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Storie di Alpeggi

La festa dei cani pastore (a Cusio)

(28.08.17) Agosto è mese di feste in montagna e da diversi anni gli alpeggi sono protagonisti di iniziative finalizzate ad avvicinare chi fruisce la montagna per relax, sport, turismo. Tra le varie iniziative vi sono anche delle gare dedicate ai cani pastore e ai loro conduttori. Gare particolari, perché la prova di lavoro non è, come di regola con i cani, su ovini, ma su bovine da latte.  Hanno ben poco a che fare con il mondo della cinofilia, delle competizioni Enci. Occasione per ricordare il lavoro insostituibile dei cani da conduzione queste gare sono prima di tutto una festa della montagna, un'occasione per avvicinare pastori e malghesi di valli vicine e lontane.

Un po' di storia

Il 13 agosto a Cusio (piani dell'Avaro) e il 19 a Morterone (Costa del Pallio) si sono svolte anche quest'anno le gare dei cani pastore con prova di lavoro su mandria di vacche da latte. Si può dire che questi avvenimenti sono diventati una tradizione della montagna lombarda in quanto la prima gara dei cani da pastore si è svolto al passo Crocedomini tra il 1989 e il 2013. Nel 2014, a causa di circostanze molto spiacevoli di cui parleremo dopo, l'evento del Crocedomini è stato annullato e non è più riattivato.  Raggiungibile dal centro della Valcamonica e da Bagolino il passo rappresentava una localizzazione ideale con le sue ampie distese di pascoli appartenenti a diverse malghe.
La gara era scaturita dalla passione di Alessandro Avogadri fondatore nel 1988 dell'associazione per la valorizzazione degli alpeggi. Avogadri (discendente da una famiglia di grossi malghesi della val Seriana) aveva maturato da giovane una grande esperienza per l'addestramento dei propri cani da lavoro con bovini e suini, utilizzati nelle due aziende agricole di famiglia in provincia di Cremona e, nel periodo estivo, sugli alpeggi di Bergamo dove erano portati i giovani bovini.
Lo scopo delle manifestazioni organizzate dall’associazione di Avogadri consisteva nel sostenere e valorizzare, agli occhi del pubblico, l’attività degli alpeggiatori, pastori e malghesi, mettendo in luce come il loro lavoro fosse utile nel garantire alla collettività servizi per la manutenzione del territorio (quelli che oggi si definiscono "ecosistemici").

Le prove dei cani: un vero e proprio sport

Non vi era l'idea di offrire uno spettacolo folkloristico per attirare il turista; tantomeno l'idea di emulare una cultura sportiva che ha solide radici nei paesi anglosassoni dove, specie in Scozia, le finali nazionali delle prove cani pastore (rigorosamente border collie) sono seguite in tv come partite di calcio e vi sono le squadre "nazionali" che partecipano a competizioni internazionali.
In anni recenti anche da noi, con la diffusione del border collie,  e di altri cani pastori dello stesso ceppo, si sono diffuse le prove di lavoro dei cani su pecore. Dal momento però che molti possessori di cani, desiderosi di farli competere sul piano sportivo, non hanno pecore (qualcuno ne tiene apposta qualcuna per addestrare il cane) hanno avuto poi larga diffusione da noi le gare di agility.
Quel nesso, che rimane vivo in Scozia e altrove tra appassionati e professionisti della cinofilia e il mondo rurale, da noi è allentato. Così anche le gare dei cani pastore (quelle a forte contenuto sportivo) rischiano di essere frutto di una cultura rurale d'importazione (ma la cultura rurale non è tale se non ha radici autoctone).



Il disaccoppiamento tra cinofilia e pastoralismo da noi è molto forte. Ciò anche prescindendo dai fattori generali di marginalizzazione della cultura rurale che altrove è parte della cultura nazionale.
L'allevamento ovino transumante, che pure vede nel cane da conduzione,  un elemento insostituibile, ha difficoltà a gestire la riproduzione dei cani, specie da quando la dimensione dei greggi è  enormemente cresciuta  (passando da 300 a  1500 capi nel gregge  nel giro di mezzo secolo).



Da parte sua la cinofilia, come avvenuto comunque anche in altri paesi e con altre razze di cani pastore, ha preso, nel caso del cane pastore bergamasco (foto sopra) un orientamento  "da mostra",  accentuando l'interesse per gli aspetti estetici nel mentre l'attitudine al lavoro, per ragioni oggettive, non poteva più essere verificata, mantenuta, migliorata. Il cane bergamasco è nato con la transumanza e la sua attitudine, il suo modo di lavorare è specifico. Fargli fare gli esercizi da border collie non ha senso.



