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Le
vostre lettere a commento di pezzi su Ruralpini o sugli
argomenti ruralpini, segnalazioni ecc. saranno pubblicate in tempo (quasi) reale.
Mandate se volete anche foto dei vostri animali, dei
vostri alpeggi, baite, cascine, della vostra famiglia,
del vostro paese.
(03.03.10)
Una canzone decidata al Bitto, formaggio di libertà
(nota per i non lombardi: malga = mandria di vacche
o capre da latte al pascolo).
Credo proprio che il periodico “Coumboscuro” che leggo estratto da Ruralpina
n.21: titola “Bitto storico un formaggio di libertà per le Alpi”. Evento
importante che tutti noi dobbiamo sostenere con forza, proprio per mantenere la
proprietà del territorio alpino, che ne ha scritto la storia
millenaria. Condivido quindi, la battaglia del Bitto storico, che si
identifica con la battaglia della libertà alpina. Nel mio mestiere, in tempi non
sospetti da cause e polemiche sul nostro celebre formaggio, l’amore della
montagna, mi ha ispirato ad scrivere una canzone sulla Regina delle alpi, con
merito da pubblicarne il testo.
LA REGINA DEL PELO BRUNO Lassù dove
muore il pino/con il cielo a portata di mano Il suo muggito si sente
chiaro/per tutta la valle fino al piano. Tutto è colore dun sol fiato/il
verde del pascolo e l’azzurro del cielo/che fa sfondo alla malga dal bruno
pelo.
Ritornello: Son la Regina/son di razza bruno alpina con il
sale e l’èrba fina/seguo sempre il mio pastor. Son la Regina, son la
Regina/son di razza bruno alpina Con un poco del mio latte/fo contenta la
cascina.
Dopo ‘l di el vegn la sira/’l rumur dei cioch e i trugn I se
smorza pian pianino/ finche si munge al mattino.
Finalino: Son la
Regina son la Regina/son di razza bruno alpina Con un pascolo di fieno/in
casèra faccio il pieno Son la regina son la Regina/son di razza bruno
alpina Dal mio sterco profumato/ nascon fiori sul bel prato.
Serafino
Vaninetti vanseraf@alice.it
(22.02.10)
More Maiorum e gli oliveti valtellienesi
Caro Michele,
un sincero grazie per averci intensivamente menzionati. Una realtà come la
nostra è una realtà che ha bisogno di essere sostenuta con azioni simili a
queste. In contrapposizione allo scempio industriale che nella Valtellina sta
avvenendo, abbiamo pensato di associarci e dare il nostro contributo per
costruire qualcosa che permettesse di qualificare diversamente quanto facciamo.
More Maiorum è a tutti gli effetti una impresa agricola, siamo in conversione
Bio e in conversione Demeter. Viviamo lo spirito associativo proprio per
edificare e tessere un nuovo modelo sociale di aiuto reciproco che favorisca
principalmente la filiera corta (intesa verso gli associati) e il rapporto uomo
e ambiente che lo circonda.Se un giorno hai l'occasione di passare qui, siamo ben orgogliosi di
mostrarti il nostro lavoro e di ospitarti. Grazie di cuore Francesco francesco.mondora@moremaiorum.org
(18.02.10)
Ma quei finanziamenti agli impianti da sci non potrebbero
essere spesi per il turismo sostenibile e l'agricoltura?
