: italia@cipra.org www.cipra.org

Caro Pastorelli, Ruralpini non ha mai parlato di lupi paracadutati. E poi un pò di demagogia pro-pastori (ammettiamo anche che ci sia un po' scappata la mano) che cos'è in confronto della campagne (con ben altri mezzi) di WWF e soci sul 'povero bambi' o sui lupacchiotti? Se ci fermassimo ai titoli come fa lei l'informazione, la comunicazione, lo scambio di idee sarebbero morti e sepolti. Ci legga ancora non parliamo solo di lupo ma di tante altre cose che minacciano le Alpi (colate di cemento, maxi-eolico, pesticidi, captazioni idriche) e che in teoria dovrebbero stare a cuore a CIPRA.

 

 

 

 

 

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