Va richiamato che anche nel border collie la selezione per l'attitudine alla gara (con la standardizzazione delle prove suddivise in esercizi cui sono assegnati punteggi) ha condizionato l'evoluzione della razza e le sue doti mentre, sullo stesso ceppo, il welsh collie e il bearder collie hanno continuato ad essere selezioni per il lavoro in campo. Una delle differenze tra il lavoro in campo e in gara è il numero di pecore, ridottissimo nelle prove "sportive" (un particolare non da poco).


In realtà esistono anche competizioni per cani "bovari" (Usa, Australia) ma anche in questo caso basate su prove standard con pochissimi capi.


Un evento originale

L'idea di Avogadri era quella di mettere alla prova i cani sul loro terreno di lavoro durante il periodo dell'alpeggio in condizioni del tutto analoghe a quelle del lavoro ordinario. Quella che Avogadri chiamava semplicemente "gara", dopo un avvicendamento che vide l'organizzazione pasare dall'Associazione valorizzazione degli alpeggi  all'associazione Vivere la montagna - avvenuto nel 2004 -   è stata chiamata pomposamente "campionato", definizione poi adottata anche per la manifestazione bergamasca ai piani dell'Avaro (Cusio, alta Valbrembana). Una concessione alla comunicazione destinata al grande pubblico.




Quante cose sono cambiate in meno di vent'anni

All'origine, correva l'anno 1989 (che pare ormai lontano) concorrevano al Crocedomini 30-40 cani, prevalentemente derivati bergamaschi. In seguito i soggetti iscritti superarono i 100.

 
Cane pastore bergamasco in azione alle gare del Crocedomini

Nei primi anni dell'evento del Crocedomini non si registrava ancora la diffusione dei border collie e degli australiani e i meticciamenti erano ancora praticati con pastore tedesco o belga. Nelle ultime edizioni della gara dei cani di Cusio si registra una certa ripresa di interesse e di presenza per il bergamasco.
Sotto Artù di Devis Albani, uno di quei maschi che stanno riportando il bergamasco nel pieno delle proprie attitudini.




Accanto al bergamasco o " derivato bergamasco" (per distinguerlo dai soggetti con pedigree Enci)  l'altro tipo di cane tradizionale è il "pastore camuno", un tipo che ritroviamo in una vasta area geografica al centro della pianura padana dove nei secoli avveniva in inverno l'incontro dei transumanti veneti, trentini, lombardi ma anche della Toscana che rientra nell'area settentrionale (a Nord della linea La Spezia-Rimini). Si tratta di un cane chiamato anche "pastore delle Apuane", "pastore della Lessinia", "pastore del Lagorai"
. Questo secondo tipo ha pelo
di media lunghezza, orecchie erette, muso più allungato (lupoide). In comune al bergamasco ha spesso l'occhio azzurro (uno o entrambi). Il colore dell'occhio è associato alla colorazione del manto, caratterizzata da un modello di diluizione della pigmentazione (effetto "pezzato" o "arlecchino") determinata dal gene "merle". Il gene (a dominanza incompleta) allo stato omozigote comporta carenze visive e uditive anche serie ragion per cui non è possibile avere una popolazione omogena dal punto di vista delle caratteristiche di colore del manto. Il tipo più comune è il blu merle (nero e grigio) ma ci sono anche quelli più complessi, con aree tipicamente depigmentate o pigmentate in rosso sul collo e sulle estremità degli arti. Questi caratteri del mantello e della pigmentazione dell'iride non devono trarre in inganno, sono presenti in tante razze di cani pastori, non ultimo lo stesso border collie. Non è un carattere (mantello) che definisce una razza anche se nella storia della zootecnia molto spesso si è creduto il contrario.

 
Un cane pastore dell'area bresciana, veronese, trentina, massese con manto merle, un tipo che non dovrebbe andrebbe disperso perché di grande rilevanza storico-culturale ma che dovrebbe essere considerato quale unica entità etnica



Cane pastore dell'Alvernia

Con gli anni i border collie (e derivati) utilizzati dai nostri pastori e malghesi aumentarono considerevolmente e, a Crocedomini, si decise di escluderli (nel "campionato" attuale di Cusio sono ammessi).
Va anche ricordato come, mentre si evolveva la composizione etnica dei cani, cambiavano anche i sistemi di gestione del pascolo. La diffusione dei "pastori elettrici" (i recinti elettrificati), ha reso meno frequante l'uso dei cani dal momento che le mandrie bovine tendono a sostare a lungo all'interno dei recinti senza necessità dei frequanti spostamenti di un tempo. Il lavoro del cane è spesso limitato a guidare il trasferimento verso le postazioni di mungitura che, se gli apparati di mungitura mobile fossero spostati di frequente (come da buone norme) dovrebbero risultare piuttosto brevi. In compenso i cani devono prodigarsi a regolare l'attesa e l'entrata in mungitura. Un lavoro abbastanza diverso per alcuni aspetti dal passato. Va poi ricordato come su molti alpeggi, anche in connessione con le derive speculative favorite dai meccanismi burocratici europei, gli animali da latte - che richiedono l'assiduo lavoro dei cani - siano stati frequantemente rimpiazzati da animali da carne, o comunque "asciutti" che trascorrono lunghi periodi con sorveglianza e spostamenti saltuari. Continuano ad utilizzare i cani allo stesso modo del passato i pastori tranbsumanti.