Non possiamo che esser d'accordo con Lega ambiente di
Lecco
Caro Corti, ti invio il comunicato di Legambiente Lecco sui
pericoli che corrono le ultime terre alte a seguito dell’esasperazione di finanziamenti
per i comprensori sciistici in Lombardia, in particolare nelle valli bresciane,
bergamasche e lecchesi. Vorrei raccontarti un episodio: già a fine 1900 e precisamente
nel 1997 la Regione finanziò lavori per le piste ai Piani di Bobbio e Artavaggio
( circa 17 mld vecchie lire) per progetti in massima parte non realizzati ed
oggi riproposti. Prima dei lavori ai piani di Bobbio, lì si caricava un alpeggio e si produceva un
buon grasso. Uno dei principali allevatori era l’Osio di Colico, al quale si
rivolse un negoziante di Lecco che si convinse della bontà del formaggio d’alpe
di Bobbio e acquistò un certo quantitativo di forme. Nel 1997/8 le ruspe lavorarono a Bobbio e
spianarono l’altipiano eliminando tutti i sassi, i rododendri, la fauna e così tutto
il manto erboso alpestre venne asportato e sostituito con semine di orzo,
segale e avena (vedi opuscolo Martino
Gargenti “Maria Rosa 10 Luglio 1874”). Dopo i lavori caricarono ancora quel
alpeggio a Bobbio, il negoziante acquistò una certa partita di formaggio, ma
questa volta il prodotto era pessimo e così dovette rendere le forme. Da allora
non ne volle più sapere. Ora dopo 10 anni si ritorna alla carica con operazioni più
invasive e anche Artavaggio corre rischi: pensare che lì un alpigiano di Vedeseta
carica ancora l’alpe e produce ottimo taleggio e “strachitund”. Gli
“intelligenti” amministratori che spingono per queste opere di trasformazione
montana sono gli stessi che parlano di prodotti tipici, di tradizioni, di
salvaguardia delle radici, di biodiversità. Cosa ne pensi? Cosa si può fare?
Cordialità Pierfranco Mastalli – presidente di Legambiente Lecco onlus
pierfrancomastalli@libero.it
(14.02.10)
Ha paura del motocross selvaggio, ovvero di essere travolto
lui e il cavallo dagli scatenati motociclisti
Ciao,
Complimenti per quello che hai scritto http://www.ruralpini.it/Fotoracconto_2.htm
Io sono un giovane della val Cavallina;
da sempre ho la passione dei cavalli con cui faccio
passeggiate. Ormai strade per passeggiare a cavallo ce ne sono
poche perchè la cementeificazione avanza a gambe levate e poi ci sono le
motocross. Ogni anno mi vedo chiudere sentieri e percorsi
perchè le moto fanno danni.
Dei pochi che sono rimasti alcuni sono stati
ridotti a percorsi pericolosissimi da fare anche a piedi per via dei solchi e
dei sassi che ora ci sono (la scorsa primavera scendendo da un monte lungo un
sentiero che avevo fatto un anno prima ed era perfetto, ho rischiato di far
rompere le gambe al cavallo ma non potevo fare inversione e tornare indietro
perchè il sentiero era stretto); sugli altri il sabato e la domenica HO PAURA ad
andarci perchè rischierei di farmi travolgere ... me e il cavallo.
Nella mia zona le moto da cross sono veramente
tante ... passano a piena velocità nei centri dei paesi, nei sentieri,
dappertuttooooo ...vanno come folli e se ne fregano dei segnali di divieto che
ci sono.
Sul tuo articolo ho letto"Sui
sentieri, mulattiere, strade agrosilvopastorali vige il divieto di mezzi
motorizzati se non per servizio o comunque autorizzati, però in zone come le
valli bergamasche dove la pratica del motocross è molto diffusa qusti divieti
non sono rispettati.
Le
conseguenze non sono da poco. " ...
Questa è una legge? Dove è scritta?
Come si chiama? Chi dovrebbe vigilare su
queste cose? comuni, forestale??? Io sto pensando di andare
in comune a lamentarmi, ma la vedo dura ... penso proprio che non cambierà
proprio nulla vorrei anche scrivere a
l'eco di bergamo, ma prima di farlo vorrei sapere se appunto quello che ti
chiedo sulla legge è vero. A presto.
Sulle
strade agro-silvo-pastorali è vietato il transito di
mezzi motorizzati, ai sensi dell’art. 21 comma 3 della
L.R. 27/04. La circolazione è condizionata al rilascio
di apposite autorizzazioni (per i proprietari, gli agricoltori,
boscaioli e per motivi di servizio)
(13.02.10)
Sul latte crudo e Ruralpini che torna alla carica
Ciao Michele,
Il latte
crudo è sicuro ma come tu ben sai non avendo subito nessun trattamento termico
(pastorizzazione/ sterilizzazione) è piu suscettibile a contenere una elevata
carica batterica. E' rischioso per lo Staphillococcus presente come ben sai
sulla cute e sulla mammella e se l'operatore che preleva il latte non esegue le
opportune prassi igieniche sanitarie c'è un'alta probabilità di incontrarlo nel
latte. Ciò si può ovviare applicando le opportune prassi igieniche sanitarie ed
effettuando un autocontrollo (HACCP). Io consiglio di bere latte crudo alle persone che a volte mi
domandano su tale argomento, spero anche, che gli allelavatori abbiano piu
fiducia ai veterinari aziendali e i colleghi delle ASL. Mi auguro che tutti lavoriamo per il bene
comune.
Ti saluto,
Matteo Vincenti - medico veterio - meat hygene ispector
dott.matteovincenti@googlemail.com
L'influenza A che sembrava una catastrofe ed è
servita a vendere un vaccino che viene ora gettato ecc.
Il motivo del giro di vite è stato E.Coli O157
. Sullo Stafilococco aureus a sentire vet e allevatori le
buone prassi possono prevenire e non salta fuori da un giorno all'altro essendo
legato alla gestione della stalla.
le cariche batteriche sono quelle che dicono le
analisi, cioè basse e con le modalità di trasporto, consevazione, erogazione non
hanno possibilità di elevarsi. se un allevatore non è in grado di controllare
Stafilococco aureus coag+ e di avere cariche totali bassi meglio lasciar perdere
il latte crudo. Invece E.coli è uno spauracchio secondo me strumentale e
strumentalizzato. Se poi il consumatore arriva con la bottiglia sporca o tratta
malòe il latte crudo incorre in rischi analoghi alla manipolazione inappropriata
di altri alimenti e non se ne può imputare il latte crudo in sè
Concordo nelle tue affermazioni Michele ed è vero quello
che dici su E.Coli e sulle modalità di conservazioni in stalla, sul trasporto ed
erogazione dei distributori automatici. Il Coli va temuto non bisogna sottovalutarlo visto che non
determina una banale diarrea. Io da un pò di mesi vivo in Inghilterra, un giorno
leggevo la notizia di due fratellini ricoverati in ospedali perché avendo
visitato un allevamento di bovini con la scuola avevano sottratto l'infenzione
da Coli. Ricoverati di urgenza in ospedale le condizioni di uno dei due bimbi si
erano aggravate per una insufficenza renale data appunto dal Coli. Si c'è un pò di strumentalizzazione sul Coli ma non si
prende l 'infezione solo con il latte crudo, contatto con animali,
carni crude o non cotte bene, latticini. Dalle mie ultime informazioni
universitarie la fonte piu probabile di E.Coli sarebbero gli amburgher di cui vanno
tanto pazzi i ragazzi. Poi nd ne vogliamo parlare della Campilobatteiriosi
data dal consumo di carne avicola o le larve di Trichinella pseudospiralis
trovata in un cinghiale il 7 gennaio 2010 nella carne o il rischio elevato di
salmonella per la detenzioni di rettili a acquari o il possibile ruolo dei 52
cani positivi ad H1N1 per la trasmisisione dell influenza all'uomo a tal
proposito ci saranno agigornamenti sul ruolo del cane nella trasmissione all
'uomo.
Esempi scientifici c'e ne sono una marea ma dobbiamo
essere a conoscenza che la biologia è in continuo movimento; dipende come li
viviamo questi cambiamenti se con timore come i mass media c'e li trasmettono o
come un normale evolversi del fattore vita.