La "gemmazione" di nuove gare e l'interruzione drammatica della serie di eventi al Crocedomini

Avogadri, dal 2004, a seguito dei diverbi con gli organizzatori locali dell'evento del Crocedomini (il suo carattere appassionato e la sua grande lo portavano ad essere anche poco conciliante), seguì la manifestazione ai Piani dell'Avaro in Valbrembana (organizzata dall'associazione Vivere la montagna). Dal 2010 fu l'organizzatore e il presentatore di un nuovo evento alla Costa del Pallio (la dorsale pascoliva tra Morterone - località taleggina geograficamente, ma valsassinese politicamente e la valle Imagna). Sino al 2014. 
Dal 2015 la gara alla Costa del pallio è organizzata dall' azienda agricola Adriano Invernizzi che gestisce l'alpeggio e l'agriturismo alpe Valmana. Avogadri, che già da diversi anni era stato colpito da una grave malattia, è mancato nel luglio 2016.
Nel frattempo a Crocedomini il 18 luglio 2014 avviene un fatto molto triste e grave: due malghesi di professione, residenti proprio a Breno, padre e figlio di 80 e 49 anni, uccidono brutalmente  a pietrate e bastonate un loro cane a breve distanza dal passo. Vengono visti e fotografati da un turista. Il loro gesto, poi giustificato dal timore che il cane potesse attaccare, è stato condannato dai pastori e dai malghesi che sanno che se un cane si mette a ringhiare contro il padrone è perché ha subito maltrattamenti. I malghesi sono stati assolti nel 2016. Il giudice ha respinto le richieste del pm aveva chiesto per entrambi una condanna a un anno e undici mesi accogliendo le tesi degli imputati.
Gli animalisti hanno approfittato della vicenda per condannare i pastori in blocco. Sono state organizzate manifestazioni e cortei al passo e a Breno. Così la manifestazione storica del Crocedomini è stata annullata e non più riattivata anche perché nel primo anniversario del fattacciosi è svolta una manifestazione animalist
a. La gara del Crocedeomini resta colpita dalla maledizione.



La manifestazione di Cusio, dopo l'interruzione di quella del Crocedomini, ha attratto un nutrito numero di camuni che si sono presentati anche quest'anno.  Qualcuno di loro, però, i più agguerriti era venuto anche in precedenza in Valbrembana per gareggiare in trasferta.   I partecipanti anche a Cusio eran saliti a oltre 100 e il numero si è mantenuto elevato negli ultimi anni (sotto le fasi dell'iscrizione di quest'anno).



Come si svolge la gara di Cusio

Il grosso dei partecipanti è bergamasco ma vi sono non pochi valtellinesi, comaschi, valsassinesi, varesotti e persino piemontesi.
Il numeroso gruppo di cani è diviso in due categorie: masci e femmine (precedentemente erano divisi tra adulti e allievi). I partecipanti con cani maschi  gareggiano per primi. Sono presenti  tre giudici con la mansione, oltre di valutare la prova del cane, di indicare al padrone il compito che deve svolgere l’animale all’interno del ring, nel quale è presente la mandria di vacche da latte (appartenenete ad uno dei diversi alpeggi dei Piani). La distanza tra cane e padrone arriva a 150 m.



Ai bordi del ring il pubblico assiste con attenzione al ripetersi delle prove. La maggior parte dei concorrenti viene eliminata quasi subito. Alcuni, evidentemente un po' frastornati dalla presenza, per loro insolita, di tanti conspecifici e di umani, non riescono neppure a partire e a volte hanno qualche "discussione" con il padrone. Parecchi, una volta partiti, si fermano si voltano più volte, incerti sul da fare e sugli ordini ricevuti, per ricevere una conferma dal padrone su cosa fare. Il malghese/pastore urla i suoi comandi (a volte in modo eccessivo anche se non si pretende una manifestazione compassata stile british) ma il cane pare spesso non comprenderli. Pochissimi riescono  a concludere la manovra richiesta, ovvero portarsi dietro la mandria e a mettersi in condizione di muoverla verso il basso. I cani migliori hanno indubbiamente doti di affiatamento con il padrone a sicura prova e la capacità di non lasciarsi distrarre.