Credo fermamente che si puo sempre miglirare con la
trasparenza e penso chi lavora in questo settore può sempre far meglio per
istruire a volte consumatori ignoranti affinchè non si facciano influenzare dai
media che piu delle volte anzi nel 99% non ne sanno un tubo di scienza basta
vedere la BSE che crisi economica sul consumo di carne bovina ha avuto pero poi
sulla TSE che è la sorella minore della BSE neanche se ne parlava...poi
come anche è avvenuto per l'influenza. A me i media non mi fottono quando posso il latteo crudo
lo compro. Saluti
dott.matteovincenti@googlemail.com
(13.02.10)
Sul latte crudo e Ruralpini che torna alla carica
Splendido, grazie! L'ho già inoltrata ad amici con bambini e non
solo. Laura - la.scarani@tiscali.it
(12.02.10)
Su ciamaa l erba
Buongiorno,
mi chiamo
Stefano Pontiggia e sono iscritto al corso di dottorato in antropologia
presso l'Università di Milano-Bicocca. Le scrivo per una informazione. Ho
letto con vivo interesse il vostro articolo sui rituali del chiamare l'erba e
scrivo per alcune informazioni. Ho intenzione di compiere alcuni studi e
possibilmente una piccola ricerca sull'argomento e per questo ho preso il testo
'Chiamare l'erba. Rituali di propiziazione primaverile nel comasco e nel Nord
Italia' di Roberto Valota (ed. Cattaneo). Vorrei osservare un rituale dal vivo;
i miei interessi sono verso quei momenti collettivi in cui maggiormente possano
emergere elementi di critica ai capannoni e all'industrializzazioni segnalate
nell'articolo. Quello che chiedo è di indicarmi dove tale rituale sia ancora
praticato nelle zone dell'alto lago di Como (so di Aprica, in provincia di
Sondrio, ma non di altri luoghi). Esistono rituali interessanti nell'altro
Lario? Io abito a Cantù (CO), e vorrei comprendere principalmente i fenomeni
ruralpini più vicini ai miei luoghi. Nella
speranza di una risposta, ringrazio per l'attenzione e le porgo i miei
più cordiali saluti Stefano Pontiggia - repont@email.it
Caro Stefano.
Il 'rituale' di Aprica mi dicono essere un po'
turistico. Quello di Morbegno mi pare più frutto di un ripensamento per finalità
di riflessione sul legame comunitario e territoriale e di critica
sociale. Per l'alto Lario scrivi all'indirizzo cc (Anna) che
può darti info aggiornate. Senti anche Giovanni Mocchi etnomusicologo molto
interessato ai tipi di riti in discorso.A risentirci
(11.02.10)
Latte crudo. Sfuso è obbligatorio bollirlo, in bottiglia
si può non bollirlo !?
Prof.
Corti , la
Sua segnalazione e’ sicuramente interessante , oltretutto noto dall’ etichetta
da Lei pubblicata che la scadenza e’ di 5 gg mentre per legge e’ di 3
gg. Sono
pochi i casi di LC imbottigliato , sapevo di Baronchelli ma non di altri .
Posso sapere a quale prodotto si riferisce ? Grazie
e complimenti per il suo sito. info@biola.it
(08.02.10)
Sul lupo un dibattito 'laico' è possibile
Salve, leggo con interesse l'esauriente
approfondimento sulla vicenda Piemonte-Lupi.
Condivido buona parte delle affermazioni contenute
nel sito e premetto che la mia posizione personale è molto "laica" e che non
sono contrario a soluzioni quali abbattimenti, sempre che siano fatti "non
all'italiana" ma secondo una procedura definita, in modo da andare nella
direzione della risoluzione del conflitto e non nella direzione di aggiungere un
trofeo ambito a cacciatori abbienti.
Credo però che il problema non sia abbattimenti
si/abbattimenti no, di fatto sappiamo tutti che gli abbattimenti illegali sono
continui e sicuramente superano i numeri dei francesi e svizzeri. Tecnicamente però sono scettico nei confronti degli
abbattimenti, sia in termini di costo (risorse umane) per abbattare un lupo (con
tutto l'iter conoscitivo/decisionale/autorizzativo), sia in termini di risultati
sul fenomeno predatorio. Sappiamo inoltre che andremo nella direzione delle
sanzioni comunitarie, come succede per la Francia, con altre risorse che se ne
vanno. Forse l'unica soluzione sarebbe quindi
all'italiana" con una autorizzazione alle squadre di caccia al cinghiale di
effettuare (quindi per questa fase gratuitamente) abbattimenti di lupo durante
le battute, visto che i selettori non hanno questa frequenza di avvistamento? O
autorizzare i pastori ad abbattere il lupo nelle proprie aree di pascolo, come
succede in Francia? (da allevatore trovo questa soluzione più equa, anche se di
utilità probabilmente marginale).
Credo quindi che in un contesto di vocazionalità
della specie, intervenire con sporadiche rimozioni di animali, possa portare al
risultato della trappola per i topi nella fogna di New York, con un forte
inasprimento sociale, che di questi tempi potrebbe essere
risparmiato.
Chiaro che invece da un punto di vista politico il
risultato sarebbe demagogicamente valido, per le categorie colpite, e a caduta
per i politici che le rappresentano.
Da 5 anni stiamo portando avanti con l'associazione
allevatori di Firenze e Pistoia, due progetti di mitigazione dei danni, e credo
che nel nostro piccolo abbiamo ottenuto dei risultati molto interessanti. Credo
quindi che questa strada possa costituire la strada principale per la gestione
del problema, cercando di far ottenere agli allevatori risorse e soluzione
procedurali per la realizzazione e la gestione delle opere di
prevenzione.
A sua disposizione per qualunque
informazione.
Un cordiale saluto,
Duccio Berzi dr. Duccio Berzi - CSDL -
Centro per lo studio e la documentazione sul lupo Ente non lucrativo - C/o
Museo del Paesaggio storico dell'Appennino - Loc. Moscheta, 50031 Firenzuola,
Firenze info@canislupus.it
(06.02.10)
Andrea
Angelini ci manda la foto della sua manza Grigia alpina

(05.02.10)
Licia ci ha mandate parecchie belle foto con le quali
abbiamo fatto due gallery: capre
a Trasquera
e vita
ruralpina a: Trasquera
Caro Michele, ecco alcune foto,
sono tutte mie
tranne una di Luisella Guzzetti. Le foto di Manna Norma sono relative al
lavoro in Alpe Vallescia a 2063, ed i formaggi sono trasportati a spalla
nella sciuéra ai 1400m a Cima Campi, dove ha la stalla intermedia (la
ragazza di 40 anni pesa 45 kg....) Trasquera e Bugliaga sono dei posti
incantati dove il lavoro è davvero ancora quello degli avi....è un museo
vivente ed ancora attivo con tutte le attivitàbosco-legna-pascoli-animali-latte-formaggio ancora tutti ben concatenati tra
loro, ma vengono a mancare le nuove leve, i vecchi stanno sparendo ed il
degrado è imminente. Noi siamo a Bugliaga Dentro e da "villeggianti"
cerchiamo di fare del nostro meglio per sostenere ed incentivare la loro
cultura, ma spesso anche loro non ci credono ed appena possono... si
costruiscono la villa stile Holliwood e vanno a lavorare o sposarsi
altrove. Per ogni necessità o visita in loco sarei felice di poterti
aiutare. Il tuo lavoro è importante e credo profondamente in quello che stai
cercando di portare avanti. Se non si salva adesso questo mondo rurale,
si rischia di far saltare un anello della catena di trasmissione delle
conoscenze che andranno perse per sempre. Buon lavoro
Licia
- licia.rotondi@libero.it
(03.02.10)
Ha
bisogno di consigli ... ma la voglia di lavore in montagna
c'è ... sulle orme dei padri
Avevo compilato il modulo su Ruralpini l'anno
scorso mi pare..solo che allora ero impegnato lavorativamente..e non potevo
mollare il lavoro.. Ho conosciuto i proprietari di una piccola azienda
agricola a conduzione familiare della Val d'Intelvi (CO)..a S.Fedele Intelvi con
alpeggio a Blessagno. La famiglia Ruju. Bravissime persone, sono stato da loro
due giorni, una volta per conoscerli..mi hanno fatto vedere l'alpe..un'altra
volta in paese li ho aiutati a fare dei mestieri. Ora ho lasciato il mio lavoro per motivi personali