Per fortuna (per le vacche) esse non si accorgono neppure della prova della maggior parte dei cani. Qualche cane infastidisce qualche bovina ma la manovra di spostamento, che potrebbe - se ripetuta parecchie volte - stressare la mandria viene solo accennata da pochi "campioni"e interrotta in tempo dal direttore di gara che ordina al conduttore del cane di fermarlo. Il cane a questo punto rientra di corsa verso il padrone e riscuote gli applausi del pubblico.  Tutto questo non è molto spettacolare perché, come detto, la maggior parte dei cani non riesce neppure a impostare la manovra, mentre i pochi in grado di eseguirla sono fermati (giustamente). Forse si potrebbero far gareggiare con la mandria meno cani e far svolgere una prova su un piccolo gregge ai cani dei pastori (una buona fetta dei partecipanti).



Per i molti concorrenti (i padroni) è evidente che l'importante è esserci, partecipare, farsi vedere. Un fatto che garantisce all'evento un carattere spontaneo, di festa ma che appare anche un limite. D'accordo che i cani delle gare più spettacolari sono dei "professionisti", con il rischio che la bravura in gara non equivalga a una reale superiorità nel lavoro sul campo, però è evidente che qui a Cusio molti vengono con animali che non hanno alle spalle esperienze di lavoro assiduo. Parecchi non sono abituati al lavoro sulle vacche perché sono cani di pastori. Un cane bravissimo è probabilmente in grado di lavorare bene sia con le vacche che con le pecore  (probabilmente non con la stessa efficacia) ma qui è forse difficile. Quanto ai pastori (e malghesi) ci sono quelli che fanno quasi ogni giorno coppia con il cane e che probabilmente lo sottopongono anche ad allenamenti, ma ci sono anche quelli  che ci tengono a farsi vedere qui alla gara ma che di solito lasciano i loro aiutanti stranieri con il gregge e i cani. Così l'impressione è che molti partecipanti siano un po' dilettanti allo sbaraglio. Niente di male se non che l'eccessivo numero di cani in lizza, con molti  che non abbozzano la performance, rende in alcune fasi un po' tedioso seguire l'evento.


Spettatori e concorrenti sono comunque immersi in un'atmosfera calda e festosa che compensa ampiamente i limiti, sul piano del contenuto tecnico e spettacolare, dell'evento. In ogni caso è vissuto e partecipato. Colpisce in particolare la presenza prevalente dei giovani e persino di giovanissimi, quasi dei bambini. Una presenza che rende palpabile il senso di un'attività che non è sostenuta solo dai risultati economici (e men che meno dai contributi nonostante quello che si pensa), ma in modo decisivo dalla passione.  Da qualche tempo a questa parte - grazie anche a questi eventi - è sostenuto anche da un senso di appartenenza e di orgoglio che si era smarrito da una o due generazioni. Il disporre di un cane da lavoro, saperlo far lavorare è un elemento di definizione dello status di "vero pastore/malghese", uno status ambito dai giovani.



La celebrazione dell'unità e dell'identità del gruppo

Malghesi e pastori, che non hanno molte occasioni per incontrarsi e celebrare l'appartenenza al gruppo, provano in un'occasione come questa la sensazione (in qualcuno anche la consapevolezza) di essere compartecipi, nonostante tutti i cambiamenti, di esperienze, interessi, valori comuni.
Qui, in questo cuore geografico (ma non solo) della montagna alpina lombarda, si incontrano pastori e malghesi di tante valli che, per un breve spazio di una giornata, sperimentano  un'unità che fa da contrappunto alla loro condizione di gruppo minoritario (spesso vilipeso dalla demagogia animalista). 
Non solo, ma il pubblico che è qui per assistere alla gara, per partecipare alla festa,  fa sentire ai malghesi e ai pastori che non c'è solo quella parte di società "delle città" che è loro ostile e che, ben che vada, ignora il senso della loro attività, il suo valore ecologico, culturale.

Questa festa di uomini e di cani ha anche un'altro importante significato: nel mentre il cane da conduzione, agile, intelligente rischia di restare disoccupato (per la riduzione del bestiame da latte alpeggiato, per il cambiamento delle tecniche di pascolo) e quindi di ridursi di numero, aumentano, anche in Lombardia - in parallelo con le predazioni da parte del lupo - i cani da difesa, i mastini. Celebrare il cane da conduzione, il cane pastore (l'altro non è un pastore è un guardiano) significa affermare la volontà di conservare una montagna non militarizzata dietro recinzioni elettrificate e presidiata da mute di cani aggressivi (con il pretesto di un "ritorno alla natura").






 

 

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