da un mesetto circa. Li ho ricontattati, mi hanno detto di tornare a trovarli
per parlare un po'. Loro la scorsa estate hanno avuto un ragazzo che li ha
aiutati come volontario..conosciuto credo attraverso Ruralpini.Il punto è che io lo vorrei fare come lavoro, non
come volontario..non ho assolutamente pretese di guadagnare
chissachè. Come funzionano i contratti in questo
ambito? A me piacerebbe in futuro tornare in Valchiavenna
dove i miei genitori hanno una baita in alpeggio..ristrutturata come seconda
casa, ma ci sono tanti altri ruderi in giro..lì in alpe ormai nessuno porta più
animali.. Mi piacerebbe prendere delle capre e fare
formaggio..e vivere di quello.. Ma non ho esperienza con gli animali..lavoro il
legno, mi piace lavorare all'aperto, nel bosco, sui prati..ma con gli animali
non ho mai provato.. La famiglia Ruju alleva capre verzaschesi e produce
formaggi..mi piacerebbe fare un'esperienza da loro..ma c'è qualcosa che mi
frena..forse il fatto che i miei genitori, soprattutto mio padre (coi quali
vivo, faccio 24 anni tra un mese), hanno una mentalità diversa..mio padre è
cresciuto in montagna, ma poi l'ha lasciata..ha trovato lavoro in paese e è
stato per 35 anni impiegato in banca..puoi immaginare che il suo modo di vedere
il lavoro è diverso..Un'altra cosa che mi piacerebbe fare sarebbe aprire
anche un piccolo rifugio su nella 'mia valle' dove non ve ne sono
attualmente..la Val Bodengo..è da lì che viene mio padre, è lì che abbiamo la
baita. Ale alessandro.capelli@email.it
Simpatiche
capre 'frise'
(27.01.10)
Le invio il ritratto di una delle mie care amiche che vive in Engadina.
Laura
Scarani la.scarani@tiscali.it

Almeno
i maiali sono ingrassati bene ... e la vacca non ha
preso la mastite
(27.01.10)
...come le dicevo le invio la foto. Le posso dire che questo è
successo nel 1995 all'Alpe Corte chiuso (Valle
Strona, VCO) caricato nr 14 vacche da
latte e sei maiali. In questa maniera sono state salvate le
vacche i maiali sono cresciuti belli come dalla foto. Chi a
fatto la foto giorni prima non ha
fatto in tempo a estrarre la
macchina fotografica dallo zaino in quanto la vacca si e mossa:
aveva quattro maiali , uno ogni mamell. Con questo voglio sperare
che non mi capiti mai piu caricatori del genere le vacche
e maiali all'alpe il caricatore all'osteria in paese. Distinti
saluti
Lavarini Francesco cheflavarini@gmail.com

Appello
a Zaia
(25.01.10)
Egregio ministro dell'agricoltura Onorevole Zaia, Le scrivo per evidenziare,
a mio modesto parere, un'ingiustizia. Le spiego innanzitutto la nostra
situazione dall'inizio. Il mio fidanzato, nato, cresciuto ed attualmente
residente a Puos d'Alpago (BL) ha aperto nel 2008 un'azienda agricola per
l'allevamento di pecore, la nostra passione, lui ha 23 anni e come sottolinea
spesso Lei è propenso all'aiuto ai giovani nuovi insediati nel settore agricolo
che hanno gran passione per l'allevamento e l'agricoltura. Bene, noi siamo
proprio fra quelli! Abbiamo iniziato quest'avventura con un allevamento di
pecore da carne con tipologia di allevamento a pascolo vagante, questa scelta
non è stata delle migliori, visto che sta diventando sempre più difficoltoso,
per via delle chiusure di vari comuni in pianura e ora alla proibizione
dell'utilizzo dei cani, indispensabili, a causa del diffondersi della malattia
rabbia. Messi alle strette dalle molteplici disavventure e data la giovane età e
la voglia di rendere sicura e continuativa la nostra azienda agricola, abbiamo
pensato di orientare la nostra tipologia di allevamento puntando alla
realizzazione di una stalla per pecore da latte, dedita alla trasformazione del
latte in prodotti caseari. L'ente addetto ovvero l'associazione Coldiretti ci ha
suggerito la partecipazione ad un bando proprio appena uscito per ottenere degli
incentivi, legato proprio alla realizzazione di stalle con annesse zone di
trasformazione latte, caseificio e punto vendita, esattamente quello che avremmo
voluto far noi. Da qui, l'amara sorpresa: le pecore, in tale bando, vengono
considerate solo ed esclusivamente da carne e quindi valgono pochissimo
punteggio al fine di poter concorrere con gli altri allevatori per ottenere gli
incentivi . Sono privilegiati esclusivamente gli allevatori di bovini da latte.
A questo punto mi chiedo: perché? Infondo, la trasformazione del latte di pecora
avviene nello stesso modo di quello di vacca o no? Ora come ora noi non
possiamo assolutamente permetterci di realizzare a nostre spese una stalla che
possa fornirci un adeguato reddito per poter vivere così dovremo chiudere
l'azienda, perché purtroppo non abbiamo alcun aiuto . tutto ciò non è giusto,
perché abbiamo fatto grandi sacrifici per poter aprire l'azienda e resistere
fino ad ora con grandissimi sforzi economici e fatica anche fisica. Per una
volta che ci sono dei ragazzi giovani italiani che si impegnano in qualsiasi
modo per creare qualcosa, perché non è data alcuna possibilità di poter
emergere? So bene che Lei non ha alcuna colpa delle clausole di questo bando
e che questa lettera non verrà considerata, ma vorrei solo capire se può
consigliarci a trovare un altro bando più idoneo, che permetta di poter
partecipare anche a noi, allevatori di pecore, ed essere messi in condizione
tale di poter competere a pari opportunità con gli altri allevatori. In
attesa di un Suo gentile riscontro in merito, Le porgiamo i nostri Distinti
saluti.
Daniela
e Davide dany.turbo@libero.it
'Svelata la truffa ambientalista':
non gli piace il titolo e ci accusa di populismo rural-demagogico
(25.01.10)
Mi sono fermato dopo aver letto il titolo, visto la
superficialità ed il populismo rural-demagogico con la quale anche lei affronta
l'argomento. I verdi chi? quelli che lanciano i lupi col paracadute o quelli che
gettano le vipere nei sacchetti dagli elicotteri? Probabilmente l'articolo dice
anche cose interessanti e sacrosante, ma dopo un titolo del genere ho desistito
dal proseguire la lettura. Cordialità. p.s. non ho mai votato per i verdi e li considerò
dannosi per la nostra politica, ma ciò non basta a farne il capro espiatorio per
per tutti i nostri guai quotidiani (un gruppo politico con una percentuale da
prefisso telefonico poi...) Francesco Pastorelli CIPRA Italia, Via Pastrengo 13, 10128
Torino, Tel. +39-011-548626 Fax +39-011-503155, E-mail: italia@cipra.org
www.cipra.org
Caro
Pastorelli, Ruralpini non ha mai parlato di lupi
paracadutati. E poi un pò di demagogia pro-pastori
(ammettiamo anche che ci sia un po' scappata
la mano) che cos'è in confronto della campagne (con
ben altri mezzi) di WWF e soci sul 'povero bambi'
o sui lupacchiotti? Se ci fermassimo ai titoli come
fa lei l'informazione, la comunicazione, lo scambio
di idee sarebbero morti e sepolti. Ci legga ancora
non parliamo solo di lupo ma di tante altre cose
che minacciano le Alpi (colate di cemento, maxi-eolico,
pesticidi, captazioni idriche) e che in teoria dovrebbero
stare a cuore a CIPRA.
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